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Eroica Fenice

Sigaretta elettronica: cambia la forma ma non il vizio (?)

Sbarca anche in Italia un prodotto ancora made in China a dieci anni dalla sua prima comparsa, il 2003, la sigaretta elettronica e aumenta il numero dei fumatori digitali, quelli che abbandonano la tradizionale sigaretta, spesso per ridimensionare l’abuso di tabacco. Nel giro di pochi mesi spuntano così gli avversari dei tabaccai: dopo Torino, il primo shop sorto in Italia, i negozi distributori di sigarette elettroniche diventano circa 1500 sul territorio italiano. L’Euromonitor stima un possibile aumento di fumatori digitali al 5% nei prossimi anni, ma sarà meglio parlare di svapatori, poiché il congegno elettronico, rispetto alla tradizionale sigaretta, non contiene nicotina né le altre 400 sostanze nocive, che non elencheremo, ma basti l’aggettivo ad allarmarvi (sì, perché i vostri polmoni somigliano a delle discariche di sostanze tossiche!). Più che di sigaretta vera e propria, è corretto parlare di un condensatore che, una volta riscaldato, produce particelle di glicerolo e nicotina in quantità variabile, eliminando il processo di combustione. Assente catrame e monossido di carbonio.

Non sono mancate le polemiche, non solo da parte dei tradizionali distributori di sigarette, i tabaccai, ma anche da parte dei medici, divisi tra “prescrittori e banditori”. Vietate su Trenitalia e su Alitalia e nei luoghi pubblici come contrarie al galateo e al buon gusto. Il fenomeno ha assunto dimensioni nazionali quando nello scorso dicembre l’erario aveva proposto un emendamento da introdurre nella legge di stabilità, con l’idea di distribuire il prodotto solo all’ interno dei tabacchi, proposta “s-fumata” nel nulla. Che si accenda con il tradizionale accendino o elettronicamente ai non fumatori poco importa, anzi, la nuova trovata sembra ulteriormente infastidire chi non sopporta in generale l’odore di nicotina e il fumatore incurante, quasi si trattasse di un inganno che puzza di nicotina. Francesca Bianconi, presidente degli Asso tabaccai, tuona contro la vendita delle sigarette elettroniche, perché non regolamentate e spesso soggette alle dinamiche del marketing e come tali, di dubbia provenienza, nonché potenziali contenitori di sostanze tossiche. Come se la sigaretta avesse effetti ristoratori!

Di là dall’ avversione motivata da scopi di lucro, secondo uno studio condotto da pneumologi, la soluzione di acqua e nicotina non sarebbe in grado di sostituire la tradizionale sigaretta, perché a sua volta nociva. Non si conoscono, infatti, gli effetti collaterali che a lungo termine potrebbero compromettere la salute degli e-smokers.

Il 28 settembre scorso il ministro della Salute Renato Balduzzi commissiona ventisei esperti per uno studio approfondito sulla sigaretta elettronica, a seguito di osservazioni contrarie avanzate da parte dell’Unione Europea. Intanto, viene proibito in Italia l’acquisto delle stesse ai minori di sedici anni: la sigaretta elettronica, facilmente reperibile sul web, incoraggerebbe i giovani a fumare.

Certo è che a beneficiare è sicuramente il portafogli di un accanito tabagista la cui spesa si ridurrebbe dai circa 138 euro al mese ai 25-30 euro necessari all’acquisto di una ricarica per sigaretta elettronica. Una trovata che sembra essere stata paradossalmente introdotta nel momento economico storicamente più difficile per i consumatori. La sigaretta diventa un lusso per un accanito fumatore che arriva a stento alla fine del mese e spesso non si trova più nelle condizioni di poter sottrarre 100 euro dal budget familiare. Dunque smettere definitivamente o convertirsi alla sigaretta elettronica?

Ora non ci interessa cosa ne pensi il presidente degli Asso tabaccai, i tabaccai e i promotori della sigaretta ad acqua, il cui scopo non è certo ridimensionare l’uso e l’abuso di sigarette, né tantomeno garantire la salute del fumatore che non riesce proprio a smettere. Ciò su cui si dovrebbe riflettere, prima di tutto, è la propria salute, ancora una volta, messa nelle mani del mercato che trae beneficio dalla debolezza del fumatore. Perché il tabagista, cioè chi consuma un elevato numero di sigarette, non elimina la sigaretta, aggira semplicemente l’ostacolo, non riuscendo a trovare altra via d’uscita a un vizio che crede inguaribile.

E così, mentre in Brasile, grazie alle politiche antifumo, diffuse a largo raggio, 400.000 milioni di persone guariscono dalla dipendenza da nicotina, il tasso dei fumatori in Italia resta ancora alto: il 28% della popolazione complessiva e il 29 % dei giovani, con età compresa tra i quindici e i venticinque anni. Si vede necessaria, di fronte a questi dati, l’importanza di istruire i ragazzi sui rischi nocivi del fumo attraverso una lotta antifumo costante e tenace, che in Italia manca o è spesso pronunciata sottovoce.

Siano indicativi questi numeri. Il consumo di tabacco nel nostro paese rappresenta una vera e propria tassa indiretta, pari al 6,4 % delle entrate indirette complessive. Ogni anno l’erario incassa circa 9,5 milioni di euro grazie al fumatore. Ad un tempo, l’introduzione delle sigarette elettroniche registra un introito pari a 250 milioni di euro. Un patrimonio troppo esoso perché si pensi di promuovere politiche antifumo condivise.

Insomma, che si tratti di sigaretta tradizionale o sigaretta elettronica, che siate fumatori o svapatori, una cosa è certa: nessuna delle due, allo stato attuale,  è in grado di guarire la vostra dipendenza, o non lo è in maniera definitiva. Se si guarda ai numerosi paesi che vietano a priori la sigaretta elettronica, ai dubbiosi Stati Uniti e Inghilterra favorevoli alla proposta di sottoporla alle stesse prove dei farmaci, non siamo, ad oggi, in grado di credere ad una vera e propria soluzione contro il fumo.

Mentre le vecchie pellicole cinematografiche hanno reso eterni tabagisti come Humphrey Boughart, Cleant Eastwood o immortalato emblemi femminili di sensualità ed eleganza come Sophia Loren o Audrey Hepburn, i recenti scatti che ritraggono Leonardo Di Caprio o Jack Nicholson, convertiti alla moderna sigaretta elettronica, diventano l’emblema di un mutamento in atto. Dopotutto, se un giorno la sigaretta tradizionale dovesse estinguersi, sarebbe probabilmente sostituita da una sigaretta moderna e più raffinata: la sigaretta elettronica. Insomma, cambierebbe certamente la forma, ma non il vizio.