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Eroica Fenice

Il fascino discreto degli stronzi

Recensione de “Il fascino discreto degli stronzi”, di Giulio Cesare Giacobbe

 Fascino discreto? Indiscreto!!!! Ma anche penetrante, accattivante, che toglie il sonno, che offusca il raziocinio, annebbia la dignità e la coerenza umana quando insite (e persiste!) su esserini pronti ad interrogarsi giorno e notte su come rapportarsi con l’inafferrabile stronzo, vincere le sue resistenze e salvarlo da sé stesso e dalla vita dissoluta che generalmente conduce. In realtà, se per un verso si condannano socialmente lo stronzo e il suo comportamento non stereotipato, per un altro, spesso se ne è irrimediabilmente attrattiIl perché ce lo spiega ne”Il fascino discreto degli stronzi” Cesare Giacobbe, psicologo e psicoterapeuta, analizzando con ironia e leggerezza il significato dell’epiteto in questione ed elaborando la bizzarra categoria delle bambine come contraltare a quella degli stronzi.

Giacobbe ipotizza due accezioni del termine stronzo e altrettante categorie umane che le incarnano nella prassi quotidiana. Esiste, in primo luogo, uno “stronzo cattivo”, ossia un soggetto dall’indole prepotente, accentratrice, egoista, narcisista ma fondamentalmente insicura, che agisce al solo fine di assicurarsi vantaggi unilaterali, infischiandosene bellamente delle conseguenze spesso dannose delle sue gesta. Questo soggetto è da silurare senza possibilità di appello, sotto qualunque forma di rapporto umano si presenti, in quanto portatore insano di devastazione psico-fisica in primis per gli altri, poi per se stesso.

Nella seconda analisi del simpatico insulto, l’autore teorizza l’esistenza di una categoria positiva di stronzi, cioè gli adulti. Ebbene sì, stronzo uguale adulto, un uomo risolto che vive leggero nella sua dimensione di solitudine intesa come libertà di scegliere autonomamente la strada da percorrere, senza assoggettarsi  a schemi precostituiti o a dimensioni umane non necessariamente condivise dalla moltitudine. Il suo agire è analizzato principalmente nella sfera sentimentale-sessuale, proprio quella che scatena nell’altro sesso l’attrazione pericolosa verso il famoso fascino (IN)discreto che emana un simile soggetto nel 99% dei casi. Lo stronzo vive la passione con spensieratezza e divertimento, non già come  promessa di un legame da instaurarsi; non ha bisogno di giurare amore eterno ad una donna per riceverne accudimento ma vive la libertà di amare anche per una sola notte senza che ciò comporti l’instaurazione di relazioni durature o l’assunzione di responsabilità morali convenzionali.

Ma qual è la fetta di società che, sebbene maledettamente attratta dallo “stronzo-adulto” (nell’accezione esemplificativa maschile del termine), lo addita erroneamente come “stronzo-cattivo”? Quella rappresentata dalle bambine. Secondo Giacobbe, le bambine, bisognose di accudimento, protezione e compiacimento, sono coloro che generalmente campano in funzione della coppia, riversando la responsabilità delle proprie vite sul malcapitato di turno e non già su loro stesse. Le bambine, confondendo l’autodeterminazione dello stronzo con la dissolutezza, sistematicamente tentano di redimere il povero viveur di turno e, non riuscendoci, finiscono necessariamente per odiarlo a morte.

Ma Giacobbe sostiene ne “Il fascino discreto degli stronzi” che, se allo stesso tempo si amano e si detestano così tanto gli stronzi, un perché nascosto nel più profondo nostro inconscio esiste eccome. Orsù, imbattersi in uno stronzo- adulto non è poi così deleterio come si pensa: basta saperlo riconoscere, apprezzare e capire come poter diventare finalmente come lui.

Hai letto: Recensione del libro “Il fascino discreto degli stronzi”