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Eroica Fenice

Un sogno non si arrende. Goodbye Madiba

È la tarda sera del 5 Dicembre 2013. Rientro a casa dopo una giornata allucinante, fatta di sei ore di lezione all’università, di una corsa per non perdere l’unico treno che mi farà tornare in tempo per essere presente ad altre due ore di lezione serale e mi sento felice perché l’indomani sarà un giorno di festa per me. Bevo una tazza di latte e mi preparo per andare a letto quando, contrariamente ad ogni mia abitudine, mi avvicino al Pc ed effettuo l’accesso a Facebook.

Sulla pagina della home riconosco il sorriso tranquillizzante e comprensivo di uno dei miei più grandi idoli. È Nelson Mandela che mi guarda, un po’ di sfuggita, dallo schermo. E allora capisco.

Capisco che non c’è più. Capisco che è la fine di un’era  che tutto sommato ha portato tante cose buone. Capisco che da domani, o meglio dopo qualche minuto (è quasi mezzanotte), nulla sarà più come prima e lui non potrà più guidarci in questo mondo. Il mio primo gesto è pronunciare ripetutamente un “no” a voce sempre più alta, tanto da incuriosire i miei familiari impegnati nelle loro faccende. Il secondo gesto è verificare la notizia perché, si sa, a volte a Facebook piace scherzare. Infine far scorrere le lacrime.

Non ci sono parole per spiegare quello che Nelson Mandela è stato per il Sudafrica, per le vittime dell’Apartheid, per questo nostro strano mondo. Ancora più difficile è trovare le parole per esprimere quello che, involontariamente, Nelson Mandela è stato per i giovani che come me hanno sempre creduto nella naturalità dell’uguaglianza tra gli esseri umani. Il mio non sarà l’ennesimo encomio dei gesti eclatanti, dei discorsi passionali, della detenzione per difendere un ideale come ragione di vita. Il mio è solamente un saluto all’uomo che mi ha insegnato la dignità, che mi ha insegnato la lotta, che mi ha insegnato il bene.

Mi sforzo con tutta me stessa per accettare il fatto contingente della caducità dell’essere umano eppure quando a mancare è un maestro, ho difficoltà ad accettare l’idea di non poterlo più vedere. Penso che i miei figli di lui non sapranno altro che quello che leggeranno sui libri e me ne dispiaccio perché quando lotteranno per far valere i loro diritti civili non potranno guardare ad un esempio vivente. Ma forse è proprio qui il segreto.

C’è un tempo in cui un uomo deve indicare attraverso il proprio cammino  la strada giusta da percorrere e un tempo in cui bisogna seguire le orme lasciate dai sui passi.

Allora grazie Madiba  per averci insegnato la strada e arrivederci in un altro tempo, in un altro mondo, con invariato amore.

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