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Eroica Fenice

Lord Ivar: primo coming out a casa Windsor

Il coming out di Lord Ivar: un percorso sofferto, un viaggio interiore

Mettere dei paletti alla propria natura ha sempre il sapore dell’aborto, della repressione e della sofferenza, e non importa chi tu sia. Non importa come ti chiami, quale professione tu svolga o quanti anni tu abbia.  Non importa di che colore sia il sangue che ti scorre nelle vene, nemmeno se quello che fluisce dentro di te è sangue blu.

Che poi è sempre il medesimo sangue, che si rimescola, gorgoglia e sussulta, che s’incendia e divampa nei polsi e che non si rassegna ad uno stato di appiattimento quotidiano. Non si rassegna ai convenevoli, alla mediocrità di una condizione estranea, alle cerimonie e ai soffocamenti inflitti ogni giorno con cura minuziosa da cesellatore, perché troverà sempre il modo di rompere gli argini e di metterti di fronte a te stesso, nella tua nuda fibra. Nemmeno se quei convenevoli hanno la forma degli stucchi di Buckingham Palace o se tua cugina è la Regina di Inghilterra, nemmeno se hai ben 53 anni e hai trascorso la tua vita accanto a tua moglie e ai tuoi figli, nel tuo confortevole palazzo. Un percorso sofferto, quello di Lord Ivar Mountbatten, che infrange uno dei tabù secolari della corona inglese: l’omosessualità. È stata un’intervista al Daily Mail a denudare Lord Mountbatten, figlio cadetto di David Michael Mountbatten, terzo marchese di Milford Haven nonché discendente della regina Vittoria. L’espressione “coming out”, come spiega Lord Ivar, sembra ricalcare il percorso tortuoso di un fiume , costellato da sassi appuntiti e sterpaglie, da vegetazione ostile che sapeva di condizionamenti sociali, rifiuto di accettarsi e sofferenza. “Coming out”: uscire fuori, uscire dal seminato e rompere gli argini, arrivare alla fine del viaggio senza meta per poi trovare te stesso.

Lord Ivar dice di “essere arrivato in un posto nel quale è felice di stare”, dopo estenuanti lotte con la propria sessualità e dopo tanti anni di matrimonio al fianco di Penelope Thompson e tre figlie. Determinante è stata la pazienza e la complicità di sua moglie, che sapeva tutto ancor prima di sposare Lord Ivar: l’uomo le aveva confidato di essere bisessuale. Al Daily Mail parla del suo matrimonio con Penny utilizzando toni sfumati, quasi evanescenti, per indicare un lungo periodo ormai inghiottito dalle spire dal passato, in apparenza tranquillo ma tormentato dal magma della lotta interiore. Penny non si sentiva amata a sufficienza, avrebbe voluto di più da un marito, ma nonostante i momenti di tiepida felicità, non riusciva a farsi bastare le attenzioni di quell’uomo che non le è mai appartenuto davvero. Aveva accettato di sposarlo, perché a volte si pensa di riuscire a cambiare una persona, di plasmarla a proprio piacimento, ma Penny non è mai riuscita a fare di Lord Ivar il marito perfetto che la corona inglese si aspettava.

Lord Ivar e James Coyle: un finale alternativo

Il loro “C’era una volta”, tipico delle fiabe, dei castelli e delle principesse, non ha sancito un lieto fine per il loro matrimonio, ma un inizio e una rinascita per Lord Ivar, che ha raccolto il coraggio a piene mani e ha scelto di accettarsi e di spazzare così anni e anni di repressione, trovando, alla fine, anche l’appoggio di sua moglie, che gli ha fatto dono del più grande gesto d’amore: lasciarlo andare e guardare il suo viaggio da lontano.

Ora Lord Ivar Mountbatten è felice accanto al compagno James Coyle, a dimostrare che, per la prima volta a Buckingham Palace, è possibile scrivere storie con un finale diverso, girare pagina, strapparla e ricominciare, mescolare i colori e scegliere quello che più s’intona alla tonalità del proprio essere.

E vissero per sempre felici e contenti”.