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Euroscetticismo: l’Europa tra Spagna e Polonia

Spagna. Polonia. Amministrative per la prima, presidenziali per la seconda.

Un destino tutto da decidere quello delle due nazioni, che porterà anche ad una svolta della visione europea.

Dopo il debito della Grecia ed una sua possibile uscita dall’euro, il Premier Matteo Renzi afferma che  essa sarebbe catastrofica e comporterebbe l’inizio della fine per il processo della moneta unica. Ma l’euroscetticismo greco è presente ormai in Europa, dove l’attenzione è focalizzata sullo stato polacco e quello spagnolo.

La cronaca di questi giorni risuona sulla vincita di Andrej Duda in Polonia, candidato della destra nazionalista e di quella di Podemos nel voto amministrativo di Barcellona e di Madrid.

La vittoria di Duda con il 53,47 % delle preferenze contro il 47 di Komorowski, ha stabilito la linea guida di questo paese che si dimostrerà da oggi in poi essere euro scettico. Il neo presidente infatti, che aveva basato sull’unità la sua campagna elettorale, non ha mai, tuttavia, negato la sua contrarietà all’Europa unita e all’entrata di Varsavia nell’euro, dichiarando in tal modo, di voler tutelare gli interessi della sua nazione, trovando anche appoggio negli esponenti più conservatori della Chiesa polacca.

La vittoria di Podemos, con le rappresentanti Ada Colau a Barcellona e Manuela Carmena a Madrid, ha stabilito, invece, le sorti della Spagna. Due volti sorridenti quelli delle due donne che hanno sempre dimostrato la loro vicinanza alla cittadinanza e la loro distanza dalle dinamiche dei partiti tradizionali. Gli spagnoli presentatisi al voto hanno impresso nel paese venti di sinistra.

Ed intanto dal fronte italiano, il premier Renzi parla sulle ultime elezioni, così “O l’Europa riesce a cambiare la propria politica economica o saranno sempre più forti i movimenti contro Bruxelles e contro Strasburgo. Ecco perché noi diciamo che esiste una terza via tra il rigido formalismo burocratico conservatore legato all’austerity che una parte dei paesi europei vorrebbe utilizzare come punto di riferimento assoluto e dall’altro lato la demagogia del tutti contro l’euro”.

Si dimostra invece positivo il leader della lega Salvini, che non si è mai dimostrato entusiasta nei confronti dell’Europa:”Il risultato elettorale della Spagna (con l’exploit di Podemos) e anche il voto in Polonia (con la vittoria del nazionalista Duda) sono una bella mazzata per i difensori dell’Europa della banche e per i servi di Bruxelles. Abbiamo tante differenze da Podemos ma questa è una boccata d’ossigeno per l’Europa dei popoli. Al di là delle differenze e delle specificità del voto in Spagna e in Polonia quel che sta accadendo in Europa, compreso quel che è accaduto in Gran Bretagna, è un segnale molto chiaro – ha proseguito Salvini – significa che la gente vuole riprendersi il controllo dei confini, delle fabbriche, dei campi, del lavoro, delle banche. E dice basta ai burocrati di Bruxelles”.

Un evidente malcontento quello dilagante in tutti gli stati europei, che guardano con invidia ad una Germania sempre più salda e fiduciosa in questa Comunità dove, divergenti sono i venti politici.

Che portino essi ad un cambio di rotta positivo o che siano cattivi presagi?

Euroscetticismo: L’Europa tra Spagna e Polonia