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Eroica Fenice

Tigre

La Tigre che aveva perso le strisce

“- Carla mi racconti una storia?

– Sì Amore. Che storia vuoi sentire? Quella dello Scoiattolo o… del pesciolino…?

– No la storia della Tigre…

– Della Tigre…? E va bene, allora… c’era una volta una Tigre che… aveva perso le strisce!

– … E come le aveva perse?

– Come le aveva perse… perché un giorno, mentre dormiva a pancia all’aria, una Signora l’aveva vista, l’aveva scambiata per un bel gattone grosso e ciccione e aveva detto <<To’ guarda questo micione quanto e sporco! Tutto pieno di striature…!>> e aveva cominciato a strofinarlo, a strofinarlo con la candeggina e il guanto di crine, finché la tigre non aveva perso tutte le strisce e ancora dormiva beato e rilassato per il bel massaggio, mentre la Signora soddisfatta del misfatto esclamava <<Voila! Ora sì che sei bello pulito, gattone!>>

– E poi?

– E poi quando la Tigre si svegliò successe il finimondo: all’inizio non si accorse del sopruso, e camminava tranquillamente per la foresta in cerca della colazione, ma a un certo punto si avvide che tutti gli animali che incrociava, comprese le succulente prede pappatorie preferite, alla sua vista scoppiavano a ridere, e piangevano e avevano mal di pancia per le gran risate. Quando la tigre  faceva per acciuffarle, la canzonavano senza un briciolo di timore dicendo: <<Ehilà gattone! Ehilà bel micino!>> e poi <<Heilà Tigre! Non fai più paura a nessuno senza le tue strisce!>>

<<Senza le strisce?>> pensò la Tigre, e andò a specchiarsi nel fiume: vide un botolo, una palla di pelo arancione (gli si era gonfiato a causa del troppo spazzolare della Signora!) un’enorme palla senza orecchie, senza zampe, senza baffi e soprattutto senza strisce!

– E poi?

– E poi, giustamente, scoppiò in lacrime: <<Buaahhhh!!! Sono orribile, sono un abominio, ridono tutti di me, i miei spuntini, le mie colazioni… Non faccio più paura a nessuno, sono un fenomeno da baraccone…!>>

– E poi? Come fa la tigre?

– E poi come fa…. come fa… Ah! Arriva un Pittore! La Tigre è arrabbiata e lo agguanta: <<In mancanza di meglio sarai tu la mia colazione!!>>. Il pover uomo comincia a tremare come una foglia davanti a questa palla che, forse non aveva più le strisce, ma delle zanne appuntite, ancora, sì, e la implora: <<Ti prego non mangiarmi! Se non mi mangi risolverò il tuo problema: ti ridarò tutte le strisce!>> <<Ah sì?>> chiede dubbiosa, ma interessata, la Tigre <<E come farai?>> <<Te le ridipingerò tutte, una per una. Sono un pittore!>>. La Tigre allenta la presa e con sguardo minaccioso gli intima: <<Ci sto. Ma bada, Pittore dei miei baffi: ho tanta fame, e se non mi ridai le mie strisce non esiterò a fare di te la mia colazione!>>. Il Pittore, ancora tutto palpitante si mise all’opera, e più che pennelli e colori prese spazzola e phon; <<Che diavolo ci devi fare con quegli arnesi infernali???>> <<La messa in piega!>> rispose il pittore <<Vuole somigliare a un’anguria arancione, a una palla con le strisce, Monsieur?>>. La Tigre convenne che lo Spennellatorephonista dei suoi stivali aveva ragione, e lo lasciò fare. E così, il povero Pittorecoiffeaur passò tutto il pomeriggio a pettinare, phonare e districare nodi<<Mamma mia quante doppie punte! No, no, no cara la mia Tigre, qui non andiamo proprio bene! Mettiamo un po’ di balsamo!>> e piazzava un bigodino, poi arricciava un baffo e piazzava un altro bigodino <<La coda come la vuole Monsieaur? A punto interrogativo? Facciamo pure il depilè?>> non la mise sotto il casco giusto perché erano nella Jungla, la Tigre ora sembrava un porcospino coi rolli. <<Ho bigodini pure in cima al naso, è finita questa posa o no??>> il Pittore tolse tutti i rolli, e venne fuori una tigre-Shirley Temple tutta boccolosa: <<Ah come sono bello! Uh quanti bei ricciolini che ho! E quanto mi donano! Mi incorniciano il viso!>> era una tigre vanitosa. Finalmente il Pittore passò alla pittura e si apprestò a preparare i colori. Dipinse le strisce una ad una, col righello e a mano libera, un lavoro di gran precisione… ma, quando ormai aveva finito, gli cadde una piccola goccia di nero dalla punta del pennello sul manto appena permanentato del suo soggetto. <<Orrore!!>> gridò la Tigre <<Cos’è quel punto??? Non sono mica la zebra a pois!! Ora ti mangio!!>> il Pittore ricominciò a tremare <<No, no per carità!! Rimedio subito!>> ma la macchia non veniva via. Allora decise di dipingerci su, e preparò un po’ di arancione…

– No, non l’arancione, non mi piace! Di giallo!

– Allora il pittore buttò via l’arancione e si mise a fare la danza della pioggia del sole per avere un po’ di giallo… la Tigre lo guardava e pensava <<Questo è matto! Quando mai ha piovuto il sole?>> ma era troppo avvilita per replicare. Così il Pittore si procurò il giallo, soremendo, credo, delle banane, pittò sulla macchia, sventolò per far asciugare e voilà! La Tigre era più bella e paurosa di prima!

– E poi?

– E poi finalmente tutti gli animali tremavano di paura al suo cospetto e la Tigre non rimaneva più a bocca asciutta!

– E poi?

– E poi… e poi….

…”

La Tigre che aveva perso le strisce

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