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Eroica Fenice

A.Di.S.U Federico II: riusciremo a riveder le stelle?

Gli iscritti alla Federico II e assegnatari di una borsa di studio attraverso l’ente A.Di.S.U (Azienda per il Diritto allo Studio Universitario) della stessa,sanno bene qual è la situazione in corso.
Essi possono pure saltare questo paragrafo e, forse, l’articolo nel suo intero.
Le righe che seguiranno sono dedicate a chi  è estraneo a questa realtà ma non è intenzionato a voltare lo sguardo davanti a problematiche non personali.
In Italia, le risorse destinate agli studenti non abbienti e meritevoli sono gestite dal Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca) che eroga i fondi alle casse delle Regioni, le quali smistano tale denaro alle Università che affida il compito della loro gestione alle varie A.Di.S.U.
I sussidi economici, nonostante vari cambiamenti di regole da istituto a istituto, sono assegnati attraverso due condizioni concatenanti: reddito e merito.
Lo Stato Italiano, se vuoi raggiungere i livelli più alti d’istruzione ma non puoi permetterlo, ti tutela e ti
dà diritto ad un aiuto economico, ammesso che dimostri il merito attraverso le attività didattiche.
La meritocrazia pura.

Questa è la teoria, passiamo alla pratica.
Comincia male l’avventura di una qualsiasi matricola, la quale noterà che il bando esce ad Agosto ed il primo pagamento di tasse avviene entro fine Ottobre. Di per sé, questo svaluta un po’ la qualità del servizio dato al cittadino/studente, il quale si ritrova a dover anticipare o a saltare un anno, se non è economicamente sufficiente.
Chi riesce a mettere assieme quei soldi, lo fa nella speranza che da lì a qualche mese li rivedrà tutti e con in più il bonus della Borsa vinta. (Ammesso sempre che ci riesca, non tutti vengono selezionati).
Peccato che, ad oggi, sono centinaia i vincitori che aspettano gli acconti (la BDS si divide in due parti: acconto e saldo) e anche se hanno vinto per più anni, non hanno visto un solo centesimo.
A meno di un mese dalla pubblicazione del bando per il 2015/2016, una bella fetta dei borsisti A.Di.S.U Federico II del 2012/2013 sogna di veder ancora una parte di quei soldi e, intanto, tra ritardi imbarazzanti e spiegazioni imprecise si continuano a consumare intere carriere universitarie.
Si potrebbero fare varie ipotesi sul come risolvere questo problema, come cominciare a pagare almeno quelli ancora “in corso” per agevolargli gli studi o concedergli una dilatazione sul pagamento delle tasse, ma non è questo la sede adatta per discutere queste decisioni e non si hanno le competenze necessarie per farlo.

Chiunque, però, può comprendere quando un diritto concesso e assicurato viene negato e per questo non c’è bisogno di una laurea.
Sono innumerevoli le persone che contano su questa risorsa garantita dallo Stato sulla base della nostra Costituzione (art 34), tanti “cedono” e accettano di considerare la BDS come una forma di libretto di risparmi, un tesoretto e pagano le tasse di anno in anno fra mille sforzi.
Come M.C.M, graduata al primo posto della sua facoltà e con un fratello fra i primi dieci, la quale si è ormai laureata e aspetta insieme al saldo della BDS, pure quello del premio di laurea.
O C.P., con precarie condizioni economiche familiare, la quale non molla e continua il suo percorso di studi, senza però nascondere quanto le scarse risorse le provochino rallentamenti e periodi di buio.
In mezzo a questi combattenti, c’è chi semplicemente non ce la fa.
Ombre passeggere costrette a dire addio troppo presto ai propri obiettivi per mancanza di fondi o aiuto, le quali rischiano la beffa oltre il danno.
Poiché il regolamento del bando A.Di.S.U. prevede, per chi si ritira entro una certa data, la restituzione totale dei fondi percepiti. Esatto, chi vince e si guadagna sul campo il saldo attraverso il merito, rischia comunque di perdere tutto se non può pagare l’anno successivo.
Una piccola regola di grande utilità per far passare la voglia a qualche furbetto di togliere le risorse ad un meritevole, rischia di divenire cappio al collo dello stesso.
Chi resiste non può far altro che aspettare, aggrappandosi alle occasionali novità, come quella di una delibera della Regione Campania di questo maggio che dovrebbe cominciare a riempire qualche buco nei conti.
In questo clima generale, le iscrizioni all’università continuano a calare e fra i neo-maturandi diciannovenni una media di solo 3 su 10 continua gli studi.
Qualcuno una volta mi disse che l’origine primaria dell’Università, come istituzione, era quello di creare un Elite, un piccolo gruppo di persone capaci di governare e rendere migliore la vita di tutti, e che in questo aveva fallito miseramente.
Non sappiamo se coloro che verranno saranno l’Elite tanto attesa o se saranno capaci di mettere le cose in ordine, quel che sappiamo, se dovesse continuare, è che saranno veramente pochi.

A.Di.S.U Federico II: riusciremo a riveder le stelle?

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