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Eroica Fenice

La primavera araba alle soglie di un autunno islamico

Le attese e le speranze con cui tutti i paesi occidentali hanno guardato alle rivolte scoppiate tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 nell’Africa del nord indussero allora tutti i media a parlare per questo fenomeno di “primavera araba, intendendo designare con tale espressione, non priva di carica emotiva e di un acritico giudizio di valore, le ribellioni della popolazione civile della Libia, della Tunisia, dell’Egitto e della Siria nei confronti di regimi dittatoriali che si sono macchiati delle più turpi violenze e dei più efferati soprusi. 

Eppure, se si escludono i casi isolati della Tunisia e dell’Egitto, dove non senza enormi difficoltà e contrasti si è giunti ad una pacificazione alquanto stabile, in tutte le altre realtà dove si sono verificate insurrezioni e scontri armati permane una condizione di incertezza e di conflitti civili. La Libia, infatti, è ancora oggi teatro di violenti scontri tra le diverse compagini tribali che prima della caduta del dittatore Gheddafi coesistevano pacificamente, mentre in Siria imperversa lo scontro tra truppe governative fedeli al presidente Assad ed esercito ribelle. La gravità della guerra siriana ha fatto addirittura paventare un intervento statunitense a difesa dei ribelli.

A peggiorare la già delicata situazione venutasi a creare dopo i moti della “primavera araba” ha contribuito la recente e repentina nascita in un’ampia zona dell’Iraq e della Siria dell’ISIS, che è riuscito ad unire in azioni di inaudita violenza e ferocia tutte le più pericolose frange dell’estremismo di matrice islamica, lanciando un pericoloso guanto di sfida all’Occidente e provocando la conseguente reazione armata degli Stati Uniti e degli alleati occidentali e non.  

Accantonando la facile e ormai trita retorica dello scontro di civiltà o delle pur vere responsabilità dell’Occidente nella destabilizzazione di questi territori attraverso lo sfruttamento delle risorse e il tentativo rivelatosi presto illusorio di esportare la democrazia in regioni che mai ne hanno fatto esperienza, quello su cui, a mio avviso, sarebbe opportuno focalizzare l’attenzione è la corretta interpretazione dell’Islam che la società civile di tutto il mondo dovrebbe promuovere e far affermare. Parlare di scontro di civiltà significa infatti irretirsi su posizioni che per alcuni aspetti somigliano allo stesso estremismo che si intende combattere e contraddire il principio di rispetto e tolleranza nei riguardi di ogni credo religioso e politico che dai tempi dell’Illuminismo l’Occidente va affermando.

Tutti i paesi occidentali, così come quelli a maggioranza islamica, devono assumersi la responsabilità morale di contrapporre ad una distorta e mendace visione dell’Islam, di cui oggi si parla spesso e che purtroppo appare predominante, una corretta visione. Fare in modo che si affermi e prevalga la vera e pacifica interpretazione del credo islamico rappresenta la più efficace arma per combattere l’estremismo e salvaguardare i valori della nostra società, e tale compito spetta più di tutti proprio a coloro che professano l’Islam, affinché la primavera cominciata nel 2011 non ceda il passo ad un rovinoso autunno.

– La primavera araba e l’autunno islamico –