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Eroica Fenice

Scozia: motivi di un’indipendenza mancata

Giovedì 18 Settembre, la Scozia, ha espresso il proprio parere su una questione al quanto spinosa, il referendum sull’indipendenza dei territori scozzesi da Londra.

Estromettendo il risultato della votazione, la Scozia rimarrà con il Regno Unito, facciamo il punto della situazione.  La Scozia ha sempre avuto un rapporto conflittuale con Londra, almeno fino al ‘700. Nel 1706 la Scozia e la Gran Bretagna strinsero un Trattato di Unione che portò, l’anno seguente, all’unione politica tra i due Stati, poi nel 1801 anche l’Irlanda strinse un patto omologo con l’Inghilterra, così nacque il Regno di Gran Bretagna e Irlanda. Dal 1707 la Scozia ha mantenuto, comunque, una propria indipendenza culturale, ad esempio il sistema legale scozzese è basato su un misto di common law e civil law, rispetto a quello britannico che è solo common law; la  religione più praticata in Scozia è quella presbiteriana e non anglicana; l’orientamento politico è, specialmente negli ultimi anni, decisamente più europeista rispetto a Londra. Questi elementi assieme a istituzioni educative differenti hanno concorso ad evitare la morte dell’identità scozzese che invece si è preservata nel tempo. Nel 1997, inseguito ad un referendum sulla devolution, è stato istituito un Parlamento, non completamente sovrano, che si occupa dei tutti gli affari scozzesi tranne alcuni che permangono nell’orbita di quello londinese come fisco, politica sociale e difesa. Nel 2012 Alex Salmond, leader del Partito Nazionale Scozzese, raggiunse un accordo con Londra per un referendum sull’indipendenza della Scozia.

Quali sono i motivi per cui la Scozia desidera l’indipendenza? Motivi vari, di sicuro quello di avere una propria identità di “scozzese” separata in parte dalla britischness. Scelte che sono principalmente di tipo politico-economica.
In primis si parla di autonomia in campo decisionale, un parlamento ad Edimburgo pienamente sovrano, secondo il primo partito scozzese, SNP, Londra tratterebbe in maniera poco adeguata gli affari scozzesi, nonostante l’istituzione in parlamento di un Ufficio per gli affari Scozzesi. Le politiche per il lavoro di Westmister non garantirebbero l’occupazione di una buona fetta di popolazione che è senza lavoro, su questo piano i salari scozzesi sembrerebbero più bassi rispetto a quelli londinesi.  Uno dei modi per rialzare l’economia e sostenere l’autonomia della Scozia sarebbe, secondo gli indipendentisti, il completo sfruttamento da parte di Edimburgo dei proventi del petrolio che in buona parte vanno a Londra, l’indipendenza garantirebbe la possibilità di sfruttare le somme di denaro per politiche occupazionali e nuove infrastrutture.

La Scozia, in caso di separazione dalla Gran Bretagna sarebbe andata incontro a diverse problematiche, più o meno gravi. Non sarebbe potuta diventare subito uno stato membro dell’‘Unione Europea, ma seguire tutto l’iter burocratico che hanno affrontato anche gli altri Paesi. Come parte della Gran Bretagna avrebbe dovuto accollarsi parte del debito pubblico di Londra, senza considerare il fatto che molti degli istituti finanziari della Scozia sarebbero potuti emigrare nella Capitale. Ma su tutti, il dato più importante, sarebbe il precedente per altri piani seccessionisti, prima in Europa e poi nel mondo. Nel caso della Gran Bretagna i problemi sarebbero stati ugualmente importanti:  Londra avrebbe perso importanti introiti delle tasse e dai proventi del petrolio; sul piano politico i Laburisti avrebbero perso uno dei più importanti serbatoi di voti per il proprio schieramento.

In Europa, sono vari i movimenti indipendentisti, i più noti sono in Spagna i Paesi Baschi, che il 14 Novembre dovranno votare sulla separazione o meno della regione basca dalla Spagna; in Francia il movimento indipendentista della Corsica; In Italia il “classico” movimento indipendentista della Lega Nord. Nell’Europa dell’Est, l’indipendenza della Crimea che ha portato alla guerra civile in Ucraina ed un livello di alta tensione con la Russia. 

Tutti hanno detto la propria sulla faccenda dell’indipendenza, varie personalità di spicco inglesi e scozzesi, come Sean Connery, favorevole all’indipendenza, il Primo Ministro Inglese e il Presidente Obama contrari. Poco prima del voto anche lo scozzese più famoso d’America, il giardiniere Willie, ha detto la sua in un video dove dichiara il proprio pararere favorevole all’indipendenza al motto di “Aye or die”. 

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