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Eroica Fenice

Saviano a Napoli: Vi racconto la paranza dei bambini

Saviano a Napoli: “La paranza dei bambini”

Non poteva passare inosservato il ritorno di Roberto Saviano a Napoli che, per presentare il nuovo romanzo nella sua terra, ha scelto il piccolo palco del Nuovo Teatro Sanità. Una scelta ben precisa e soprattutto significativa, dato che Saviano in passato ha contribuito al perfezionamento della struttura, animata dai ragazzi del Rione Sanità che ne compongono la giovane ed entusiasta compagnia.

La location dice già molto: il piccolo teatro si nasconde bene nel patrimonio artistico della Sanità. Timido, in un angolo di piazzetta San Vincenzo e mascherato da una chiesa sconsacrata. È in questa cornice che Saviano presenta La paranza dei bambini, libro edito da Feltrinelli.

Ma la giornata partenopea non comincia con i migliori auspici. Al ritorno in città, Saviano è anzi accolto da uno striscione firmato “Napoli nazione”, “abbarbicato” – come scrive lui stesso su Facebook – al ponte della Sanità che recita: «La camorra e i rinnegati non hanno nazionalità. Napoli ha bisogno d’amore, non di fango». Un colpo al cuore di cui, tuttavia, l’autore di Gomorra dichiarerà che «un po’ me lo aspettavo». Ma la risposta, affidata allo stesso post pubblicato sulla sua pagina social personale, è puntuale oltre che precisa: «Fango non è raccontare, fango è uccidere, spaventare, terrorizzare, togliere ogni speranza e azzerare ogni futuro possibile». Un concetto che Roberto Saviano ripete da anni e che ribadisce anche sul palco del Nuovo Teatro Sanità.

La storia dei paranzini e gli atti dei magistrati De Falco e Woodcock

Prima della presentazione, però, la piccola piazza del rione si anima di giornalisti e lettori, alcuni dei quali arrivano addirittura con più di tre ore d’anticipo rispetto all’orario d’inizio dell’evento. Perché la scelta simbolica piace, ma il teatro è piccolo e conta solo novantuno posti. A pochi minuti dall’inizio, i più fortunati riescono ad accomodarsi sulle piccole poltrone della sala, mentre altre cento persone circa hanno comunque l’opportunità di seguire l’incontro dall’esterno grazie al maxischermo installato apposta per l’occasione.

Dopo le perquisizioni all’ingresso, con tanto di metal detector, le poche decine di persone che possono accomodarsi accolgono con calore l’arrivo sul palco di Roberto Saviano, pronto ad interloquire col suo amico Mario Gelardi, direttore del Nuovo Teatro Sanità e ad assistere alle performance dei giovani attori della compagnia. Gelardi precisa che gli avvenimenti fittizi narrati nel romanzo prendono in realtà spunto dagli atti giudiziari di De Falco e Woodcock. È proprio l’intervento iniziale di quest’ultimo a dare il via alle impressioni dell’autore. Aspetto umile e voce timida, poco avvezza al microfono, il magistrato parla della scintilla che ha ispirato La paranza dei bambini, un romanzo di pietà e riflessione: «Bello vedere qui tanti giovani che vogliono ascoltare Saviano, ma mi piacerebbe vedere, oltre alle camionette di carabinieri e polizia che fanno il loro lavoro e lo fanno bene, anche il Ministero dell’Istruzione qui, con dei gazebo». E aggiunge: «Prima di andare in aula a chiedere la segregazione per un essere umano di 19 o 20 anni, a volte avverto un senso di malinconia, di pietas quasi di epoca giulio-claudia».

La compagnia del Nuovo Teatro Sanità e Saviano

È da questa pietas che nasce anche il primo vero romanzo di Roberto Saviano, allontanandosi quindi dalle esperienze della non fiction novel con cui si era misurato sia in Gomorra che in ZeroZeroZero. Vicende fittizie, ma verosimili, quelle raccontate nella nuova opera di uno degli scrittori più letti del nuovo secolo.

«Non è vero che non parlo di bellezza – spiega Saviano – anzi è dalla luce che nasce l’ombra ed è importante raccontarla». La potenza della letteratura, rinvigorita dalla spinta di un autore impegnato ed ormai esperto della materia che tratta da anni. «Io racconto generazioni che comandano fette di economia mondiale, esistono a Napoli come a Rio, in Messico e in Colombia». E lo fa partendo da una metafora che trova poetica e drammatica, quella della paranza, termine che deriva dal mare e sta ad indicare l’insieme di quei pescetti che da soli non valgono un centesimo ma che, messi insieme, creano un piatto gustoso e prelibato. Pesci che, come spiega nell’esordio del libro, vengono attratti dalla luce gettata in mare dai pescatori, un po’ come la luce che questi bambini-criminali rincorrono in tutti i modi, prima di emergere dall’acqua, catturati e a corto di fiato.

La potenza della letteratura e dell’interpretazione

Un prologo affascinante, ben interpretato da una delle giovani attrici del Nuovo Teatro Sanità. È proprio questa, infatti, una delle caratteristiche che distingue la presentazione partenopea de La paranza dei bambini da quella tenute in altre città. Alle parole di Saviano si alternano le interpretazioni di alcuni brani tratti dall’opera, oltre ad una scena messa su da tre di quelli che saranno protagonisti dello spettacolo teatrale tratto dal romanzo, in programma il prossimo aprile al Teatro Sanità. Scene che mettono i brividi già in fase di lettura, tanto da apparire quasi pensate per la loro trasposizione in altri generi artistici. Perché, anche qui, Saviano parla inevitabilmente di Napoli, di una parte della città che esiste e ha imparato a conoscere e farci conoscere. E lo fa, tra l’altro, lasciandosi andare ad un napoletano letterario che, dalle pagine del libro, è pronto a sprigionarsi sulla scena.

Ma la letteratura ha bisogno di lettori capaci e disposti ad accoglierla. In questo caso, il lettore ideale è una donna, o meglio una madre. La figura che lo scrittore ha immaginato per scrivere di bambini da redimere e, se possibile, perdonare. Bambini, un po’ umani, un po’ bestiali. Per loro bisgna intrarendere una battaglia, quella senza armi e, se possibile, con tanta pietas.

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