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Tribunale di Napoli: questione di sicurezza

Una settimana fa a Milano Maurizio Giardiello, ex imprenditore, munito di un falso tesserino da avvocato, si è recato indisturbato in Tribunale armato di pistola: ha sparato prima al suo coimputato, poi ad un giudice; ancora, al suo ex avvocato e infine ha ferito di striscio il suo commercialista.
La strage è stata compiuta in meno di dieci minuti, nella più indisturbata ed inquietante tranquillità del Palazzo di Giustizia milanese.

Sulla scia di terrore misto a responsabilità istituzionale suscitata dal caso Giardiello, il Tribunale di Napoli ha introdotto severe misure di sicurezza relative all’ingresso nello stesso da parte di tutta l’utenza, disponendo anche per gli avvocati, dapprima esentati da tali “ispezioni”, l’obbligo del passaggio sotto il metal detector o del controllo fisico in quegli accessi nei quali il congegno elettronico non funziona o non è presente.

In virtù dell’introduzione di questa disposizione di sicurezza, negli ultimi due giorni si sono create file inverosimili di avvocati in coda davanti all’ingresso del Tribunale, tutti in attesa di essere passati inopinatamente al setaccio dal personale di sorveglianza presente ai varchi. Data l’enorme affluenza di toghe che quotidianamente converge nel Tribunale di Napoli, le file per accedere agli uffici giudiziari del Centro Direzionale sono iniziate alle sette del mattino e terminate a mattinata inoltrata, in un clima di crescente intolleranza e riluttanza verso i nuovi sistemi di sicurezza a “causa” dei quali le udienze sono saltate, gli animi degli astanti si sono esacerbati degenerando in risse e il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati ha proclamato l’astensione dalle udienze per tre giorni. 

La verità è che, nella stragrande maggioranza dei casi, all’ingresso dei Tribunali italiani gli avvocati non subiscono né il controllo del metal detector, né quello fisico attuato dai poliziotti presenti alle entrate. Solo per i non addetti ai lavori esiste un varco elettronico di sicurezza attraverso il quale sono tutti obbligati a passare, muniti di valido documento di riconoscimento.
Gli avvocati di Napoli si ribellano perché trovano iniquo sottoporsi a file estenuanti per entrare in Tribunale, quando fino a due giorni fa vi accedevano tranquillamente in dieci secondi solo mostrando il proprio tesserino.Perché solo noi dobbiamo essere controllati?; I cancellieri non vengono ispezionati. Non possono impazzire anche loro e fare una strage!?; I giudici che ne sanno dei disagi! Stanno seduti dietro le loro belle scrivanie senza fare la fila per entrare!”. Questo si ascolta nelle aule di udienza.

Forse tra qualche giorno, finita l’onda mediatica suscitata dalla strage di Milano, i riflettori sulla questione sicurezza nei Tribunali si spegneranno e se ne parlerà sporadicamente in qualche salotto televisivo o al prossimo spargimento di sangue. Sarebbe lecito chiedersi perché il Tribunale di Napoli è stato costruito in altezza (un grattacielo di 30 piani) e non il lunghezza, con al massimo cinque piani e molteplici accessi fruibili da addetti ai lavori e non. Inoltre, perchè in Tribunale (seppur con le loro pecche) sono presenti metal detector e agenti di sorveglianza mentre al Giudice di Pace assolutamente nulla di tutto questo? Inoltre, ormai è chiaro che non è così difficile beffarsi delle istituzioni quando, con le moderne tecnologie ed un po’ di abilità manuale, si può falsificare tanto un tesserino di un ordine professionale quanto la sentenza di un giudice. E chi se ne accorge se qualcuno, con indicibile facilità, ruba un fascicolo da una cancelleria? In fondo, in casi come questi ci sono sempre i famosi capri espiatori cui appellarsi: i famigerati fondi per la Giustizia che mancano sempre e la relativa carenza di personale. È dunque la legge uguale per tutti?

-Tribunale di Napoli: questione di sicurezza-