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Eroica Fenice

Procida e la processione del Venerdì Santo

Non importa se voi siate ferventi cattolici, agnostici o atei: la processione del Venerdì Santo di Procida costituisce un evento di grandissima suggestione unico nel suo genere. Al di là della forte valenza sacrale, rappresenta per i procidani un simbolo d’identità, tradizione e senso di collettività.

Dopo la veglia della statua del Cristo morto che inizia alle 5,00 di mattina, parte alle 7,30 dalla Terra Murata il corteo che attraversa il centro storico dell’isola e che vede sfilare i “confratelli turchini”, vestiti con un abito e un cappuccio bianco e il “mozzetto”, una mantellina, di colore azzurro, i quali portano i cosiddetti Misteri. Si tratta dei carri allegorici fatti prevalentemente in cartapesta, legno e stoffa, di dimensioni differenti e  rappresentanti episodi tratti dal Nuovo e Vecchio Testamento ai quali i procidani lavorano durante l’inverno nei cortili delle case e che vengono “svelati” solo alcune ore prima della processione.

Ad aprire la processione è il suono lugubre della tromba e di tre colpi di tamburo che ricorda il suono che  accompagnava i condannati a morte nell’epoca romana e che serve a scandire il passo di chi trasporta i Misteri nel corteo. Tra i cinquanta Misteri che hanno sfilato quest’anno, oltre agli episodi tradizionali come l’Arca di Noè e l’Ultima Cena si è  fatto notare un carro singolare rappresentante Gesù con tuta arancione prigioniero in una gabbia come chiaro riferimento al pilota giordano arso vivo dall’Isis un paio di mesi fa.

Dopo il corteo dei carri  la processione prosegue con la sfilata dei turchini che portano le catene che rappresentano la cattura di Cristo, poi la statua della Crocifissione e l’antica statua dell’ Addolorata che viene accompagnata da bambine che portano fiori e bambini di età inferirore a due anni in braccio dai loro padri. Tutta la popolazione partecipa alla processione e  i bambini piccoli, “gli angioletti” con abiti neri in segno di lutto finemente ricamati e un copricapo con un lungo pennacchio di derivazione spagnola, rappresentano uno degli momenti più caratteristici ed emozionanti della processione. Il corteo  funebre si chiude in maniera impressionante con la statua del Cristo morto, un’opera di Carmine Lantricene (1728), seguita dal pallio, un baldacchino funebre sorretto dai rappresentanti della Marina Militare Procidana. Il tutto si conclude con l’accompagnamento musicale della banda dell’isola.

La processione del venerdì Santo dura circa tre ore e termina al porto di Marina Grande; una volta finito il corteo, le statue del Cristo Morto e dell’Addolorata vengono ricondotte nell’Abbazia di San Michele Arcangelo dove, nel primo pomeriggio, viene celebrata la famosa funzione religiosa dell’Agonia. In serata una fiaccolata riaccompagna poi le statue nella loro chiesa di appartenenza, quella di S. Tommaso.

La processione, che ha tradizione antichissime e pare abbia avuto inizio nel 1627 ad opera della Confraternita dei Turchini, vede la partecipazione attiva di circa 2000 figuranti ma sono in realtà tutti i procidani che si mobilitano per attendere questo evento.  La processione del Venerdì Santo si configura così non esclusivamente come un corteo ma come una manifestazione corale di tutta la comunità procidana fiera delle proprie radici e della propria tradizione che viene tramandata di padre in figlio.

Viola Castaldo

– Procida e la processione del Venerdì Santo –

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