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Eroica Fenice

Statistiche all’11 settembre: 2014 da record!

Potrei cominciare borbottando: “Prima dell’11 settembre 2001, ci avviavamo a gonfie vele verso il 3000”.
Sarebbe banale, riduttivo, giornalisticamente inutile.
Oggi voglio solo condividere dei principi che io ho imparato da quell’esperienza di tredici anni fa, e che voi potrete “allegare” alla vostra.
Era una mattina come tutte le altre, piena del sole che penetrava dalle fessure delle persiane nelle nostre camerette. Ma il mondo è, di suo, imprevedibile, sgrammaticato, sporco. C’è chi continua a sperare si possa fermare un istante alla perdita di ogni vita, eppure sembra solo un film recitato da attori scarsi, molto scarsi.
Adesso eccoci qui, con la triste consapevolezza che, in fondo, non sarà mai più come prima. Eccoci qui, reputandoci parte integrante di un videogioco estremamente realistico. Qui, sotto le lenzuola, mentre sentiamo la nostra pelle rabbrividire, tremare, ardere.
Io ero bambino. Guardavo cartoni animati. Avevo il naso appiccicato alla TV e, a volume azzerato, nella stanza accanto ascoltavo commenti disperati su persone lanciatesi giù dal novantottesimo piano. Non c’è che dire: una caduta straziante, perfetta, certamente più stilosa, nel suo piccolo, di quella della dignità umana.
Mi ero ripromesso di non scrivere più nulla sull’11 settembre. Tuttavia, dopo aver resistito all’omicidio di due giornalisti in Iraq, ho scelto di porre fine a un silenzio troppo lungo davanti allo sguardo vuoto di Noah (ventisette anni): un militare divenuto paralitico a causa di un proiettile conficcatoglisi nel dorso a Baghdad.
Ha dunque un senso commemorare il prologo di una guerra che dura tuttora? È davvero lecito descrivere (in pace) ogni pallottola ancora in volo? È forse più giusto che un padre non possa muovere le mani per cullare sua figlia tra le braccia?
La risposta è negativa, perché anche se geograficamente questa non sarà mai la Terza Guerra Mondiale, io mi sento stranamente coinvolto.
È vero: in guerra si perde tutti, ma senza il punto (in grammatica) non si vincono neppure le battaglie.
Penso che il 2014 sia stato un anno simile a quell’ormai lontano (e così vicino) 2001: aerei dispersi, altri “colpiti e affondati”, persone gettatesi dal settimo piano e troppi servizi su Gaza al telegiornale.
Sapete, ci sono cose che vanno al di fuori del controllo della nostra mente. Tutti attraversiamo tempeste nella vita e, qualche volta, qualcuno rischia di confondere i sentimenti altrui per noiosi simulatori di gioco, facendo sconfinare la finzione nella realtà.
Ad ogni modo, sarebbe da codardi cercare di dimenticare lo United 93, l’aereo di linea dirottato su cui viaggiava la piccola Anne (tre anni), destinazione Disneyland. Sarebbe da vigliacchi dimenticare ognuno di quegli otto bambini che persero la vita perché lo avevano deciso i “grandi”.
Ecco, io preferivo litigare per una fetta di torta e far la Pace ad alta voce col ditino incrociato… e mi vergogno di preferire un motore alla bellezza misteriosa di una passeggiata, di pesar le parole prima di aprir bocca, di non saper più mettere a posto la strana costruzione di quei due grattacieli che, affiancati, formavano un curioso numero undici, lo stesso che nessuno avrebbe voluto sostituire con quello di una storica data.
Insomma, potremmo commemorare questo giorno così, con orrore, rimpianto o, peggio, come se nulla fosse accaduto.
So che non è possibile, però a me piacerebbe ricordare in maniera diversa, con un misto di malinconia e, nonostante tutto, un piccolo sorriso sulle labbra. Ho scelto di invidiare chi, al di sopra del novantatreesimo piano, ebbe ancora il coraggio non di chiedere aiuto o di mettersi in salvo, ma di cercare un ultimo “I love you forever, mum. Date: 11/09/01 10:16” attraverso il quotidiano messaggio del mattino, quello che si invia durante l’orario di lavoro, ben al di là di mille altri pensieri.
Questo mi aiuta. Mi aiuta a sperare in un mondo all’altezza dei “loro” sentimenti.
Spero che Noah, pur rendendosi conto di non poter stringere sua figlia tra le braccia quando nascerà, comprenderà che nulla potrà impedirgli di tenere il suo cuore.
Spero che, per Anne, la prossima destinazione possa essere un posto dove le foglie crescono anche d’autunno, dove l’amore non dura il tempo di una notte, di un crollo, di una fine. E credetemi, lo sarà. Sarà la sua Disneyland: dove una carezza, finalmente, fermerà l’ultimo missile.
Spero…

Statistiche all’11 settembre: 2014 da record!

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