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Telejato non rischia più la chiusura

Telejato è una piccola televisione siciliana che trasmette dal Partitico fino a Palermo, affacciandosi sulla valle dello Jato, e divenuta famosa per la sua storica battaglia contro la criminalità organizzata. Diretta da Pino Maniaci, nasce nel 1989 e fino al 26 novembre ha rischiato la chiusura per ordine della Corte Europea: avrebbe disturbato le trasmissioni del digitale terrestre di Malta. In realtà non è la prima volta, ma già a causa dello “switch off” della televisione italiana, nel passaggio dal segnale analogico a quello digitale, una piccola televisione siciliana a carattere locale proprio come Telejato rischiava di soccombere. La soluzione fu trovata su sollecitazione di una petizione che ha raggiunto le 70mila firme, stabilendo di accorparla a un gruppo di televisioni (la Telemed) più ampio, sintonizzato sui canali 28 e 46.

Da quel 4 luglio del 2012, finalmente, sembrava esserci più di una speranza e una nuova rinascita per la televisione antimafia: Maniaci affermava con fierezza di essersi attirato più di 300 querele per le sue denunce, senza contare il numero di minacce rivoltegli. Proprio dal sito di Telejato si legge, oltre al racconto della vicenda, l’elenco di intimidazioni ricevute da direttore e collaboratori: “Prima sotto forma di frequenze negate, poi di ‘querele temerarie’ scagliate a decine come arma di intimidazione preventiva, ed ancora auto bruciate, cani ammazzati, familiari minacciati, lettere minatorie, contributi negati”.

La nuova parabola discendente per Telejato

Nonostante la combattività dell’emittente e il desiderio di dar voce a chiunque voglia rompere il muro dell’omertà, il sogno comincia a infrangersi, e non per le ingerenze del malaffare: la Telemed, con i rispettivi canali 28 e 46, è costretta a chiudere perché questi interferiscono con i segnali di Malta. Come se non bastasse, la Telemed è ormai da anni in amministrazione giudiziaria perché sospettata di avere un coinvolgimento negli affari dell’imprenditore palermitano Filippo Rappa accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Solo per il 46 c’è la speranza di un’aggregazione al gruppo Toluian, che ne determinerà la salvezza.

A Maniaci il coraggio e il desiderio di combattere non mancano, al punto da affermare pubblicamente e con determinazione: «Non mi fermeranno e dovranno arrestarmi per impedirmi di trasmettere con la mia televisione e continuare a fare quello che ho fatto sempre: denunciare il malcostume, la corruzione e la criminalità imperante da queste parti». A Telejato, infatti, fa capo la denuncia nei confronti di Silvana Saguto, ex Presidentessa delle Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, attualmente sospesa dal servizio perché indagata per corruzione, nonostante fosse stata proprio lei a determinare, quando fu necessario, la nuova vita amministrativa del gruppo Telemed. Ancora, il direttore: «Mi domando se dietro a tutta questa vicenda ci sia l’ennesimo tentativo di metterci il bavaglio». Il giornalista, infatti, porta l’attenzione sulla difficoltà che incontrebbe Telejato nell’interferenza con i segnali di Malta: «Ci accusano di interferire con Malta ma il nostro segnale, più lontano che arriva, è a Palermo, attraverso i ripetitori piazzati sul Monte Bonifato vicino Alcamo, in provincia di Trapani. Mi chiedo che giro debba fare il segnale per arrivare a Malta». In effetti, sembra faticare a raggiungere addirittura la vicinissima Palermo con una potenza di appena 50 watt.

Il comunicato del Ministero: “il caso Telejato non esiste”

La sentenza della Corte Europea era esecutiva e il 2 dicembre l’emittente avrebbe dovuto chiudere. L’unica possibilità era, data la situazione, sperare che il Ministero dello sviluppo economico trovasse un’altra frequenza o ne liberasse altre non utilizzate. Sul web – come per il primo rischio chiusura – c’è stata la mobilitazione e la presentazione di una petizione per raggiungere le alte sfere, riuscendo con buona probabilità nell’intento. Dopo una telefonata del Sottosegretario Antonello Giacomelli, il direttore dell’emittente può precedere ciò che verrà ribadito nel comunicato, nero su bianco: Telejato non dovrà chiudere perché non è direttamente interessata dalla procedura di rottamazione delle frequenze in quanto trasmette da un impianto nella parte Nord della Sicilia che non interferisce con Malta si legge su La voce di New York non serve un’inchiesta particolarmente approfondita per scoprirlo: basta leggere la delibera Agcom e il decreto ministeriale che lo stabiliscono”.

D’altronde tanta è la dedizione che la casa di Maniaci è la sede attuale: sia amici che familiari sono stati disposti a diventarne collaboratori. Magari è stata proprio la voce del web a contribuire alla risoluzione della vicenda e a smuovere una situazione che sembrava non avere vie d’uscita. Sicuramente ora Maniaci può brindare e deve farlo perché il coraggio e la determinazione vanno indubbiamente premiati. Allo stesso modo, anche la possibilità di avere la parola dove è stata negata e di denunciare la corruzione, il malaffare, la malavita che per troppo tempo hanno costituito un substrato ben radicato nella nostra società, controllandone i movimenti. Telejato non è solo un’emittente, ma un luogo d’incontro e le sue porte sono sempre aperte per chiunque desideri lottare al loro fianco. Il giornalista conclude «la battaglia è  vinta, Telejato non si tocca!».