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Eroica Fenice

Olimpiadi 2016: “pulizia” di Rio

Agli inizi del mese di Ottobre, il Comitato per i Diritti dei Bambini delle Nazioni Unite ha pubblicato una relazione sulla situazione della gioventù in Brasile, definendo allarmanti le condizioni dei minori nel Paese che dal 5 al 21 agosto 2016 ospiterà i Giochi della XXXI Olimpiade. Secondo il rapporto, l’aumento delle esecuzioni sommarie e delle detenzioni è relazionato proprio ai mega-eventi sportivi ed al tentativo di “ripulire” Rio de Janeiro in vista di questi ultimi.

L’attacco dell’ONU alle forze di polizia di Rio in vista delle Olimpiadi 

Si tratta di un’accusa pesantissima quella che arriva dal Comitato dell’ONU per i diritti dell’infanzia (Crc); un’accusa che fa rabbrividire e che alimenta i dubbi e le polemiche verso la chiacchieratissima e temutissima polizia brasiliana: il Comitato sottolinea, infatti, che il Paese ha già uno dei maggiori indici di omicidi dei giovani nel mondo e che i minori in Brasile sono diventati bersaglio della violenza non solo da parte della criminalità organizzata e dei gruppi di sterminio, ma anche delle stesse forze dell’ordine, ritenute direttamente coinvolte in questa raccapricciante vicenda, come si evince dalle informazioni raccolte dai quotidiani locali – tra i quali Estado de S. Paulo – che sottolineano come questa notizia sia uscita all’indomani della pubblicazione dell’Annuario brasiliano di pubblica sicurezza che ha registrato un aumento degli omicidi nel 2014: quasi 3mila in più rispetto all’anno precedente, toccando quota 58.559.
A tal proposito, l’ONU chiede che siano realizzate indagini effettive su tutte le morti di bambini, comprese quelle definite “autos de resistencia”, e che le pene per i colpevoli debbano aumentare, proprio perché si tratta di professionisti responsabili della sicurezza pubblica che pertanto devono essere allontanati dalle loro funzioni; inoltre, deve esserci un sistema indipendente che valuti le operazioni di polizia nelle favelas, dato che si tratta di unaviolenza generalizzata” da parte della Polizia Militare, delle UPP (Unità di Polizia Pacificatrice) e del BOPE (Batalhão de Operações Policiais Especiais) contro i bambini appartenenti alle baraccopoli brasiliane.

A lanciare l’allarme su ciò che avviene in Brasile, fu già Amnesty International che pubblicò tempo fa un rapporto in cui accusavano le forze dell’ordine brasiliane di essere responsabili di numerose uccisioni illegali (il 16% degli omicidi negli ultimi 5 anni sarebbe stato compiuto proprio da poliziotti). Le vittime, in quasi l’80% dei casi, sono persone di colore e più della metà del totale di esse  sono giovani tra i 15 ed i 24 anni. L’ufficio del procuratore di Rio de Janeiro ha riferito che, tra il 2010 ed il 2015, sono stati processati 587 poliziotti, ma la realtà, secondo l’Organizzazione, è che su questi casi raramente sono state aperte delle inchieste e quasi mai si è giunti ad una condanna.

La denuncia in vista delle Olimpiadi del 2016

I dati riportati da Amnesty International sono stati confermati dal rapporto dell’ONU, emerso da due incontri con il governo brasiliano, sottoposto, dopo 10 anni, ad un esame della sua politica per l’infanzia. La relazione evinta descrive una violenza acuta contro i giovani. Renate Winter, vice-presidente del Comitato, punta il dito sulla “pulizia” che è stata promossa a Rio de Janeiro per preparare la città ai giochi olimpici. Anche Gehad Madi, esperto dell’ONU, denuncia la “pulizia” ed afferma che “abbiamo visto questa cosa accadere in una certa misura durante la Coppa del Mondo del 2014 ed adesso stiamo chiedendo che si intervenga per evitare che si ripeta”. Una dichiarazione rafforzata da quella di Sara Oviedo che, dopo aver confermato che non si tratta di una novità, ha aggiunto che “è un modo di migliorare l’aspetto del proprio territorio per poter ricevere manifestazioni internazionali”.
Nel rapporto vengono anche denunciate le violenze ed i soprusi contro i cittadini, le cui case sono state o saranno abbattute, con risarcimenti infimi, per far posto alle infrastrutture necessarie allo svolgimento delle Olimpiadi.

Olimpiadi 2016: la storia si ripete

Come dichiarato da Gehad Madi, non è la prima volta che nel paese vengono applicate pratiche simili: già nel 2014, in occasione dell’organizzazione dei mondiali di calcio, alcune ong umanitarie avevano accusato il governo di deportazioni di massa per la costruzione degli stadi, mentre il numero di omicidi era cresciuto considerevolmente rispetto all’anno precedente. Il Crc ha quindi chiesto all’amministrazione brasiliana di non chiudere un’altra volta gli occhi di fronte a queste problematiche evidenti e, soprattutto, di fermare le violenze delle quali si sta rendendo essa stessa protagonista. La risposta di Brasilia, però, al momento, è stata solo una serie di dati, nella quale si illustra che nello stato di Rio il numero di omicidi dall’anno 2000 è nettamente calato.

Non v’è alcun dubbio che si tratta di una violenza inaudita ed ingiustificata, perché né i mondiali di calcio né le Olimpiadi valgono anche una sola vita umana. Nonostante tutto, sembra incredibile come i bambini delle favelas ed i “meninos de rua” vengano visti, dalla polizia e dal governo brasiliano, come dei problemi da eliminare, piuttosto che come delle risorse da valorizzare. Un segno inequivocabile di resa, da parte delle autorità, nei confronti del fenomeno povertà, ormai dilagante in Brasile e che si ripropone ciclicamente, quando al Paese “tocca” l’organizzazione di eventi che lo mettono sotto gli occhi del mondo.