Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Smartphone e dipendenza: nomofobia

Il pranzo domenicale in famiglia è senza dubbio il momento che preferisco nella mia settimana. Non lo è più, però, da quando il mio smartphone ha avuto un incontro ravvicinato, molto ravvicinato, con una bacinella piena d’acqua. Panico. Ansia. Non ero assolutamente pronta a rassegnarmi a salutarlo! Mi venne in mente un articolo letto mesi prima, secondo il quale il riso avrebbe potuto asciugare l’acqua entrata nei circuiti e salvare l’insalvabile. Così, lo ripongo in una ciotola colma di riso per 24 ore. 24 ore terribili. Mi sentivo una madre in apprensione per il proprio figlio sottoposto ad un delicatissimo intervento chirurgico. Ma poi il “miracolo” ( “Esiste o’ miracolo miracolo e o’miracolo sulamente!” come diceva Massimo Troisi in ” Ricomincio da tre” , e questo era sicuramente un ” miracolo miracolo! ): il cellulare ha ripreso a funzionare esattamente come prima. Non mi sembrava vero… ed infatti non lo era. A poco a poco diverse funzioni sono venute meno: l’altoparlante, il tasto centrale ( che poi è l’unico..) e sullo schermo c’era un’inquietante macchia che da bianca diventava azzurra e che si espandeva a vista d’occhio: il cellulare mi stava lentamente dicendo addio. A mali estremi, estremi rimedi e sono ricorsa, perciò, all’assistenza specializzata, che avrebbe preso il mio smartphone in un attimo e chissà quando me lo avrebbe restituito e in che condizioni. Col passare delle ore, mi sono resa conto di accusare un vero e proprio malessere che non era dovuto all’eventualità, ormai scongiurata, di dover acquistare nuovamente il mio smartphone, bensì alla sua assenza. Infatti, si è palesata una vera e propria dipendenza dal mio telefono che ero arrivata ad usare per qualsiasi cosa, anche per consultare il codice civile durante lo studio. Non riuscivo proprio a fare a meno del mio smartphone. Ho acceso dunque il pc che, a parte che per pochissime cose, non utilizzavo da tempo immemore e mi sono documentata: quella da cui sono affetta è una vera e propria patologia psichica che si chiama “Nomofobia”, abbreviazione di “no-mobile-phone fobia”. Sono stati svolti, infatti, diversi studi su questo argomento a cura del Dott. David Greenfield, professore di Psichiatria presso l’Università del Connecticut, che è riuscito ad identificarne i sintomi, nei quali mi ci rispecchiavo appieno: quando non si ha il proprio smartphone a portata di mano si è colti da disperazione; quando lo si ha, lo si controlla continuamente e lo si sente squillare anche se non ha emesso suoni. Ma perchè? Esiste una spiegazione scientifica: la dopamina è una sostanza chimica prodotta dal nostro corpo, quando ci accade qualcosa di positivo, il cervello ne rilascia una piccola dose, che agisce come ricompensa dal corpo. La nomofobia è causata proprio da una cattiva regolazione della dopamina associata all’uso dello smartphone. La sensazione di essere dipendenti dal proprio telefono è talmente diffusa, che in giro sul web si trovano anche diversi test per valutare il proprio livello di assuefazione! La dipendenza da smartphone è, dunque, una vera e proprio psicopatologia, al pari delle altre dipendenze più note, ma, sicuramente è la meno pericolosa: meglio essere attaccati al proprio cellulare che ad una bottiglia di liquore, no? Anche se, sarebbe bene non dimenticare per tanti giovani – e meno giovani – che la vita vera va ben oltre il proprio smartphone ed è decisamente più soddisfacente!

 Nomofobia: dipendenza da smartphone. Esiste davvero?

Print Friendly, PDF & Email