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Eroica Fenice

Un muro anti-migranti a Calais

Nella città portuale di Calais, al nord della Francia, la Gran Bretagna costruirà un muro alto 4 metri e lungo 1 km, in funzione anti-migranti. Il muro sarà costruito sull’autostrada, poco prima della città, per tenere lontano gli immigrati del campo profughi di Calais dal porto della stessa città e dal tunnel della Manica, ed evitare, quindi, che arrivino in Inghilterra. Il campo profughi della cittadina di Calais è un’immensa baraccopoli posta tra strade fangose, melma e alte cancellate, composto da persone che scappano dalle guerre del Medio Oriente e del Nord Africa. Una città fantasma, una Chernobyl moderna. Questo campo profughi è conosciuto nel lessico giornalistico come “Giungla“. Tale epiteto deriva dallo stato di degrado del campo e dal modus vivendi in cui le persone (Persone, ossia esseri umani) sono costrette a sopravvivere.

La trattativa posta dal Ministro dell’Immigrazione britannico Robert Goodwill dovrebbe costare 1,9 milioni di sterline e fa parte di un pacchetto di misure da 17 milioni di pound del governo britannico per controllare meglio i confini gestiti insieme alle autorità francesi.

Calais: “La Giungla”, un lager nella civiltà

Oggi a Calais vivono di fatto circa 3.000 migranti: dormono per lo più in baracche, tende e sistemazioni precarie, senza accesso a servizi igienici e facendo ampiamente affidamento sull’aiuto dei gruppi di volontari che operano nella zona per cibo, vestiti e assistenza legale. Da anni la Francia ha adottato una politica piuttosto dura con i migranti: li arresta in modo routinario, distrugge le baracche in cui vivono. I migranti che vivono a Calais sono per lo più uomini, ma ci sono anche famiglie con bambini molto piccoli e donne incinte. Nel corso degli ultimi mesi è anche aumentato il numero di minorenni non accompagnati, e sono arrivati a Calais bambini di 12 e 13 anni. Le condizioni di vita nei campi di Calais, con l’aumentare del numero di persone, sono peggiorate molto. Il numero di pasti serviti dai volontari non è spesso sufficiente a soddisfare tutti.

Muro: spunti di riflessione, lager moderni

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”, scriveva Primo Levi nel suo saggio I sommersi e i salvati.

È bene innanzitutto rispolverare la definizione di Lager. Letteralmente significa campo”. Come i campi di concentramento e di sterminio nei quali i nazisti, durante la seconda guerra mondiale, rinchiudevano soprattutto i detenuti per motivi politici o razziali, avviandoli poi quasi sempre alle camere a gas. In usi figurali, però, è il luogo ove vi sono condizioni di emarginazione, di segregazione, di maltrattamenti. Viene facile l’analogia con i campi profughi sparsi in tutta Europa.

Quale persona civile vivrebbe in un luogo definito “Giungla”? Perché nell’epoca della declamata civiltà, alcuni esseri umani sono costretti e vivere come bestie, in ghetti, in lager moderni ?

Muro: derive nazionaliste

Non è e non può essere un caso la tendenza xenofoba che si sta espandendo in tutta Europa. Nuovi muri si stanno issando. Basti pensare a quanti consensi, soprattutto nelle periferie, ha la Lega in Italia, complice la scomparsa di una sinistra alternativa a quella del PD. In Germania, nelle elezioni regionali in Meclemburgo, il partito Cdu della cancelliera Angela Merkel, col 19,0% dei voti, è stato superato dai populisti di destra anti-migranti dell’Alternativa per la Germania (Afd) che hanno ottenuto il 20,8%. In Francia, le proteste di luglio contro la riforma del codice del lavoro (il jobs act italiano), oltre che dai sindacati, sono state galoppate dal Fronte Nazionale, partito di cui è presidente l’europarlamentare Le Pen.

Nella stessa Calais, pochi giorni fa, c’è stata una protesta dei camionisti e commercianti che sono scesi nell’autostrada A16 proprio per chiedere sicurezza e per protestare contro la presenza dei rifugiati nella parte settentrionale della Francia.

Oltre il muro: se questo è un uomo

“C’è ancora un fascismo, non necessariamente identico a quello del passato. C’è un nuovo verbo: non siamo tutti uguali, non tutti abbiamo gli stessi diritti. Dove questo verbo attecchisce, alla fine c’è il Lager.” Primo Levi

È bene ricordare. È bene conoscere. Nel mondo, nel Medio Oriente, nel Nord Africa, altri esseri umani, con i nostri stessi bisogni e sogni, muoiono non per scelta; vivono in territori di guerra non per scelta; scappano lontano da casa non per scelta. Ciò che la civiltà europea può fare è adottare una politica di accoglienza che difenda il diritto di essere uomo, il diritto di essere una persona. Costruire muri, per nascondere dalla vista il dolore di questi uomini, non farà scomparire il loro dolore, lo velerà soltanto. Ma lì dietro, le persone continueranno a soffrire.

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