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Eroica Fenice

POST-TRUTH è eletta parola dell’anno

Dopo la scorsa elezione a “non parola” dell’anno 2015 di un’emoji (per la precisone, l’emoticon che ride), nel 2016 l’Oxford English Dictionary sceglie la parola post-truth. Quale scelta più appropriata e simbolica? In essa vediamo riflessi i risultati delle recenti vittorie elettorali della Brexit e di Donald Trump, nonché la contraddizione che domina la nostra realtà.

Che cos’è la post-truth?

La parola è stata usata per la prima volta nel 1992 dal commediografo serbo-americano Steve Tesich, che non gli aveva però attribuito il significato attuale. Un’approssimativa traduzione italiana potrebbe essere verità post fattuale o post-verità. Il prefisso non si riferisce a una successione cronologica bensì a un superamento della veritàLa post-truth è l’irrilevanza della verità in “circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel formare l’opinione pubblica del ricorso alle emozioni e alle credenze personali”. Per esempio, l’ultimo referendum in Inghilterra riguardante la Brexit è stato influenzato da informazioni false diffuse in rete, secondo le quali il paese pagava all’Unione Europea 350 sterline settimanali. Gli elettori non hanno verificato la veridicità dei fatti, anzi li hanno accettati come veri. E quando le notizie sono state smentite l’opinione pubblica è rimasta testarda.

Notizie false e post-verità: psicologia della menzogna

Perché accettiamo le false notizie anche dopo che sono state confutate? Alcune caratteristiche del cervello umano lo rendono incline ad accogliere le bugie e diffonderle. Involontariamente il nostro cervello ci spinge ad ignorare quei fatti che lo costringerebbero a lavorare di più. E così accogliamo le prove a favore dell’idea acquisita e rifiutiamo quelle che la smentiscono. Nulla di nuovo: quando ci troviamo di fronte alla più spietata verità, ci basta chiudere gli occhi. 

Ma non è tutto… Secondo alcuni studi le prove contro l’idea già assorbita non fanno altro che rafforzarla! La causa può essere cercata nel periodo storico in cui viviamo. Il principio di autorità è stato ribaltato. Se una notizia smentita non fa altro che essere rafforzata il motivo è da cercare nella perdita di fiducia nelle istituzioni. Quale esempio migliore del web dove ogni giorno circolano bufale che attirano l’attenzione dei lettori e sono condivise in maniera virale? Senza contare il fatto che si preferisce dare ai lettori ciò che vogliono sapere anziché la verità.

È chiaro che non è mai esistito un contesto politico senza manipolazioni e bugie. Secondo il filosofo Friedrich Nietzsche la verità non esiste; è solo uno strumento del potere. Ma la semplice scelta di “post-truth” come parola dell’anno la dice lunga. Può la verità essere un optional?