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Eroica Fenice

SelfieWithDaughter – Un selfie per una figlia

SELFIE è una definizione che oggi è talmente entrata a far parte dell’uso quotidiano dall’essere forse “la parola del momento”. Come sia riuscito a creare un tormentone che ha il sapore della novità più azzardata resterà un mistero, soprattutto se si considera che SELFIE=autoscatto rappresenta l’ultimo esempio di quella tendenza umana a rappresentarsi, che vanta antenati fin dalle incisioni rupestri dell’età della pietra. Tutti gli uomini hanno sentito l’esigenza di essere ritratti, di lasciare testimonianza di sé o di avere l’attenzione puntata per il tempo di un battito di ciglia. Ed oggi come nei tempi antichi, questo bisogno di apparire, di correggersi, di essere apprezzati e di ricevere conferme non cessa di scandire il tempo che scivola, soprattutto ai giorni nostri, in cui la comunicazione non è mai stata tanto celere e senza confini.

Narendra Modi e il selfie come messaggio

La moda del selfie fa emergere senza alibi la debolezza umana così come il disagio che sta dietro al bisogno di essere accettati e, talvolta, crea problemi a livello di relazioni molto più profondi rispetto ai vantaggi che procura. Ciononostante ci sono casi, bizzarri o geniali, in cui una moda viene usata per trasmettere un messaggio e, perché no?, per provare a cambiare uno stato di cose che non si accetta.

È quello che è accaduto in India, dove il Primo Ministro, Narendra Modi, durante un programma radiofonico, ha lanciato una provocazione ai suoi connazionali: fare una foto con le proprie figlie, per raccontare al mondo quanto è bello averle, crescerle ed educarle e condividere questi selfie sui social network.

Perché questa iniziativa? Perché in India da sempre viene praticata la consuetudine di interrompere le gravidanze quando si aspetta una figlia femmina e negli ultimi trent’anni sono avvenuti più di 12 milioni di aborti, metà dei quali nell’ultimo decennio.

Non si tratta, dunque, di costumi del passato, bensì di una pratica largamente accettata e condivisa.

SelfieWithDaughter, “Salva tua figlia, istruisci tua figlia”.

Questo è il nome della campagna (BetiBachaoBetiPadhao in indiano) lanciata a fine gennaio e l’hashtag che spesso si accompagna allo slogan è SelfieWithDaughter.

In origine, l’idea era stata del sindaco di un villaggio dell’Haryana, uno Stato dell’India settentrionale, che aveva indetto un concorso fotografico tramite WhatsApp, ma senza dubbio è stata l’esposizione del premier a decretarne il successo. Probabilmente, anzi, sicuramente la piaga dell’aborto per le gravidanze femminili non verrà interrotta da un giorno all’altro, ma già il fatto che quest’iniziativa è stata accolta e spalleggiata, già che in questi giorni la stampa internazionale tratti l’argomento e che, tramite Twitter ed altri social network, si è diffusa una polemica contro questa pratica illegale non è cosa da poco. Se poi si vuol evidenziare il fatto che la protesta è partita in seno alla politica dello Stato stesso, essendo Modi il Primo Ministro, c’è materiale sufficiente per mobilitare l’opinione pubblica in merito e in futuro non si sa come le cose si evolveranno.

Nonostante ciò, in patria il Premier è stato pesantemente attaccato per questa iniziativa. Molti gli hanno imputato un sano egocentrismo dietro a questa provocazione, per niente volta a sanare in parte la condizione femminile delle cittadine indiane, che avrebbero potuto ugualmente beneficiare di riforme concrete fatte a loro vantaggio. Riforme che non sono mai arrivate. Altri hanno rispolverato vecchi scandali in cui il premier è stato coinvolto, chiedendo di non sostenerlo.

Ma, aldilà di colui che l’ha lanciata, la campagna merita in ogni caso di essere supportata.

India, i motivi dell’infanticidio selettivo

«Allevare una figlia è come annaffiare un fiore nel giardino del vicino» recita un proverbio tamil. Avere una donna a carico, insomma, significa gettare al vento risorse preziose.

In India le figlie femmine vengono considerate come un vero e proprio problema, talmente difficile da affrontare che si preferisce eliminarlo addirittura prima che si manifesti. Le figlie costringono il nucleo familiare a preoccuparsi del loro sostentamento, del loro vestiario e, soprattutto, della loro dote. Sciocchezze quali  la loro felicità, le indicibili condizioni civili ed esistenziali a cui vengono costrette, l’analfabetismo dilagante che coinvolge 190 milioni di indiane non sono che inezie.

Considerare una figlia innanzitutto come un essere umano, che può essere parte integrante e costruttiva di una società, con una propria individualità e lo stesso diritto ad essere cresciuta come un figlio maschio non è contemplabile in India.

Forse un selfie non sarà in grado  di risolvere la questione.

Forse un selfie non ridarà la vita a tante bambine che non hanno visto la nascita.

Ma se un selfie riuscisse a salvarne anche solo una o se insinuasse il dubbio nella mente di coloro che finora non si erano mai posti una domanda, allora forse le cose possono davvero cambiare!