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Eroica Fenice

Vincenzo Gemito

Vincenzo Gemito: un pazzo al Museo di Capodimonte

Vincenzo Gemito dal 28 novembre 2014 è al museo di Capodimonte. La mostra «Vincenzo Gemito, dal salotto Minozzi al Museo di Capodimonte» è aperta al pubblico.

Sono esposte 90 delle 372 opere raccolte da Achille Minozzi, che fu amico dell’artista e dall’inizio del Novecento collezionò i suoi lavori, allestendo una sala nella propria abitazione: disegni, sculture in bronzo, marmo e terracotta. Le opere sono state acquisite dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e, al termine della mostra, resteranno stabilmente esposte nelle nuove sale dell’Appartamento reale di Capodimonte.

Di indole irrequieta e turbolenta, mostrò precocemente velleità artistiche ed entrò presto nel Regio Istituto di belle arti. A soli 16 anni, Vincenzo Gemito realizzò il Giocatore, acquistato poi da Vittorio Emanuele II per le collezioni di Capodimonte. Una storia che, come si vede, ha ben più di un secolo e che ancora offre dimora eletta a questo artista che ha fatto della scultura la sua vita e dei vicoli di Napoli la sua ispirazione. Studiando con un maestro di pittura naturalistica quale fu a Napoli Domenico Morelli, perfino il mondo classico del Gemito diveniva la piena rappresentazione della realtà, del momento, della gente comune.
Vincenzo Gemito ha incarnato la Napoli e i napoletani del suo tempo, un pezzo di storia che ancora vive, fissato per sempre dalla materia plastica modellata da mani frenetiche, che vivono e ci raccontano la città, dopo aver squarciato il velo della bellezza iconica e della nobiltà.
Divenne importante e famoso, la sua arte era richiesta dai re e conosciuta anche in Francia, soprattutto dopo l’Esposizione universale parigina del 1878, nella quale presentò il Pescatore napoletano.
Sposò Anna Cutolo, che fu modella di moltissimi artisti e per la quale nutrì una tormentosa gelosia.
Vincenzo Gemito veniva chiamato “‘o scultore pazzo”, probabilmente a causa dei crolli psichici che costellarono l’insoddisfazione della sua carriera artistica e le tribolazioni della vita privata, il più grave dei quali lo spinse a fuggire dalla casa di cura e a trascorrere vent’anni rinchiuso a lavorare nella sua casa di via Tasso, proprio negli anni in cui gli arrideva il successo internazionale.
Tornato alla vita pubblica nell’ultimo ventennio della sua vita, si dedicò all’oreficeria e divenne estremamente prolifico, anche nell’arte del disegno che da questo momento non era più considerata un semplice lavoro preparatorio in vista della realizzazione scultorea.
Vincenzo Gemito, artista dalla vita e dall’opera estremamente tormentata e discussa, morì a Napoli nel 1929.

C’è tempo fino al 16 luglio 2015 per assistere alla mostra e, perché no, fare una passeggiata nel bosco di Capodimonte, parco pubblico che ha vinto la XII edizione del concorso dei parchi più belli d’Italia.

Conoscere Napoli vuol dire anche conoscere chi ne ha fatto la storia artistica, chi, seppure scomparso da quasi un secolo, è in grado di mostrarsi ancora, più vivo dei vivi, e indicarci quanta Storia dei sommersi ci viene sottratta, gli scugnizzi, le donne del popolo, la folla dei vicoli, la verità in fondo, quella che cerchiamo nei libri o nei nostri tratti genetici e che ci viene restituita attraverso la materia fredda della scultura, tanto calda da scioglierci il cuore.

Vincenzo Gemito: ‘o scultore pazzo a Capodimonte

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