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Eroica Fenice

Referendum Sociali

Referendum Sociali: al voto per scuola, ambiente e beni comuni

Ha raggiunto da poco le trecentomila firme la campagna per i Referendum Sociali promossa da decine di associazioni che si battono per istruzione, ambiente e beni comuni. Tra le tante, anche il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e il Comitato Sì Blocca Inceneritori.

Il primo obbiettivo sono le cinquecentomila firme per l’indizione del referendum, in previsione per la primavera del 2017. Tre i temi al centro del dibattito: scuola, ambiente e beni comuni.

Quattro quesiti per ridare valore alla scuola pubblica

Sono quattro i quesiti referendari sull’istruzione.

Innanzitutto, si chiede l’abrogazione delle norme sui finanziamenti privati alle singole scuole, in modo che ogni donazione confluisca in un unico fondo nazionale destinato al sovvenzionamento del diritto allo studio. I fondi, poi, andrebbero ripartiti in egual misura tra tutte le scuole eliminandone le disuguaglianze.

Altri due quesiti riguardano lo strapotere dei presidi e la tutela del principio costituzionale sulla libertà di insegnamento. Il primo è volto all’abrogazione della possibilità per i dirigenti scolastici di scegliere, confermare o allontanare i docenti dalla propria scuola. In questo modo l’assegnazione degli insegnanti alle scuole avverrebbe con criteri oggettivi, senza il rischio di una gestione clientelare delle assegnazioni stesse. L’altro quesito mira all’abrogazione della possibilità per i dirigenti scolastici di attribuire premi ai docenti, rifiutando l’idea della premialità come prerogativa unicamente del dirigente.

Infine, l’abrogazione dell’obbligo di 200 ore nei licei e 400 ore nei tecnico-professionali di alternanza scuola-lavoro per lasciare ad ogni scuola la libertà di decidere il proprio piano dell’Offerta Formativa ed evitare una forte riduzione delle ore di insegnamento per attività che molto spesso non sono altro che prestazione lavorativa gratuita.

Ambiente e beni comuni: i referendum sociali per un nuovo modello “sostenibile”

Il quesito sulle trivellazioni petrolifere mira a bloccare tutti i nuovi progetti di perforazione ed estrazione di idrocarburi, così da ridurre i danni provocati dagli impianti all’ambiente e alla salute di chi vive il territorio. Attualmente in diverse aree del Paese sono state presentate più di cento richieste di concessioni in terraferma e in mare.

Il quesito sugli inceneritori, invece, richiede l’abrogazione dell’art. 35 dello “Sblocca Italia”, al fine di: restituire alla Regioni il potere di programmazione e gestione in materia di rifiuti; contrastare l’incenerimento dei rifiuti per tutelare la salute pubblica e l’ambiente dalla conseguente contaminazione tossica di aria, suolo e falde idriche; spostare risorse economiche pubbliche al potenziamento della raccolta differenziata domiciliare e del riciclaggio.

Inoltre, tra tutti i quesiti referendari, sarà presentata una petizione popolare per l’inserimento del diritto all’acqua nella Costituzione.

Una petizione e non un referendum perchè il decreto Madia “Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico” prevede l’abrogazione di tutte le norme precedenti sui servizi pubblici e, di conseguenza, non si può sottoporre il decreto (che entrerà in vigore dalla metà di giugno) a referendum.

In ogni caso, la petizione andrà a sostenere la proposta di legge “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico“. I comitati in difesa dell’acqua pubblica denunciano, infatti, la disattesa dell’esito del referendum vinto nel 2011 e una nuova spinta alla privatizzazione dell’acqua attraverso l’obbligatorietà della gestione tramite società per azioni e la reintroduzione nella tariffa dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito, ovvero dei profitti.

Potete seguire tutte le attività della campagna per i Referendum Sociali su www.referendumsociali.info | Facebook | Twitter