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Eroica Fenice

Strage a Las Vegas

Strage a Las Vegas, 59 morti e oltre 500 feriti

Domenica 1° ottobre, Las Vegas, la città del Nevada famosa in tutto il mondo come il paradiso dei casinò e del gioco d’azzardo, è divenuta lo scenario di una strage senza precedenti, una ferita insanabile nell’animo del popolo americano e del mondo intero.

Stephen Paddock, un pensionato americano di 64 anni, dopo aver ucciso una guardia di sicurezza, si è affacciato ad una finestra al trentaduesimo piano del Mandalay Bay Hotel, e da lì ha iniziato a sparare all’impazzata sulla folla di oltre 40.000 persone che si era riversata nelle strade per il concerto del Route 91 Harvest Festival, un’importantissima rassegna di musica country. Il killer ha continuato ad uccidere fino a quando, prossimo all’arresto, ha deciso di suicidarsi. Nonostante il repentino intervento degli agenti della SWAT, la follia sanguinaria di Paddock è riuscita a provocare 59 morti e oltre 500 feriti.

Uno degli aspetti più sconcertanti dell’intera vicenda è che, stando alle prime ricostruzioni, il killer non aveva nessun precedente penale nè aveva mai dato segnali di squilibrio mentale. Secondo gli amici e i parenti di Paddock, questi era un uomo benestante che conduceva una vita semplice insieme alla moglie. Di conseguenza è impossibile non interrogarsi sulle ragioni che possono aver portato un uomo, apparentemente mite e normale, a procurarsi un arsenale di armi e compiere un’atrocità di tale portata.

Las Vegas: una strage senza movente

Il movente del killer è ancora incerto. Da una parte vi è l’ISIS che ha rivendicato l’attentato tramite un comunicato web: stando alla dichiarazione dell’organizzazione criminale, Paddock si sarebbe convertito all’Islam alcuni mesi prima e avrebbe quindi dato luogo all’attacco in veste di soldato dello stato islamico; dall’altra parte vi è l’FBI che per il momento smentisce la presenza di ogni legame tra l’attentatore e le cellule terroristiche islamiche.

La gravissima vicenda si configura come la più grande strage americana dopo l’11 settembre. Essa scuote profondamente gli animi e sollecita su più fronti le polemiche sulla tematica dell’utilizzo delle armi da fuoco negli USA. Polemica già accesa dalla strage di Orlando avvenuta nel giugno 2016, ove persero la vita 49 persone. Quanto successo a Las Vegas è per molti l’ennesima dimostrazione della pericolosità di un sistema in cui è eccessivamente semplice procurarsi armi usate per uccidere poveri innocenti.

A prescindere delle ragioni che hanno spinto l’assassino, bisogna riconoscere che questa orribile vicenda contribuirà ad accrescere il clima di terrore che si sta diffondendo negli ultimi anni. Sempre più spesso terroristi e folli di ogni sorta decidono di dare sfogo alla loro sete di sangue in luoghi e contesti dove le persone si riuniscono per svagarsi e trascorrere momenti di piacere. L’attentato al Bataclan di Parigi, quello di Nizza, l’attentato ai mercatini di natale di Berlino, quello al concerto di Ariana Grande a Manchester, quello al Pulse di Orlando ed infine la strage di Las Vegas, sono solo alcune delle troppe tragedie che inevitabilmente insinuano la paura nei nostri animi ed un odio profondo contro gli artefici di tutto questo male.