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Strage di migranti: gli orrori del Mediterraneo

Centinaia di persone, oltre 700 secondo i testimoni, oltre 900 secondo un sopravvissuto ricoverato a Catania, sono morte in un naufragio nel canale di Sicilia il 18 aprile scorso, in quello che rischia di essere la peggior tragedia di migranti di sempre. I migranti erano su un peschereccio partito da est di Tripoli, stipati come animali in una barca lunga dai 20 ai 30 metri. Secondo le prime informazioni raccolte da un superstite, un ragazzino bengalese di soli 17 anni, i migranti naufragati provenivano da diverse Nazioni. Il superstite è stato sentito dalla Squadra Mobile e ha reso dichiarazioni anche circa il numero dei migranti a bordo del peschereccio, che ha indicato in 950, tra cui circa 200 donne e tra i 40 e i 50 bambini. Molte delle vittime sarebbero state rinchiuse nella stiva dai trafficanti prima della partenza. Al momento dell’allarme il tono di voce dell’interlocutore non era concitato: “Siamo in navigazione, aiutateci“. Gli operatori, grazie al sistema satellitare di chiamata, hanno potuto rapidamente individuare le coordinate del punto dal quale è partita la chiamata e organizzare i soccorsi inviando sul posto il mercantile portoghese King Jacob. Quando l’imbarcazione si stava avvicinando al peschereccio, i migranti si sono spostati sul lato della nave, per essere salvati ma spostando il peso, questa si è ribaltata. La Guardia Costiera ha recuperato 24 cadaveri e solo 28 superstiti.

Finalmente il 23 aprile, il vertice Europeo ha deciso di affrontare l’emergenza migranti riunendosi in Consiglio. In breve, elenchiamo i punti fondamentalidella riunione straordinaria del Consiglio Europeo sull’Immigrazione:
• Saranno compiute azioni per individuare e distruggere le imbarcazioni dei trafficanti prima che siano usate. Queste azioni saranno in linea con il diritto internazionale e il rispetto dei diritti umani.
• Saranno triplicati i finanziamenti alla missione di sorveglianza e salvataggio Triton. Il mandato di Triton non sarà modificato e continuerà a rispondere alle chiamate di soccorso dove necessario.
• Sarà limitato il flusso dell’immigrazione irregolare e si eviterà che le persone mettano a rischio le loro vite attraverso la collaborazione con i paesi di origine e di transito, soprattutto i paesi attorno alla Libia.
• Sarà rafforzata la protezione dei rifugiati. L’Unione europea aiuterà i paesi di arrivo dei migranti e organizzerà la ricollocazione dei migranti negli altri paesi membri su base volontaria. Chi non otterrà lo status di rifugiato sarà rimpatriato.

Inutile dire che numerose sono state le polemiche in quanto il piano in dieci punti è stato considerato debole ed assolutamente vergognoso da numerose fondazioni, prima fra tutti la Cei. Parole come affondare, distruggere, respingere, senza che siano accompagnate da parole come tutelare, salvare, accogliere, non hanno prospettiva. Ancora una volta si pensa a contrastare i trafficanti e non a tutelare le persone attraverso i canali umanitari, con un piano sociale europeo nei paesi di arrivo dei profughi e migranti e con la cooperazione locale. L’Europa continua con ostinazione e miopia a rimanere nel Mediterraneo solo per difendere i suoi confini e non per salvare chi scappa da guerre e persecuzioni. Tutti gli Stati membri dovrebbero condividere lo stesso obbligo di garantire una protezione effettiva a chi fugge da guerre e persecuzioni ma questo di fatto non accade rendendo l’Europa un’unione di diseguali.
Se l’Europa destinerà ulteriori finanziamenti al contenimento dell’immigrazione nei Paesi del nord Africa e del medio oriente, forse riuscirà a diminuire il numero di incidenti nel Mediterraneo.
Non cambierà però la sostanza: i morti non galleggeranno più in mare, ma verranno abbandonati nel deserto, lontano dalla vista dei cittadini europei e dalle prime pagine dei giornali. E magari tutti avranno le coscienze un po’ più pulite.
«Aiutiamoli a casa loro» è un’affermazione che imbarazza, perché chi la utilizza o è così in buona fede da vivere fuori dal mondo ignorandone le dinamiche reali, oppure lo fa in maniera del tutto strumentale. Cos’è «casa loro» quando parliamo di territori che non hanno autonomia politica e quando ce l’hanno l’Occidente la distrugge? Al di là di ogni giudizio su Saddam o Gheddafi, a chi ha giovato la loro eliminazione se poi le Nazioni che governavano sono piombate nel caos? Il caos produce profitti, permette all’Occidente di vendere armi, di mettere le mani su risorse, materie prime e posizioni geopolitiche importanti sul piano economico e militare, di gestire l’affare dell’immigrazione che le sue stesse leggi rendono clandestina. Cosa vogliamo dire quindi con «casa loro» se casa loro è da secoli il cortile di casa nostra, illudendoci pure che quello che determiniamo lì non comporti conseguenze anche qui?
Diversi anni fa, alcuni analisti della nostra intelligence militare, alla ricerca della “soluzione finale” di un problema che allora cominciava ad affacciarsi sui media, ne proposero una davvero finale: l’Italia e l’Occidente dovevano impegnarsi perché l’Africa subsahariana restasse in povertà assoluta – Quarto Mondo, non Terzo – perché solo la mancanza del denaro necessario ad affrontare il viaggio della speranza attraverso deserti e mari ci garantiva del fatto che nessuno ci avrebbe provato. Per fortuna il documento filtrò oltre le maglie del segreto e fu opportunamente cestinato.
Non si può sfuggire al dovere di accogliere. Se esistono ancora dei valori europei, se l’Unione Europea non è solo una parola vuota o il nome contemporaneo dell’ignavia, e se questa Europa vuole avere un posto nel mondo, noi i profughi li ospiteremo. E li tratteremo come si deve a chi soffre anche per causa delle nostre incursioni armate in terre che non ci appartengono più, ma verso le quali esibiamo talvolta patetici riflessi neocoloniali, ribattezzati “guerra al terrorismo”.

Sempre più spesso che nascere male è un tiro di dadi del destino, provare a vivere bene è un diritto dell’uomo.

Strage di migranti: gli orrori del Mediterraneo