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Eroica Fenice

Ucraina orientale: una catastrofe umanitaria

Natalia Shevchenko, 57 anni, non sa ancora se lei e suo marito riusciranno a sopravvivere all’inverno; la sua ultima pensione è arrivata a giugno e da allora i due sono andati avanti grazie al cibo in scatola. Natalia vive a Miusynsk, un villaggio dell’Ucraina dell’est di circa 2.000 anime situato a confine con le due regioni di Donetsk e di Luhansk controllate dai ribelli filorussi che combattono contro le forze ucraine.
In altre zone della regione alcuni aiuti sono stati concessi con il contagocce. I cosacchi russi hanno distribuito zuppe di pollo per gli anziani e una quota di 1.000 hryvnia, circa 63 dollari, ai pensionati. Gli aiuti russi e, più in generale, quelli internazionali hanno distribuito cibo, vestiti e medicinali di base nelle città di Donetsk e di Luhansk. Però sembra che nessun tipo di aiuto umanitario abbia raggiunto Miusynk e gli abitanti si sentono abbandonati e dimenticati nel caos di un conflitto che dura da più di 10 mesi e che ha causato 4.700 decessi. Le organizzazioni di aiuti umanitari avvisano chiarendo che il caso di Miusynk rappresenta il rischio crescente, nelle zone controllate dai ribelli, di rendere sempre più isolate alcune regioni del paese.
Secondo gli Shevchenko, la fame che attanaglia il villaggio di Miusynk fa parte delle ciniche conseguenze di un gioco politico attuato durante il conflitto in Ucraina. Il primo dicembre il governo ucraino ha annullato tutti i servizi statali e i pagamenti indirizzati alle zone controllate dai ribelli. Insegnanti, dottori e pensionati devono evacuare, lasciare le loro città, se vogliono riottenere i propri salari. I servizi bancari sono stati tagliati dalla Banca Centrale di Kiev lasciando circa i 3.5 milioni di abitanti che vivono nelle zone di conflitto in disperato bisogno di denaro contante. La disoccupazione è cresciuta a dismisura da quando molte industrie e miniere delle zone interessate sono state distrutte o abbattute.
Amnesty International dichiara che le truppe pro Kiev continuano a bloccare gli aiuti umanitari in Ucraina orientale. Denis Krivosheev, direttore per l’Europa e l’Asia centrale di Amnesty International afferma senza mezzi termini : “Mentre l’inverno si irrigidisce, la situazione già disperata in Ucraina orientale sta peggiorando per responsabilità dei battaglioni di volontari che impediscono agli aiuti alimentari e alle medicine di raggiungere chi è nel bisogno. Non è un segreto che la regione si trova ad affrontare una catastrofe umanitaria con molti già a rischio di morire di fame […] Questi battaglioni spesso si comportano come bande ribelli e hanno urgente bisogno di essere messe sotto controllo. Negare cibo alle persone coinvolte in un conflitto è contro il diritto internazionale e gli autori devono essere chiamati a rispondere”. Più della metà delle popolazioni delle aree interessate dipende direttamente e unicamente dagli aiuti umanitari e la decisione delle autorità di Kiev di tagliare fuori le regioni dal sistema finanziario nazionale non ha potuto far altro che peggiorare la già critica situazione.
Un operatore umanitario ha riferito che il battaglione Aidar, già implicato in detenzione arbitraria e tortura, ferma cibo e medicine destinati alla regione orientale.
Amnesty International si rivolge direttamente a Kiev per controllare i battaglioni dei volontari e garantire che gli aiuti umanitari arrivino a destinazione affinché casi come quello di quattro anziani di Krasnodon (che non riescono a curare i loro disturbi cardiaci e la pressione alta perché i medicinali ad essi destinati sono stati lanciati da un autobus ad un posto di blocco) non accadano più.
Il conflitto in Ucraina non è finito soltanto perché l’informazione (o presunta tale) di pubblico dominio non ne affronta più le problematiche. Il conflitto in Ucraina, come tutte le guerre, trascina dietro di sé stragi silenti.
Nella partita a scacchi giocata comodamente nei salotti internazionali, i pedoni muoiono di fame e cadono vittime di un gioco di cui sono destinati ad essere sempre e soltanto pedine da sacrificare.

Ucraina orientale: una catastrofe umanitaria 

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