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Eroica Fenice

Salviamo l’Erasmus

 

“Sai, ho fatto domanda per l’Erasmus, chissà se mi prendono!”

“Sono stato preso, andrò a Barcellona!”

“Devo imparare un po’ di tedesco perché a settembre andrò a studiare a Berlino.”

“Oh no, tra un mese finisce il mio Erasmus a Parigi!”

Tutte frasi che avrete sentito esclamare più volte nell’ambiente universitario e tra i vostri amici che potrebbero ben presto scomparire dal linguaggio quotidiano dato che il progetto Erasmus rischia, in una situazione di terribile recessione economica come quella che sta vivendo tutta l’Europa, di diventare un progetto di mobilità per pochi eletti.

Piano però con gli allarmismi: non si è proposto di cancellare il progetto come è avvenuto l’anno scorso, tuttavia, nonostante l’altissimo numero di mobilitazione degli studenti europei, i fondi stanziati per le borse di studio sono ogni anno più ridotti.

Spieghiamo innanzitutto cos’è l’Erasmus. Si tratta di un progetto di scambio che dal 1987  permette di studiare uno o due semestri in un’università europea. Ci si mantiene all’estero attraverso una borsa di studio che, se già irrisoria due anni fa (circa 230 euro al mese) diminuisce ogni anno di più. Ci rendiamo ben conto che se è impossibile “sopravvivere” con 230 euro in una città relativamente economica come Valencia o Berlino, l’impresa è ovviamente ancora più ardua in una città come Parigi ed Amsterdam nelle quali il costo della vita è molto elevato. Se dunque già in questi anni partecipare ad un’esperienza simile significava disporre anche di risorse economiche personali, con i continui tagli, il progetto Erasmus finirà per diventare una possibilità non più reale e tangibile, ma qualcosa di elitario.

Perché finanziare il progetto Erasmus? Esiste una sorta di mitologia creata sul  programma Erasmus: quando si parla di Erasmus  infatti ci si riferisce ormai quasi ad un’ Idea, ad un concetto astratto, quasi ad uno stato d’animo piuttosto che a qualcosa di reale soprattutto a causa della “nostalgia” che gli ex studenti Erasmus nutrono per la loro esperienza passata. Per questo motivo molti ritengono che si tratti semplicemente di una bella fuga dall’ Italia, di mesi di divertimento assoluto e baldoria, ma, sebbene questi elementi facciano spesso parte dell’esperienza, il progetto Erasmus rappresenta molto di più.

Partire per l’Erasmus significa mettersi innanzitutto in gioco con  sé stessi, lasciare le proprie abitudini per affrontare un mondo sconosciuto, incerto e talvolta ostile. Significa acquisire indipendenza, maturità e consapevolezza di sé stessi e di cosa si vuole fare nella vita. Significa seguire lezioni e studiare in una lingua straniera e inizialmente non capire nemmeno una parola…per poi stupirsi e sentirsi incredibilmente forti e soddisfatti dopo aver superato un esame in tedesco, spagnolo o francese. Significa avere la possibilità di studiare in biblioteche incredibili, partecipare a progetti universitari innovativi, stimolanti e diversi da quelli tradizionali. Significa conoscere gente di tutti i tipi e stringere amicizie forti e sorprendenti, ma molte volte significa anche dover imparare a gestire la propria solitudine nei momenti di sconforto. Significa parlare tre lingue contemporaneamente e vivere un’esperienza multiculturale a 360 gradi. Significa  da un lato sentirsi un po’ emigranti e dover molto spesso sottostare ai clichè sulla propria nazione,  dall’altro imparare a conoscere e ad amare la città  ospitante rendendola così una nuova seconda patria. Significa comprendere da dove si viene, quali sono le proprie radici per mescolare la nostra cultura con le  mille diverse che si incontrano.

Per tutte queste ragioni e per molte altre è necessario non solo salvare il progetto Erasmus, ma pretendere che ci siano più fondi destinati alla mobilità e allo scambio per gli studenti europei.

Per far crescere dall’1,6  al 3% la quota di budget europeo destinato ai programmi di scambio, l’organizzazione Fraternité 2020 si è quindi posta l’obiettivo, attraverso una petizione online che ha raccolto già più di 70.000 firme, di incrementare dal 2014 i fondi destinati ai progetti dell’unione Europea, Erasmus incluso.

L’obiettivo è dunque quello di  investire sul futuro dell’Europa attraverso un progetto di mobilità che favorisce un vivace scambio culturale e linguistico, permette di aprire i propri orizzonti e fornisce una formazione di tipo personale e professionale spendibile in tutta Europa.