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Eroica Fenice

Poletti: il Ministro del Lavoro che bada alla scuola

È del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti l’idea, per ora solo “lanciata”, di ridurre la vacanze estive degli studenti in favore di esperienze di formazione lavorativa, situazione che porterebbe anche a tenere aperte le scuole nei mesi di giugno e forse luglio.
Secondo il nostro Ministro, difatti, lo studente italiano ha sin troppo tempo a disposizione per grattarsi la pancia, meglio che tiri su le maniche e che inizi ad “assaggiare” il mondo vero, quello che lo attende dopo il sudato diploma: il mondo del lavoro.
Il Governo, nella persona di Stefania Giannini, si è detto concorde con il pensiero di Poletti, specificando che la questione da lui sollevata è stata oggetto di analisi nel Ddl sulla scuola.

L’idea formulata da Poletti non è affatto malvagia, l’unico problema che la rende debole e a tratti addirittura comica è che in Italia il lavoro non c’è, non c’è per i disoccupati con a carico famiglie e non c’è per i diplomati in cerca del primo vero impiego. E dinanzi a una realtà simile è impossibile non domandarsi quale senso abbia investire energie e attenzioni nel consentire a dei giovanissimi ragazzi di fare esperienze lavorative per uno o due mesi anziché sfruttare ogni tipo di risorsa economica e intellettuale al fine di creare occasioni reali e remunerative per la grossa massa di disoccupati che schiaccia l’economia italiana.

Ma andiamo oltre e cerchiamo di ipotizzare a quale tipo di mansioni potrebbero essere destinati gli studenti per cui Poletti auspica la formazione lavorativa. Nulla che richieda un grado di qualifiche o specializzazioni, certamente. Resterebbero i cosiddetti lavori manuali o di facchinaggio intellettuale: garzone di un esercizio, aiuto-qualcosa, supporto al segretario, bagnino e qualsiasi altra mansione particolarmente richiesta nel periodo estivo. Tutte posizioni lavorative che in genere fruttano uno stipendio, seppur modesto, ai disoccupati maggiorenni con a carico delle spese, che si vedrebbero dunque “rubare” l’occupazione da masse di adolescenti senza interesse e senza necessità di guadagnarsi da vivere; un problema che Poletti non sembra aver preso in considerazione.

Poletti motiva la propria idea affermando che per i giovani è utile fare esperienza nel mondo del lavoro prima di abbandonare il percorso scolastico e che tali esperienze possono anche rivelarsi illuminanti nella scelta del percorso universitario. Motivazioni ammirevoli, se non fosse per quell’unico problema già citato, vale a dire l’assenza di lavoro dopo il diploma.
È il Codacons, nella persona di Carlo Rienzi, a porre la questione in termini molto diretti: «Ci chiediamo se Poletti sia a conoscenza dei dati sulla disoccupazione giovanile, che in Italia ha raggiunto il 41,2% […] Più che spingere gli studenti a lavorare d’estate, il Ministro dovrebbe spingere le aziende ad assumere giovani e creare occupazione, attraverso provvedimenti specifici».

Sulla scia del Codacons, è lecito chiedersi come possa il Ministro del Lavoro Poletti dedicare le proprie energie a un problema in questo momento storico relativamente poco importante come la vacanza estiva dello studente. Sembra quasi che il Ministro ignori l’esistenza dei seri problemi di disoccupazione in Italia, i quali rendono impossibile all’italiano il soffermarsi sul lavoretto formativo per l’adolescente in vacanza, proprio perché quello stesso italiano, magari, non ha un lavoro.

La Cgil, che si professa aperta al dialogo, lancia un ulteriore problema, vale a dire il possibile sfruttamento degli studenti da parte delle aziende. Secondo la Cgil, difatti, il pericolo che questo lavoro prestato non venga retribuito affatto non è da sottovalutare.

Che resti una proposta o venga attuata, c’è da auspicarsi che il Ministero del Lavoro sposti l’attenzione su realtà più dure quali sono la disoccupazione giovanile e non, l’assenza di prospettive e un precariato che scoraggia il più ottimista degli italiani.

-Poletti: il Ministro del Lavoro che bada alla scuola-