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Eroica Fenice

Traffico di esseri umani: oggi come ieri

Quando si parla di traffico di esseri umani il pensiero va, inevitabilmente, alle epoche passate, quelle tanto distanti da noi che sembrano non essere mai esistite. In pochi associano questa terribile realtà al nostro presente, al presente del mondo civilizzato che incita alla pace e si fa portavoce dei diritti dell’essere umano. Eppure, accade anche oggi che bambini, ragazzi, uomini e donne vengono venduti come fossero pezzi di ricambio di un’automobile incidentata, e intorno a loro tutto tace, tace come se questo abominio non fosse abbastanza rilevante. Ma poi, finalmente, in questo deserto di coscienze, qualcuno s’alza in piedi e inizia a domandarsi: “ma in che mondo viviamo? Come mai il mondo non grida a questa barbarie?”; il qualcuno è Alganesh Fessaha, presidente dell’ ONG Gandhi, che ha posto le domande prima a se stessa e poi le ha poste a noialtri.

La realtà con cui si è scontrata Alganesh è, forse, la più vecchia e riluttante del mondo: ragazzi e ragazze rapiti da uomini che chiedono un riscatto alle famiglie per rivederli vivi, ma mentre questa infame somma di danaro arriva, le vittime vengono torturate crudelmente e, spesso, vendute a pezzi: serve un rene? Ne servono due? Occorre anche un polmone? I pezzi di ricambio, ci sono tutti, basta scegliere una vittima a caso, sottrarla per un attimo alle torture, farla in due e prelevare ciò che serve al ‘compratore’; ciò che resta della vittima viene lasciato a marcire nel deserto o in una squallida cella.

Tutto questo accade da anni e accade nel deserto del Sinai. Alganesh non è l’unica a combattere perché l’abominio finisca, con lei vi sono altri uomini e donne che hanno deciso di rischiare la morte per trarre in salvo anche una sola vita. Ad oggi, dei ragazzi rapiti, ne sono stati salvati cinquecentocinquanta, e non è mai abbastanza, perché tra la sabbia del deserto del Sinai si stimano più di duemila cadaveri.

La realtà denunciata da Alganesh non è purtroppo unica nel suo genere: in tutto il mondo migliaia di genocidi si consumano ogni giorno, migliaia di vite vengono stroncate dalla violenza e dalla cattiveria di quelli che, detesto ammetterlo, sono esseri umani come le loro vittime, come tutti noi… come me. E mi chiedo come è possibile che dei miei simili si sporchino le mani di sangue e dolore. E ancora mi chiedo come è possibile che nel bel mondo civilizzato – il mondo dell’ONU e dei suoi caschi blu – sopravvivano realtà come quelle del deserto del Sinai. Com’è possibile? Perché il telegiornale mi parla di una qualsiasi star del cinema che ha acquistato un gabinetto d’oro e non mi parla dei miei coetanei a cui viene strappata la vita dal corpo? Non ho una risposta, e non so neanche cosa porta un essere umano a legare un suo simile a testa in giù e frustrarlo con ferri roventi. Ma credo di sapere almeno una cosa, ossia che siamo il bel mondo dell’ ipocrisia: il mondo che grida ‘no al razzismo’, che piange sui cadaveri degli Ebrei una volta l’anno, che dedica strade e piazze a caduti di guerra, che dice a mille e più organizzazioni no profit a scopo benefico, che lotta per la salvaguardia della Foresta Amazzonica e che guarda ai genocidi di oggi e con un’alzata di spalle fa intendere che non è affar suo. Perché non è onestamente credibile che non esistano mezzi per porre fine a barbarie del genere, è invece credibile che questi mezzi esistano, ma non vengano impiegati in battaglie che, forse, si ritengono meno importanti di altre o semplicemente lontane, tanto lontane da essere trascurabili.

Per fortuna del genere umano esistono anche persone come Alganesh, i suoi collaboratori e tantissimi altri che dedicano parte della loro esistenza, o l’esistenza intera, alla lotta per la vita, combattendo con coraggio i vili soldati della morte, aspettando con pazienza e speranza il giorno in cui non saranno più soli.  

– Traffico di esseri umani: oggi come ieri –

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