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Eroica Fenice

TPA: bocciatura per Obama

Lo scorso 13 Maggio a Washington si è tenuta una discussione a proposito della clausola “Trade Promotion Authority”, ma Obama riceve un rifiuto dai suoi stessi compagni di partito.

Il TPA è una clausola che, se avesse ottenuto l’appoggio dei senatori (60 voti), avrebbe impedito a chiunque non fosse il Presidente americano di modificare gli accordi di partneriato in corso sia con l’Unione Europea (TTIP) che con 11 paesi asiatici (TPP).

A nulla sono valsi i tentativi di accattivarsi la maggioranza repubblicana al Senato: ormai le trattative per arrivare alla conclusione almeno del Transatlantic-Pacific Partnership (TPP) sembrano essere giunte ad una fase di stallo.

Del resto, non era difficile immaginare che il Congresso non avrebbe accettato di buon grado una estromissione in tema di emendamento di accordi, nè che avrebbe mai permesso ad una semplice clausola come il TPA di limitare il proprio potere decisionale ad un semplicissimo “sì” o “no”.

Insomma, Obama dovrà probabilmente attendere ancora un po’ prima di vedere i suoi sogni di espansione commerciale realizzarsi e la cosa più interessante è che proprio i democratici del suo partito hanno avuto il maggior peso nella bocciatura del TPA, con 52 voti a favore e 45 contrari, impedendo quindi al Presidente di ottenere una maggioranza tale da rendere inefficace qualsiasi proposta di emendamento degli  accordi partenariali.

Come se non bastasse, a criticare ferocemente gli accordi tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea, noti come Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), arriva Alfred de Zayas, esperto di diritto internazionale, nominato dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU come esperto indipendente per la promozione di un ordine equo e democratico.

De Zayas si dice preoccupato del fatto che intorno all’accordo di partenariato USA-UE ci sia una tale segretezza, che ha portato quindi all’esclusione, in ambito di negoziazione, di sindacati e gruppi di protezione ambientale. In tal modo non si è fatto altro che insospettire cittadini che, forse a ragione, dubitano che la partnership possa preservare l’ambiente e quindi la salute dei cittadini.

Zona d’ombra dell’accordo, su cui lo stesso de Zayas focalizza la sua critica, è la possibilità per le multinazionali di contrastare eventuali accuse da parte dei governi, grazie ad un pool di avvocati esperti in diritto commerciale, la cui imparzialità è sicuramente opinabile.

Benchè il risultato di questa battaglia si possa esprimere con un: democrazia 1 – multinazionali 0,
la guerra non è ancora terminata; in ballo ci sono degli interessi maggiori della creazione di un’area di libero scambio.

Gli Stati Uniti si sentono non poco minacciati dallo strapotere economico che stanno acquistando la Cina e gli altri BRICS (Brasile, Russia, India e Sud Africa), tanto da arrivare a proporre la creazione di aree di libero scambio la cui ampiezza è tale da far pensare ad una volontà di controllo globale del commercio internazionale.

E l’Italia?

L’Italia di Renzi è perfettamente a conoscenza di ciò che accade, mentre l’Italia dei cittadini, che si affida ancora all’informazione mainstream, è impegnata a tenere in piedi gli stand dell’Expo e ad arginare le proteste per le riforme del premier. Non sembra esserci abbastanza tempo per dedicarsi anche ad altre faccende che minacciano ugualmente cittadini e democrazia.

-TPA: bocciatura per Obama-

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