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Eroica Fenice

Siamo tutti Charlie…ma non basta

Siamo tutti Charlie. #JeSuisCharlie. Questo è l’hashtag che è impazzato sui social network in questi ultimi giorni dopo la strage di Parigi nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo. A partire da quel momento tutti ci siamo sentiti emotivamente coinvolti, tutti ci siamo sentiti facilmente Charlie. L’altro giorno, poi,  accanto a molti capi di stato, circa due milioni di persone sono scese in piazza a Parigi  diventata, in quest’occasione, capitale della libertà. Libertà. Una parola spesso abusata. Spesso sulla bocca di molti, di troppi. Ma libertà di cosa? Da cosa? Libertà di espressione, di stampa, di opinione. La libertà di espressione è un diritto ormai fondamentale, costituisce un pilastro della democrazia.

Eppure il 7 Gennaio tale diritto è stato violato con il fucile, con la violenza. Purtroppo solamente in queste occasioni drammatiche, e solo quando ci toccano da vicino, ci sentiamo chiamati in causa e iniziamo a sbandierare le nostre idee a favore della libertà di espressione. Ma quante volte la violazione di tale diritto passa sotto silenzio? Quante volte nel mondo si muore o si finisce in carcere per la libertà di stampa e non si sa nemmeno? Tante, troppe volte. In Messico si muore per un tweet. In Olanda fu assassinato Theo Van Gogh per alcune immagini del film Submission. In Danimarca un vignettista, Kurt Werstergaard, fu minacciato per una vignetta satirica su Maometto. Spesso ci si sente uniti quando è troppo tardi, quando il sangue è già stato versato. La libertà di stampa, di opinione, di espressione andrebbe, invece, tutelata e difesa ogni giorno. Con costanza. Con caparbietà. Charlie Hebdo è un piccolo giornale satirico che fino a qualche giorno fa rischiava il fallimento; eppure il direttore e i suoi redattori sono stati colpiti. Perché? Perché il segno, il disegno, la parola fanno paura. Attenzione, però, il disegno e la parola che provengono da un intellettuale che ha una certa credibilità…Perché altrimenti non colpire il politico di turno? Perché ormai non c’è un politico che incarni e rappresenti con coerenza l’Europa o l’Occidente.

Per questa ragione sempre più spesso si sente il bisogno, come è avvenuto proprio nel caso di Charlie Hebdo, di intellettuali che abbiano il coraggio di dire la loro, che abbiano la forza e la convinzione, come direbbe Edward Said, studioso palestinese vissuto negli USA e che si è sempre battuto per un autentico dialogo tra Occidente e Oriente,  di dire la loro verità al potere. Spesso, infatti, è più facile allinearsi che fare i conti con la solitudine.

-Siamo tutti Charlie… Ma non basta.-