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Eroica Fenice

Starbucks in Italia tra tradizione e innovazione

Howard D. Schultz, presidente e CEO di Starbucks, ha annunciato che l’azienda nel 2017 aprirà il suo primo bar in Italia a Milano.

Chi ha avuto la fortuna di viaggiare all’estero sa bene che Starbucks non è un semplice bar ma un luogo caldo e accogliente dove trascorrere piacevolmente del tempo da soli o in compagnia.  Con più di 20.000 locali in giro per il mondo Starbucks offre la possibilità di sedersi su una comoda poltrona, bere un delizioso Frappuccino, ascoltare buona musica, leggere un libro, connettersi gratuitamente ad internet e lavorare o – perché no? – semplicemente parlare con un amico.

Sebbene la qualità del caffè sia lontana anni luce dagli standard italiani, la decisione dell’azienda di aprire dei locali in Italia potrebbe essere vincente: del resto, il primo Starbucks venne aperto nel 1983 a Seattle grazie all’idea di Howard Schultz che, dopo essere stato in Italia, voleva esportare in America la filosofia di vita legata al caffè. Come affermato dallo stesso Schultz: «Avvertii la necessità inespressa di romanticismo e senso di comunità [..] gli Italiani avevano trasformato il caffè in una sinfonia, ed era un’esperienza piacevole». 

Si tratta di una grande sfida per la multinazionale statunitense dato che l’Italia è la patria del caffè e dato che gli Italiani non sono abituati a sorseggiare lunghi caffè trasportati in enormi bicchieri di plastica. A tal proposito in diverse interviste Schultz ha dichiarato di non avere intenzione di colonizzare il mercato italiano, né di offrire gli stessi prodotti che già si trovano negli altri Paesi ma, piuttosto, di volersi espandere in Italia con «umiltà e rispetto per gli Italiani e per la cultura del caffè».

Starbucks in Italia tra tradizione e innovazione

Il locale Starbucks che aprirà nel 2017 dovrà competere con i bar dove il caffè non rappresenta solo una bevanda ma un momento di ritrovo con amici, altri clienti e spesso anche con il barista, presenza certa con cui è sempre possibile scambiare qualche parola. Inoltre, i prezzi mediamente più alti dei prodotti Starbucks potrebbero scoraggiare i consumatori. Tuttavia, bisogna tener presente l’importanza dal brand: esattamente come accade per i prodotti Apple, c’è una fetta di mercato che non bada al prezzo o alla qualità ma sceglie sulla base del prestigio sociale che può scaturire dal frequentare il locale. Questo aspetto è particolarmente vero per Starbucks che da anni è parte dei racconti dei viaggi all’estero di migliaia di ragazzi che non possono fare a meno di fermarsi in quella che, in parte, è divenuta una mini attrazione.

Dunque la domanda resta: l’arrivo di Starbucks è l’ennesimo trionfo della globalizzazione che farà cambiare le nostre abitudini? Finiremo davvero con l’abbandonare il buon caffè ristretto per il caffè americano? Come per qualsiasi altra previsione non si possono avere certezze ma osservando fenomeni simili come ad esempio McDonald’s si può giungere ad una conclusione. L’arrivo delle grandi multinazionali nel settore alimentare in Italia, fino ad ora, non ha portato alla distruzione delle buone tradizioni culinarie e, sinceramente, sembra difficile che questo possa accadere con l’arrivo di Starbucks.

Quello che l’azienda statunitense sembra poter offrire è un qualcosa di diverso dal caffè che gli italiani consumano durante pause veloci che scandiscono il ritmo della giornata: in un’ottica diametralmente opposta Starbucks può inaugurare una nuova tendenza che non mira a consumi molteplici e rapidi ma a mattinate e pomeriggi tranquilli trascorsi in compagnia o anche da soli a lavorare, studiare o rilassarsi.

L’arrivo di Starbucks non ci porterà ad abbandonare le nostre buone tradizioni ma ci offrirà la possibilità di declinarle in modo diverso e innovativo.

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