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UDU: a lavoro per gli studenti

Pasquale del Piano, giovane studente, nonché sub-coordinatore dell’ Udu di Napoli, ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande per raccontarci del ruolo di questa organizzazione e rivendicare l’importanza dello studio e di una cittadinanza attiva.

Come nasce e com’è organizzata l’ Udu?
L’ UDU nasce nel 1994, è dunque attiva da 21 anni. È un’organizzazione a livello sindacale che si estende su tutto il territorio nazionale. Qui a Napoli svolge funzione di rappresentanza per tutti gli atenei: Federico II, Parthenope, L’Orientale e la Suor Orsola Benincasa. Riguardo l’organizzazione, c’è una struttura ben precisa che ci permette di assolvere i nostri compiti al meglio. A capo vi sono i coordinatori affiancati dai responsabili organizzazione, poi, ci sono altri sub-coordinatori che garantiscono la nostra assidua presenza.

Come si svolge e soprattutto cosa riguarda il vostro lavoro?
Noi ci basiamo sul principio del mutuo soccorso, ovvero, cerchiamo di aiutare tutti i ragazzi in difficoltà. Queste difficoltà si riscontrano comunque in tantissimi ambiti. Si passa da questioni prettamente amministrative e burocratiche come complicazioni nell’ammissione di un corso, nelle prenotazioni di un esame, nella convalida di un voto, litigi tra professori e studenti in cui, il più delle volte, siamo costretti ad agire, causa mancanza di dialogo, per vie giuridiche attraverso l’avvocato che cura tutte le nostre pratiche: Michele Bonetti. I ricorsi sono ormai pane quotidiano. Aiutiamo anche gli studenti che, molto spesso, per cause lavorative ad esempio, sono impossibilitati nel seguire i corsi, m
ettendo a loro disposizione materiali didattici. Ci occupiamo, inoltre, anche dell’intrattenimento degli studenti con serate a prezzi modici alla galleria 19 in via S.Sebastiano, ogni martedì e sabato, o eventi culturali come l’Aperilingua.

Secondo te, perché le proteste studentesche diventano sempre più spesso un ininfluente esercizio di routine? Come se fosse tutto un pretesto a non voler fare niente.
Si, puntualmente ogni anno si alza un polverone, si parla ma, in fin dei conti, non cambia mai niente. I motivi di questa situazione sono molteplici. In primis, questo è frutto di una cattiva organizzazione dei gruppi di rappresentanza che non riescono a lavorare insieme. In quanto membro dell’ UDU, penso che il proprio lavoro vada svolto ogni giorno e questo non avviene per altri gruppi. Soprattutto perché molte persone non capiscono che il nostro lavoro di organizzazione studentesca deve andare oltre i rancori che ci possono essere tra i singoli. Bisogna scindere le due cose ma non viene recepito. Ci si ritrova a discutere di questioni personali e lavorare divisi è controproducente. Pensa che ci sono dissapori all’interno degli stessi gruppi, è assurdo. Un altro problema scaturisce dal poco interesse e dalla mancanza di una vera presa di coscienza degli stessi studenti e delle persone in generale. Fino ad ora sono troppo poche le persone che si interessano e vogliono agire fino in fondo per cambiare le cose. 

Udu: soluzioni per gli studenti

Come pensi si possano superare queste divergenze?
Per quanto riguarda i gruppi credo che certe divergenze possono essere superate solo nel caso in cui rimanesse un solo gruppo. Inoltre, vi è una forte mancanza di educazione e cultura. In tutti questi anni di cattiva politica non si è fatto altro che sminuire il ruolo delle università screditando a sua volta l’importanza della cultura. Le università sono, per il nostro governo, uno strumento attraverso cui guadagnare. Il percorso universitario non dovrebbe essere soltanto volto alla consecuzione di un titolo ma dovrebbe rappresentare un vero e proprio percorso formativo culturale. Dovrebbe essere in grado di impartirci quel tipo di cultura in grado non solo di prepararci in una data disciplina, ma anche di fornirci un’adeguata coscienza critica. Per molte persone non è così, è una perdita di tempo e di soldi.

Cosa hai imparato da questa tua esperienza come sub-coordinatore dell’ UDU?
Innanzitutto è un’esperienza che consiglio. Ho imparato tante cose, soprattutto ho imparato a conoscere situazioni che prima ignoravo o a cui non davo la giusta importanza. È un ottimo modo per poter essere uno studente e un cittadino attivo nel territorio.

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