Seguici e condividi:

Eroica Fenice

TTIP: una partnership da guerra

Che cos’è il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership)?

È un trattato sul commercio e sugli investimenti per la creazione della più grande area di libero scambio tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti. La partnership è in via di negoziazione, in sordina, sin dal 2013 e se portata a termine, garantirebbe la riduzione delle barriere doganali facilitando l’entrata e l’uscita dei flussi di investimenti e la libera circolazione di merci all’interno dell’area.

Vista così, non sembra nulla di eccezionale e soprattutto non è evidente il motivo per cui cittadini e governi debbano sentirsi minacciati da questa proposta di partenariato. Innanzitutto, va posto l’accento sul fatto che all’interno di molti trattati sugli investimenti, che preludono alla creazione di aree di libero scambio, è contenuta la clausola dell’Investor-state dispute settlement (risoluzione delle controversie fra investitore e Stato). Quest’ultima permette a un investitore straniero, qualora creda che lo Stato con cui fa affari abbia violato una norma di diritto pubblico internazionale, di avviare un procedimento di risoluzione delle controversie nei confronti dello Stato in questione. Poiché il TTIP è un trattato di partenariato per la creazione di un’area di libero scambio, contiene la succitata clausola, garantendo alle imprese straniere (multinazionali e transnazionali) la possibilità di citare in giudizio i governi di Stati che, nel tentativo di tutelare i propri cittadini dai prodotti o dalle attività di un’impresa, adottano misure restrittive per le attività di quest’ultima.

In questo modo, si darà inizio a pratiche giudiziarie che saranno prese in esame da avvocati esperti in diritto commerciale internazionale, che potrebbero anche essere al soldo delle stesse imprese che hanno fatto causa ai governi.

In diversi paesi europei e del mondo le critiche e le proteste nei confronti del trattato non si sono fatte attendere; oltre 500 mobilitazioni e flash mob hanno occupato le piazze mondiali. In Italia il 18 Aprile hanno sfilato cortei da Roma a Torino, da Milano a Napoli, per dire “STOP TTIP!”, un partenariato in cui non sono certo i cittadini a guadagnarci né in termini di qualità e igiene dei prodotti né sul piano della tutela ambientale.

Chissà se il viceministro italiano per lo sviluppo economico, Carlo Calenda, ha fatto queste considerazioni, o se le ha fatte invece il nostro premier Matteo Renzi, che lo scorso 17 Aprile è stato ospite alla Casa Bianca per discutere, tra gli altri temi, anche del TTIP. Sicuramente la ripresa economica dell’Italia è in cima alla sua agenda politica, ma ci sarebbe da chiedersi a quale prezzo.

Se ci si sgancia da considerazioni di tipo nazionale e si cerca di inserire il TTIP in un contesto internazionale, i pezzi del puzzle che compongono la risposta alla domanda iniziale iniziano immediatamente ad unirsi.

Fin dal 2005, infatti, si cerca di concludere un trattato di partenariato fra gli USA e alcuni paesi bagnati dalle acque del Pacifico, il cosiddetto TPP (Trans-Pacific Partnership), che garantirebbe agli Stati Uniti di regolare i rapporti commerciali con i paesi asiatici partecipanti. Insomma, se i due trattati entrassero in vigore, gli Stati Uniti avrebbero il completo controllo sul mercato economico mondiale.

Obama ha dunque fatto i suoi conti ma la Cina non sta certo a guardare.
Da qualche mese, infatti, l’Italia, insieme a Francia, Germania, Regno Unito e altri, è entrata a far parte dell’AIIB (Asian Infrastructure Investment Bank), istituzione finanziaria internazionale lanciata e gestita dalla Cina.

L’AIIB ostacola sul piano internazionale il potere finanziario delle istituzioni americane (Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale), mentre sul piano continentale mette a rischio il ruolo ricoperto dalla Banca per lo Sviluppo Asiatico gestita dal Giappone. TPP e TTIP nascono per limitare l’influenza cinese nell’ambito dei commerci internazionali.

É una guerra mondiale: il terreno delle battaglie è rappresentato dalle politiche economiche dei diversi paesi. Le due parti in lotta sono USA e Cina. Le vittime siamo noi cittadini.

-TTIP: una partnership da guerra-