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Eroica Fenice

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Tortura si, giustizia no?

“La Corte europea dei diritti umani potrebbe occuparsi di altro. Per qualcuno che ha sbagliato non devono pagare tutti. Carabinieri e polizia devono poter agire liberamente. Se un delinquente cade mentre è fermato e si sbuccia un ginocchio, c… suoi. Poi se qualcuno sbaglia paga, anche doppio, ma parliamo di poche unità”. Queste le parole di Salvini a proposito della legge sulla tortura, approvata alla Camera e in discussione al Senato.

La legge prevedrebbe da tre a dodici anni di carcere per chi commette tortura, con aggravanti (da cinque fino a quindici anni di carcere) se appartiene alle forze dell’ordine; e da uno a sei anni di carcere per pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che istiga alla tortura, indipendentemente se essa sia poi effettuata o meno.

 Ma torniamo alle parole di Salvini. Secondo lui questo reato impedirebbe alle forze dell’ordine di svolgere il proprio lavoro, poiché non potrebbero più usare la forza quando necessario e sarebbero ricattabili dai malviventi. Episodi di tortura come la Diaz per lui sono solo “piccoli” incidenti di percorso, avvenimenti secondari. I due maggiori sindacati, Silp e Siulp si sono dissociati dalle sue dichiarazioni, mentre il Sap, noto per gli applausi agli uccisori di Aldrovandi (poi smentiti), ha manifestato a Roma contro l’introduzione del reato di tortura. Da notare: tra il 2009 e il 2011 il suo partito, la Lega Nord (governo Berlusconi) ha tagliato 3 miliardi e mezzo dal bilancio delle Forze dell’Ordine, abbassato il turn-over (ricambio generazionale tra pensionati e nuovi assunti) al 20% e bloccato i fondi per adeguare le retribuzioni ai cambiamenti di grado e alle indennità di servizio (fonte La Repubblica 26/06/2015 e CGIL). Oggi invece si presenta come strenuo difensore delle forze dell’ordine prive di mezzi.

Eppure questa polemica non ha senso: il reato di tortura non è “proprio”, cioè si applica a tutti i cittadini, non solo alle forze dell’ordine, quindi non è un provvedimento punitivo; come sostengono invece Salvini e alcuni sindacati di settore. Inoltre l’Italia ha firmato nel 1950 la “Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo”, e nel 1988 la “Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti”, delle Nazioni Unite, che proibiscono la tortura, definita crimine contro l’umanità, ma è tuttora inadempiente agli obblighi, e dal punto di vista legislativo è alla pari con paesi come Corea del Nord, Afghanistan, Iran e tanti altri dove la tortura non è considerata reato.

Anche la maggior parte delle Forze dell’Ordine è a favore dell’introduzione del reato di tortura, dato che esse devono difendere i diritti umani, e non praticare la tortura. Obiezioni ragionevoli sono state sollevate dal sindacato Silp Cgil: “Giusto introdurre il reato di tortura, però vanno evitate norme penalmente rilevanti per comportamenti minimamente offensivi” (Repubblica 26/06/2015). Cioè bisogna evitare di abusare della norma, cosa che vale per ogni legge, ma l’Italia non può ritenersi al di fuori della comunità internazionale.

Altro punto fondamentale è che la tortura, pratica barbara e disumana, costringe a cedere e dire cose false pur di far cessare il dolore atroce, rivelandosi così anche inutile. Lo ricorda una campagna di Amnesty International di qualche anno fa, che mostra il Dalai Lama, pestato a sangue, che dichiara: “Un uomo che a 50 anni non ha un Rolex ha gettato la sua vita”.

Quindi, le domande che sorgono sono: cosa temono i contrari all’introduzione del reato? Perché l’Italia dovrebbe ritenersi al di fuori della comunità internazionale?

– Tortura si, giustizia no? –

 

Dì no alla giustizia, e sì alla tortura

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