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Eroica Fenice

La Germania porta a processo il comico che ha insultato Erdoğan

Che il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan non avesse un gran senso dell’umorismo e non vedesse di buon occhio chiunque facesse dell’ironia sulla sua figura, lo si era già capito nel 2003, quando, appena entrato in carica come primo ministro, portò a processo il vignettista Sefer Selvi, colpevole di averlo rappresentato come un cavallo con in sella un suo consulente che lo manteneva per le redini. Da allora, l’attuale presidente della repubblica turco ha aperto oltre 2000 casi contro giornalisti, artisti o comuni cittadini accusati di aver leso la sua figura. Ciò che però non ci si poteva aspettare, è che dopo aver cancellato pressoché ogni traccia di libertà di stampa e parola nel proprio paese, i suoi tentacoli arrivassero fin nel cuore dell’Europa. È di poche settimane fa, infatti, la notizia che il parlamento tedesco abbia accolto la sua richiesta di aprire un processo contro un comico che lo avrebbe insultato durante uno spettacolo.

Da “Erdowie Erdowo Erdoğan” fino al processo contro il comico

In Germania, tutto è iniziato con la trasmissione, sull’emittente televisiva ZDF, di una canzone intitolata “Erdowie Erdowo Erdoğan”, che in modo ironico criticava le tendenze dittatoriali del premier turco e le sue politiche repressive verso la minoranza curda. Il video, che si conclude con l’immagine di una rovinosa caduta di Erdoğan da un cavallo, ha mandato in bestia il presidente: l’ambasciatore tedesco ad Ankara è stato convocato per chiedere l’immediata rimozione del video, ma la richiesta è stata respinta. Venuto a sapere della notizia, l’attore comico Jan Böhemermann, ha rincarato la dose e durante un suo spettacolo ha pesantemente schernito il presidente turco, facendo dei ben poco velati riferimenti a episodi di zoofilia, cosa che a Erdoğan – particolarmente avverso a ogni accostamento della sua figura a quella di animali – deve aver dato particolarmente fastidio. Così è arrivata la richiesta alla Germania di portare a processo l’attore. L’articolo 103 del codice penale tedesco, risalente al 1871 e ormai praticamente dimenticato, stabilisce infatti pene severe per chiunque offenda un capo di stato o un’importante carica pubblica di un paese straniero. Affinché il processo venga avviato c’è però bisogno innanzitutto della richiesta ufficiale da parte del capo di stato offeso e, in secondo luogo, del lasciapassare del governo tedesco. Se la richiesta da parte di Erdoğan non era poi così imprevedibile, più sorprendente è stato il fatto che la Germania, nel giro di pochi giorni, abbia assecondato le sue richieste portando in tribunale Böhemermann, il quale ora rischia fino a cinque anni di carcere.

Prima gli affari, poi la libertà di parola

Il governo tedesco ha probabilmente ceduto alle pressioni turche per non rovinare i rapporti diplomatici con il paese. La Turchia è infatti uno dei più importanti partner commerciali di Berlino e inoltre, fatto forse ancora più rilevante, è ancora in via di negoziazione un accordo con Ankara che permetterebbe – secondo le aspettative europee – di sigillare i confini orientali del continente e bloccare così l’arrivo di migranti, oltre che deportarne qualche migliaio in Turchia. Ma siamo davvero disposti, pur di non accogliere chi scappa da guerre e povertà, a cedere ai ricatti di un presidente ormai pronto a tutto per schiacciare ogni forma di opposizione e, per suo volere, a ridurre la libertà di espressione anche all’interno della stessa Europa? Selvi, che nel 2003 per la sua vignetta venne soltanto multato, racconta in un’intervista che nemmeno dopo il colpo di stato del 1980 i giornalisti e i vignettisti sentivano addosso tanta pressione come oggi: se allora temevano per la propria libertà, ora hanno paura per la propria incolumità, essendo spesso bersaglio di minacce e intimidazioni. Anche un semplice commento sgradito pubblicato su facebook o twitter può essere punito con il carcere.

Qualche notizia positiva

Non tutti i mali però vengono per nuocere. La triste vicenda pare infatti avere avuto dei risvolti positivi e, in alcuni casi, molto divertenti. Sull’onda dell’indignazione suscitata in Germania dalla decisione del governo, la cancelliera Angela Merkel ha promesso che l’articolo 103 del codice penale verrà eliminato entro il 2018. Lo stesso ha fatto l’Olanda – che possiede una legge di “lesa-maestà” simile a quella tedesca – dopo che una circolare del consolato turco di Rotterdam invitava i propri cittadini a denunciare i connazionali che avessero insultato Erdoğan.

La rivista britannica The Spectator, invece, ha lanciato un contest di poesie offensive verso Erdoğan. Iniziato come un semplice gioco in difesa della libertà di espressione, l’iniziativa si è trasformata in qualcosa di più serio, dal momento che un generoso lettore della rivista ha offerto una ricompensa di circa 1500 dollari per chi invierà la poesia umoristica più rude e provocatoria. Se volete provare ad aggiudicarvi il montepremi, avete tempo fino al 23 giugno per pensare i peggiori insulti contro chi, in pochi anni, ha fatto precipitare la Turchia al centocinquantunesimo posto della classifica annuale di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa, e vorrebbe tappare la bocca a comici e critici anche al di fuori dei confini del proprio paese.

Denis Schirru

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