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Eroica Fenice

TFA: sistemi di reclutamento da ripensare

Ma quando verrà pubblicato il bando? Ma è stato pubblicato il bando?”

Domande di questo genere e similia inondavano da tempo le home degli aspiranti tieffini iscritti ad almeno uno dei numerossimi gruppi allestiti su Facebook, luoghi virtuali spesso testimoni di frustrazione, talvolta, anche utili tramiti per recepire informazioni utili.

Il 16 maggio scorso il bando più atteso da tre anni, dopo il primo/ultimo ciclo del Tfa, veniva pubblicato sul sito del MIUR, sottoscritto dal Ministro Stefania Giannini. Il Ministro si assumeva l’onere lasciatole da Stefania Carrozza, che, all’indomani dell’ennesimo fallimento governativo, quello del governo Letta, deludeva le aspetattive dei neo- aspiranti vanificando le promesse fatte. Del resto, le polemiche sollevatesi sin dai tempi del primo ciclo rispetto ad una soluzione inadeguata erano destinate a mutare solo il bersaglio. Basta iscriversi ad uno dei gruppi sopracitati per avere un’idea degli umori diffusi tra i neo aspiranti.

Come molti sapranno il Tfa (tirocinio formativo attivo) costituisce in Italia un ostacolo obbligato da superare per quanti aspirino ad abilitarsi nel settore dell’ insegnamento, sperando, prima o poi, di uscire dalla dimensione del precariato. Circa 22.450 i posti a disposizione per i partecipanti al concorso cui si aggiungono i 6.630 per il sostegno previsti per gli insegnanti già abilitati. Tra gli aventi diritto all’accesso figurano anche i tieffini vincitori, ma rimasti fuori nel precedente ciclo, causa esaurimento posti.

L’accesso al percorso abilitante prevede il superamento di tre prove di accesso:

1. Un test preselettivo, articolato in 60 domande, 50 identiche per tutte le classi di insegnamento, 10 specifiche della classe di insegnamento scelta dal candidato;

2. una prova scritta diversa per ogni classe di insegnamento;

3. una prova orale.

Il primo test, l’ostacolo più temuto, si svolgerà a partire dal 14 luglio prossimo e proseguirà per ciascuna classe di concorso fino alla fine del mese. Solo chi otterrà un punteggio minimo di 42 risposte esatte su 60 passerà, forse, il turno. Già in occasione del primo ciclo, tenutosi nell’ anno accademico 2011/2012, molte erano state le polemiche sollevate riguardo alle modalità d’ accesso, trattandosi di un test che banalizza la preparazione di un laureato -aspirante insegnante- riducendola ad una conoscenza nozionistica, come se la valutazione di un futuro docente passasse attraverso un numero di crocette indovinate, forse pure a caso, come se l’università fosse paragonabile ad una macchina che produce eserciti di pedanti, come se il futuro insegnante fosse davvero chiamato ad impartire nozioni e date ai suoi futuri alunni.

Dunque, non solo dopo aver indossato la tanta agognata corona d’alloro il neo-laureato -e non- si trova a dover riprendere in mano i libri, a rispolverare e a memorizzare -in un lasso di tempo ristrettissimo se si pensa ad una pubblicazione del bando avvenuta solo due mesi prima l’ avvio dei test d’accesso- date e nozioni perdute nell’oceano dell’oblio, ma anche nella consapevolezza di aver investito dei soldi senza la speranza di un’abilitazione certa e, meno ancora, di un lavoro certo. Il candidato futuro insegnante è chiamato non a dimostrare la sua formazione, ma la sua memoria d’ elefante. 

Quale la controrisposta ad un sistema che punta più sulla speculazione e meno sulla formazione? Il Ministro Giannini annuncia soluzioni alternative al TFA, in origine pensato come percorso abilitante di transizione rispetto alle precedenti Siss. Si guarda al modello già adottato in altri paesi della laurea abilitante, con un tirocinio da tenersi nell’ultimo anno della magistrale, soluzione di fatto già adottata in Italia per la laurea in “Scienze della formazione primaria”. Intanto la fila dei precari in attesa aumenta e con essa il numero di quanti, giovanissimi, allungano lo sguardo verso l’estero, mentre la soluzione TFA resta, di fatto, l’ unica strada percorribile in cambio di un’ abilitazione, un sistema di reclutamento che va ripensato, ri-sistemato. Nell’intanto, incrociamo le dita e ci rassegniamo alla prossima, si spera l’ultima, scalata verso il “quizzone”.

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