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Eroica Fenice

Sonno Profondo

Robert & Shana ParkeHarrison – “Lucid Dream”

“Il sonno viene come l’avanzare della marea. Opporsi è impossibile.[…] Nessun dolore, nessuna tristezza laggiù: solo il mondo del sonno dove precipito con un tonfo.”

(da “Sonno profondo” di Banana Yoshimoto)

Alcuni sogni sono così perfetti nei minimi dettagli da sembrare reali. Altri invece sono terribilmente spietati. Ti ci puoi perdere dentro.

Quanti di noi hanno fatto sogni talmente meravigliosi da volerci rimanere incastrati dentro? In effetti una grossa parte della nostra esistenza la regaliamo al mondo soffice e opaco del sonno. In media, nell’arco di un’intera vita, trascorriamo poco più di 26 anni a dormire: una vera e propria vita parallela che comincia dal nostro cuscino e termina con le prime luci del mattino. Non tutti però hanno la fortuna di dormire “sonni tranquilli”. Ho sempre avuto uno strano rapporto col mondo bluastro del sonno. Il timore di perdere coscienza per tanto tempo, la sensazione di essere in balìa delle onde del subconscio, la paura di divenire in soli sette minuti così terribilmente vulnerabile.

La clinofobia è la paura di addormentarsi e staccarsi dalla realtà, ma non tutti gli uomini vivono la dimensione onirica come una realtà di cui non hanno il controllo.

Alcuni uomini noti come “onironauti” hanno la capacità di avventurarsi all’interno dei “sogni lucidi”. Il sogno lucido, è ciò che si verifica quando il sognatore sa di essere addormentato ed è perfettamente conscio di trovarsi nel suo mondo onirico, per questo è in grado di agire come meglio crede: percorre le strade che vuole, compie le azioni che preferisce ecc. Non è una cosa da tutti sperimentare un sogno lucido: coloro che lo riconoscono, notano alcuni tratti particolari che lo distinguono da un sogno qualunque. In un comune sogno, ad esempio, se ci capita di guardare due volte un orologio, esso segnerà entrambe le volte due orari differenti. Questo avviene perché non abbiamo il controllo. Ma per gli onironauti è differente. Questi una volta svegliatisi, sono addirittura in grado di riaddormentarsi e riprendere il sogno da dove lo avevano lasciato, sperimentando una vita alternativa in cui sono padroni di sé stessi.

Anche nel buio della notte, sanno ritrovare la strada di casa. Ma i sogni sono quei luoghi di ritrovo per la gente che si smarrisce nella notte e, ovviamente, non tutti i sogni sono quartieri “bene”. Negli incubi, sobborghi oscuri della notte, alcuni si perdono ogni tanto, altri (i più sfortunati) ogni volta che chiudono gli occhi. L’incubo notturno, se ricorrente, trova il suo posto a tutti gli effetti nel gruppo primario dei disturbi del sonno nella categoria delle parasonnie. Per gli antichi romani, l’Incubo era un demone dalle sembianze maschili che, di notte, giaceva sul petto dei dormienti, in particolare delle donne e talvolta aveva rapporti sessuali con esse. Esercitando quindi un certo peso sul busto delle vittime, procurava difficoltà nella respirazione e, di conseguenza, induceva l’addormentato a visioni mostruose.

È interessante notare come la parola “Trauma” che in greco significa “lesione“, somigli così tanto alla parola “Traum” che in tedesco significa “Sogno“. Molti sogni lasciano una traccia di sé al risveglio: talvolta una sensazione piacevole, talvolta una ferita dolorosa.

Non tutte le ferite dolorose della notte però lasciano il loro ricordo, per alcuni forse la morte non è più temibile del sonno. È il caso del Pavor nocturnus in cui il terrore vero e proprio trova la sua massima consistenza. Il dormiente viene colto improvvisamente da un attacco di panico che si manifesta con urla terribili. Il soggetto ha gli occhi sbarrati, si divincola, può addirittura mettersi a sedere sul letto ma resta totalmente incosciente ed ogni tentativo di calmarlo o svegliarlo è vano. Il mattino dopo, non ricorda nulla. È di notte che le nostre paure e i nostri desideri più reconditi prendono forma e dimensione. Si scelgono un volto, un’identità o forse siamo noi stessi a sceglierli per loro.

Piccoli eventi che catturano la nostra attenzione durante il giorno trovano posto con dimensioni macroscopiche durante la notte. Le nostre fantasie sono la tavolozza di colori; i ricordi, le luci e le ombre. Quella dei sogni è una dimensione parallela dove siamo schiavi o liberi di essere noi stessi.

Scivolo nel sonno, come se stessi cadendo. Gli scienziati la chiamano “illusione ipnagogica” ma io so che sto arrivando. I muscoli patiscono il mioclono facendo fremere il mio corpo. Dove sto andando?

Non importa. Persa nel mare dei sogni sulla mia nave di coperte, ogni notte è per me un viaggio in un posto lontano e paludoso, dove la differenza tra cielo e terra non esiste e l’aria è solo un altro pavimento su cui camminare. Non ricordo da dove vengo e non distinguo chiaramente il posto dove sono ora. Le persone che incontro non vengono da dove vengo io (ma, in effetti, da dove vengo Io esattamente?). Parlano una lingua che non ho mai sentito prima d’ora, una lingua che capisco e che improvvisamente so parlare.

Allora so che sono in quel mondo che è mio, che è mio davvero.

Perdermici eternamente, quello sarebbe un Sogno.