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Eroica Fenice

terra dei fuochi

Come il vento nella Terra dei fuochi (I parte)

Parliamo di rom. Ebbene sì, anche se qualcuno storcerà il naso perché di rom si parla solo quando di mezzo ci sono i leghisti con ruspe a seguito o casi di bambini “rubati”. Per anni, anzi secoli, ci siamo soffermati – noi europei, stanziali, con una casa e un lavoro, quando lo si ha – a far valere le nostre ragioni, a erigere muri per emarginare chi, per ragioni storiche, politiche e culturali ha già l’etichetta di emarginato.

Ma sappiamo davvero chi sono i rom? O meglio gli “zingari”, aggettivo dispregiativo che vorrebbe racchiudere in sé un mondo intero di differenze etniche, geografiche e culturali? I rom sono solo una delle tante etnie di cui si compone questo popolo senza terra: rom, sinti, manouches, camminanti, travellers, kalé, ogni gruppo proveniente da aree diverse dell’ Europa, ma per comodità amichevolmente li chiamiamo zingari. E questo è il primo punto con il quale si può dimostrare che prima di  prendere una posizione è imprescindibile conoscere le cose, sapere di cosa o chi si sta parlando. È nostro dovere “sapere le cose”, dalle più banali, come ad esempio che un manouche è diverso da un rom, alle più complesse, come ad esempio chiedersi “Chi sono veramente i rom? Siamo sicuri che siano veramente nostri ospiti (indesiderati)?” Prima di passare ad un terreno a noi più vicino, quello campano, è necessario chiarire alcuni punti. Il primo è che i rom non sono immigrati, anzi, alcuni vivono in Italia da generazioni. Il secondo, molto importante nonché funzionale al primo, è che i rom non sono immigrati, perché non appartengono a nessuna nazione, non conoscono i confini dei nostri Stati. E anziché meditare sul fatto che quello rom è l’unico popolo pacifico a non aver mai mosso guerra, a non aver mai voluto assoggettare altri popoli, siamo più propensi a condannarlo perché non concepiamo come si possa non essere italiani, greci, francesi, tedeschi, ma si possa solo “essere”.

I rom dell’Asi di Giugliano, terra di nessuno. Spesso dalla periferia di Napoli si vedono innalzarsi imponenti nubi di fumo nero in lontananza, nubi che portano inevitabilmente a fare i conti con un tema tristemente noto: il triangolo organizzazioni criminali – terra dei fuochi – stato. Procediamo per gradi.

Cosa sono esattamente i campi nomadi?

Il nostro background culturale, assieme alle nostre credenze e poche conoscenze a riguardo, ci portano a pensare che i campi rom siano un habitat naturale dove i nomadi abitano “per natura” in quanto “non culturalmente sedentari”. Qui già possono essere sfatate alcune credenze. I campi rom non sono i naturali luoghi di stanziamento dei rom. Il campo rom è frutto delle politiche per i rom in Italia, sono i luoghi che le istituzioni hanno pensato per accogliere le consistenti masse di persone fuggite dalla ex Jugoslavia e negli anni ’80 in seguito alla guerra nei Balcani. Anche i rom di Giugliano stanno quindi in Italia da più di 30 anni. Eppure in pochi sanno che non tutti sono nomadi, molti di essi al giorno d’oggi vivono in abitazioni normali all’ interno delle nostre città. Anticamente e prima delle varie persecuzioni i nomadi vivevano in campi immersi nella natura, all’aria aperta e svolgevano piccoli lavori artigianali e altre attività spostandosi con le loro roulotte e carovane. Pochi sanno che scene di rom che vivono in mezzo alla sporcizia e alla spazzatura sono tutt’altro che naturali, ma sono frutto delle nostre politiche esclusive, che pensano a soluzioni che mirano a separare, a innalzare barriere. I Rom sono dunque obbligati a vivere nei campi, che se abusivi, possono essere sgomberati da un momento all’altro. Ancora pochi sanno che in questi non-luoghi non ci sono allacci per l’elettricità e per l’acqua, ma ai nostri occhi appare lampante il solo fatto preconfezionato che i rom puzzano perché a loro “non piace lavarsi”. E forse, ancora men che pochi sanno che tra il 2005 e il 2011 i campi rom sono stati finanziati dai nostri governi (con soldi pubblici) per un totale di oltre 100.000 di euro, soldi che dovevano servire a garantire assistenza e  servizi igienici nei campi e a risolvere l’emergenza per placare le lamentele di chi ha avuto la sfortuna di confinare con questi posti dimenticati da Dio. In realtà di questi soldi non si è vista l’ombra, basta vedere le condizioni di pericoloso degrado in cui vivono i diversi gruppi.

Non sarà l’ennesima speculazione di un’Italia che punta il dito contro i rom e gli immigrati “brutti, sporchi e cattivi” e invece come al solito si ritrova a trarne benefici?  Inoltre dei soldi stanziati dall’UE per Napoli sembra che meno della metà sia stata effettivamente impegnata. Salvatore Buzzi, capo della cooperativa 29 giugno al centro dell’inchiesta “Mafia Capitale”, durante un’intercettazione ha dichiarato, non a caso, che “con i rom si fanno più soldi che con la droga“.

. Come il vento nella Terra dei fuochi (I parte) –

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