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Eroica Fenice

Testimonianza da una fuorisede

Essere un fuorisede è una condizione incomprensibile per chi non lo è mai stato: quell’essere apolide non può capirlo chi non ci è passato. Si tratta di tre-quattro-cinque-dieci anni (dipende da quanto sono generosi i tuoi genitori) in cui sei formalmente residente in un luogo ma vivi stabilmente in un altro.
Esistono vari tipi di fuorisede. Ci sono quelli “io in quel paese di merda non ci tornerò mai più” che trascorrono in famiglia solo le vacanze natalizie ed estive per evitare che i genitori taglino loro i viveri. Ci sono quelli “adoro vivere qua” che continuano a chiamare casa il loro luogo di nascita e a trascorrere almeno tre fine settimana al mese con i compagni del liceo. Ci sono anche quelli che corrispondono perfettamente al luogo comune, che collezionano bottiglie di birra vuote, cartoni di pizza sporchi, che bevono vino in bottiglie di plastica e che passano le loro giornate a bivaccare.

E poi ci sono gli apolidi, quelli che non odiano la loro città natale, ma hanno deciso (almeno per un po’) di cambiare aria e non sanno come regolarsi in questa strana condizione. Insomma quelli che non odiano famiglia e amici ma sono contenti anche se li vedono meno di prima e che hanno, loro malgrado, capito che essere fuori sede è meno ‘cool’ di come volevano fargli credere. Si tratta di quelli che non si sentono a casa nella nuova sede perché quella non sarà mai casa loro, ma non sono più completamente a loro agio nella città natale.
Perché stare da soli, fare orari strani, bere il lunedì sera, studiare di notte, dormire con chi vuoi, mangiare quello che vuoi ecc… può essere bellissimo, ma solo se sei disposto a rinunciare al pranzo della domenica, alle feste che capitano in un giorno infrasettimanale, alla cucina di tua mamma-nonna-zia, al letto rifatto da qualcun altro. E soprattutto se sei disposto a vivere con potenziali pazzi furiosi in appartamenti spesso disastrati che nemmeno tra un milione di anni considererai casa tua.

Insomma, come sempre, non bisogna farsi fregare da film come L’ Appartamento Spagnolo, che offrono un’immagine della vita studentesca molto lontana dalla realtà, e capire che anche in una situazione potenzialmente perfetta ci sono dei pro e dei contro. 

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