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Soy Cuba Reunion, lo sguardo di Annamaria Uccella

A Castel dell’Ovo è in mostra “Soy Cuba Reunion” – Un popolo nel vento della Storia, progetto fotografico di Annamaria Uccella, visitabile fino al 14 dicembre 2015 dalle 11.00 alle 14.00, compresi festivi, e dalle 16.00 alle 19.00 nei giorni feriali.

Soy Cuba Reunion, momento di transizione

La fotografa ha voluto ritrarre con Soy Cuba Reunion un importante momento di transizione per l’isola cubana, fissando in un documento l’identità del suo popolo.

Dalla spiritualità, attraverso la storia ed il mito, passando per la persistenza della memoria collettiva, Soy Cuba Reunion si dirama nelle stanze delle sale delle terrazze di Castel dell’Ovo con sessanta fotografie, dando possibilità al fruitore di entrare a contatto con gli sguardi dei cubani, di entrare nei luoghi della rivoluzione, di respirare i pensieri del popolo cubano.

Gli scatti di Annamaria Uccella evidenziano la volontà di ricercare un ritratto sincero dell’isola, nel corso di due settimane scandite da un intenso lavoro.

Soy Cuba Reunion è concentrata nei luoghi della rivoluzione cubana dove ancora ne è percepibile l’eco. Partendo da Santiago de Cuba a Santa Clara, attraversando Mirador de La Cruz e poi Trinidad de Cuba, la fotografa è riuscita a restituire un’immagine reale in un reportage fatto di brevi racconti.

Parlando con Annamaria Uccella si carpisce il sentimento che la lega al suo progetto su Cuba, e dalle risposte alle nostre domande si evince quanta voglia di raccontare è presente nelle sue immagini.

In che periodo sono stati effettuati gli scatti di  Soy Cuba Reunion?

Le riprese sono state effettuate nell’estate del 2011, quando il processo di disgelo tra Stati Uniti e Cuba,  pur non essendo ancora oggetto di incontri istituzionali, era tuttavia percepibile nei volti e nei gesti delle persone, come necessità non più procrastinabile di riconciliazione (reunion). Alla notizia dell’avvio della mediazione politica di Papa Francesco tra B. Obama e R. Castro, è nata l’idea di esporre il mio lavoro, come testimonianza sensibile di una realtà in profondo cambiamento.

Come ti sei rapportata al carattere identitario dei luoghi ripresi?

La forte identità dei luoghi della rivoluzione si respira ad ogni angolo, nella persistenza di una memoria collettiva, e i miei scatti, con grande rispetto, spirito di conoscenza e sforzo di comprensione, intendono restituirla nella sua autenticità.

Ci sono state particolari difficoltà per riuscire a realizzare il percorso visivo che interessa Soy Cuba Reunion?

La difficoltà maggiore che ho incontrato è stata quella di selezionare le immagini, nel tentativo di creare un percorso visivo che mostrasse il sottile confine tra la storia/mito che si respira nei luoghi scelti e la vita quotidiana del popolo. Il percorso visivo è così divenuto un insieme di racconti nella grande Storia di un popolo.

Quali sono stati i rapporti con le persone riprese?

La nobiltà del popolo cubano, che i miei scatti hanno inteso rappresentare, ha reso semplice il mio lavoro. Le persone riprese hanno apprezzato la discrezione e il rispetto del mio approccio, ricambiando con disponibilità e indimenticabili sorrisi.

Ci sono particolari esperienze che possono essere raccontate?

Ricordo ancora vivamente l’incontro con sguardi fieri, ma nel contempo teneri; un misto di forza e dolcezza, che hanno costituito la spinta propulsiva della mia ricerca. In particolare lo sguardo delle donne, depositarie, talvolta con inconsapevole saggezza, dei valori umani più profondi.

 C’è qualche immagine alla quale sei più legata? 

Come diceva Henry Cartier Bresson, fotografare significa mettere sulla stessa linea di mira l’occhio, la mente e il cuore. Ho avvertito questa “magia” per diversi scatti, in particolare per la foto scattata ad un uomo in preghiera e per quella che ritrae una giovane donna con una bambina in grembo nella sua casa, con alla parete un ritratto del Che.

Cosa ti ha lasciato  Soy Cuba Reunion e dove ti piacerebbe arrivare con questo lavoro?

La mia ricerca fotografica a Cuba è stato davvero un viaggio etico, che mi ha consentito di andare oltre gli stereotipi, spesso diffusi per luoghi come Cuba. La ricerca di nuovi punti di vista su una realtà divenuta immaginario collettivo, ha assunto il valore di testimonianza sensibile da condividere.

La finalità ambiziosa rimane quella di stimolare, nel visitatore della mostra e nel lettore del libro fotografico, una riflessione più profonda sul destino di un popolo “nel vento della Storia”.