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Eroica Fenice

terra dei fuochi

Come il vento nella Terra dei fuochi (II parte)

“Con i rom si fanno più soldi che con la droga”.

Queste parole di Salvatore Buzzi sono emblematiche. Appare subito chiaro il perché un superamento dei campi in Italia sia impossibile o meglio “non voluto”, dal momento che il nostro Bel Paese non vuole rinunciare ai fondi europei per il mantenimento dei campi nomadi. Il campo rom è il non-luogo in cui avviene sotto i nostri occhi una grave violazione dei diritti umani di individui che vivono in vere e proprie discariche-lager in cui, oltre ai rifiuti materiali, vengono gettati quelli umani. Questi ultimi, oltre ad essere discriminati in quanto “scarti della società”, vivono nell’angoscia perenne che le loro misere case fatte di ferro e lamiere vengano distrutte e le loro famiglie obbligate a cercare riparo altrove, sotto i ponti o a ridosso delle tangenziali. Come se non bastasse, infatti, c’è anche l’ulteriore dramma dei campi abusivi: i continui sgomberi hanno costretto al nomadismo gente ormai stanziale da generazioni.

In Campania la situazione dei campi rom nei pressi di Giugliano, Scampia e periferia di Napoli è ormai critica. Qui ci sono sette campi rom, tutti concentrati nell’ Area Asi di Giugliano. ognuno di essi è numerato e, effettivamente, le persone che li abitano non sono altro che numeri. Negli ultimi giorni, da Acerra al Casertano sono divampati gli ennesimi fuochi, roghi di rifiuti che rendono l’aria tossica e irrespirabile peggiorando la grave situazione dell’inquinamento nella Terra dei fuochi.

Roghi di rifiuti: Inciviltà o speculazione?

La responsabilità dei roghi è una questione complessa. Perché gli incendi avvengono a ridosso dei campi rom? Naturalmente si è soliti associare la massiccia presenza di rifiuti ai rom, come se a questi piacesse vivere in mezzo a tanto degrado, come se queste madri restassero indifferenti a vedere i loro bambini correre tra la spazzatura, giocare in mezzo ai ratti. La zona intorno all’Asi (Area di Sviluppo Industriale) in realtà è una discarica a cielo aperto in cui grosse aziende (le stesse che protestano per la presenza dei rom nel loro territorio) e privati abbandonano rifiuti tossici di ogni genere. Per chi non ha mezzi, è facile essere reclutati da organizzazioni criminali per pochi euro ed è altrettanto facile accettare di assumersi la responsabilità di tali scempi, tanto, su di loro ogni giudizio pende come una sentenza irrevocabile, non esistono ragioni o attenuanti. Ma il fatto più insopportabile è che qualcuno i campi nomadi li gestisce e da essi trae guadagno. Ovviamente, per noi persone per bene, sul piatto della bilancia l’illegalità associata ai rom peserà sempre di più rispetto all’ illegalità di Stato “istituzionalizzata”. Come al solito, in una situazione difficile come quella campana, fomentare l’odio contro lo zingaro brutto, sporco e cattivo è il capro espiatorio perfetto.

“Lo zingaro”, come sempre è avvenuto nei secoli, è il colpevole della nostra sofferenza, delle nostre vite precarie e dei problemi delle nostre città, o almeno così ci piace pensare. Inutile dire che ciò fa molto comodo a chi, in silenzio, evita di assumersi le proprie responsabilità. La questione rom legata alla Terra dei fuochi rappresenta un altro dei gravi problemi che ci deve toccare da vicino, non solo in quanto cittadini che pretendono il diritto alla legalità, ma anche come uomini che incontrano sguardo di altri uomini, senza condannarli, semplicemente provando a immaginare che poi, alla fine, potrebbero essere un po’ meno colpevoli, un po’ più innocenti. Un po’ meno cattivi, un po’ più simili a noi.

Come il vento nella Terra dei fuochi (II parte)