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Eroica Fenice

La PESCO, per la cooperazione UE nella difesa

La PESCO, per la cooperazione UE nella difesa

I critici dell’Unione Europea vivono probabilmente l’ultimo quinquennio come se esso fosse una vera e propria età aurea, un periodo più che mai propizio in cui attaccare il bersaglio comunitario risulta facile e riscattatore di consensi tra cittadini europei e non. E’ innegabile che l’attuale situazione dell’Unione non sia delle migliori: all’indomani delle celebrazione dei settant’anni dai Trattati di Roma l’Unione ha mostrato una capacità decisionale carente e priva di spunti politici che possano sottendere l’obiettivo primario dell’integrazione europea. Alla capacità decisionale si aggiunge anche la carenza nella operatività dell’Unione, che in numerosi forum internazionali tende a essere ritenuta un attore globale non più primario come in passato. Ciò è dovuto anche alla credenza, in parte reale in parte opinabile, che in numerosi tendono a considerare l’Unione come un continente pervaso da movimenti populisti che possano confluire da un momento all’altro nell’abbandono del progetto comunitario da parte degli Stati membri

L’Unione, a parere di molto accademici, attraversa un momento di “paralisi” sia a livello delle istituzioni comunitarie, con Parlamento, Consiglio e Commissione spesso in disaccordo tra loro su numerose tematiche cruciali; sia all’interno dei cittadini europei che vedono nell’Europa e nell’Unione stessa non più quello strumento unificatore per il quale essa era nata. I dati dell’Eurobarometro riguardanti la fiducia dei cittadini europei nei confronti dell’UE risulta essere notevolmente calata, specie in seguito alla Brexit e alla fragilità del tessuto comunitario. Ma in un quadro così delineato, che pare essere unicamente a tinte fosche, si delinea una possibilità di rilancio dell’Unione sia sotto il profilo istituzionale che sotto quello di senso di appartenenza dei cittadini all’Unione.

Il rilancio in cui molti europeisti sperano è la possibilità di mettere in atto quelle che nel gergo giuridico vengono definite “cooperazioni rafforzate”. Le cooperazioni rafforzate permettono a un ristretto gruppo di Stati di approfondire determinate competenze proprie degli Stati membri su un piano comunitario, senza per forza dover includere tutti gli Stati dell’Unione. In questo modo, anche un ristretto numero di Stati desiderosi di mettere in atto una cooperazione in un settore specifico (ambiente, welfare, giustizia, sicurezza) potrà avviare con altri Stati una cooperazione che renda questi capaci di prendere decisioni più concrete ed efficaci che di conseguenza andranno a coinvolgere solo gli Stati facenti parte della cooperazione in questione. 

PESCO, la cooperazione nel settore della difesa

Un settore specifico delle cooperazioni rafforzate è quello della difesa. Nei recenti anni, gli attacchi terroristici e un panorama geopolitico globale mutato hanno accresciuto il bisogno di protezione dei cittadini europei di una difesa del continente più efficace e cooperativa. Su questi termini è venuto quindi a discutersi, nel recente Consiglio di fine giugno, della necessità di istituire delle cooperazioni rafforzate nel settore della difesa.

In questo settore, si suole parlare di una cooperazione specifica che prende il nome di PESCO, acronimo inglese di Permanent Structured Cooperation. Questo sta ad indicare quindi una cooperazione rafforzata che riguardi esclusivamente il settore della difesa e della sicurezza comune.

La PESCO, già presente all’interno dei Trattati Europei, permetterà a un gruppo ristretto di Stati di avviare una cooperazione militare sia sul on the ground sia in termini di operazioni che in termini di scambio di informazioni che accresca l’operatività dell’Unione (anche se ovviamente riguardante solo gli Stati aderenti) nel settore della sicurezza e della difesa comune. La cooperazione strutturata permanente resta un sogno mai sopito degli europeisti convinti, che sin dal lontano 1954 desideravano istituire la CED, Comunità Europea di Difesa, progetto immediatamente fallito e ripreso negli anni sempre con scarsi risultati.

Stavolta, a seguito delle dichiarazioni del recente Consiglio dei leader europei, la Cooperazione Strutturata sembra a un passo dalla sua effettiva nascita. Essa permetterebbe all’Unione di rispondere efficacemente sia in operazioni esterne all’UE in cui spesso l’Unione è intervenuta creando svariati dissensi tra alcuni Stati membri non aderenti ad operazioni specifiche (come nel caso del Kosovo) sia potrebbe fungere da risposta concreta ad una NATO nella quale Trump propende per una maggiore responsabilità degli Stati membri di quest’ultima. La PESCO potrebbe quindi determinare la volontà di alcuni Stati di non sottomettersi alla volontà decisionale americana in ambito NATO ma rilanciare una cooperazione nel settore della difesa e della sicurezza che porti chiaramente il marchio europeo.

Sarebbe una risposta determinante quindi, sia alla logica onnipotente della NATO sia alla potenzialità stessa dell’Unione. Da un lato, essa garantirebbe autonomia decisionale ed operatività esclusivamente di un gruppo di Stati UE. Dall’altro essa risulterebbe essere la dimostrazione concreta di un effettivo rilancio dell’Unione. La seconda ipotesi, pur se del tutto priva di una base empirica che ne accerti il suo successo, si basa sull’evidenza logica che l’Unione attuale necessità di un cambiamento, e se l’UE si può migliorare attraverso una accresciuta capacità decisionale di alcuni paesi desiderosi di approfondire le proprie competenze, come in questo caso nel settore della difesa, allora vale davvero la pena tentare. Ne vale della sopravvivenza stessa dell’Unione.

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