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Eroica Fenice

Una bontà chiamata... struppoli! evi

Una bontà chiamata… struppoli!

Forma irregolare ed oblunga; superficie rugosa, grinzosa, quasi “stropicciata”; profumo che inebria le narici; sapidità piacevole e leggermente pepata: questa meraviglia per la vista, l’olfatto ed il gusto ha un nome! Un nome simpatico, pieno, eufonico; un nome che ti riempie la bocca già pronunciandolo o ascoltandolo: si tratta degli struppoli!

Struppoli: conosciamoli meglio! Origini ed ingredienti

Gli struppoli – da non confondere col dolce napoletano, noto col nome di “struffoli” – sono un rustico tipico di San Salvatore Telesino, paesino beneventano ricco di storia e di tradizioni. (San Salvatore Telesino si configurava come potente e ben protetta cittadina già in epoca sannitica e, successivamente, nell’antichità greco-romana, era nota come Telesia)

La ricetta degli struppoli è un ossimoro: molto “semplice” per quanto concerne gli ingredienti, ma di difficile realizzazione.
Per realizzare gli struppoli vi occorreranno i seguenti ingredienti:

1 kg di farina di grano tenero;
1 bicchiere di olio extravergine di oliva;
10 uova freschissime (meglio se “di casa” e non acquistate);
1 cucchiaio di sale;
1 pizzico di pepe;
1 litro di olio per la frittura.

Come realizzare gli struppoli: la ricetta e qualche simpatico suggerimento…

Per la concreta (e corretta) preparazione degli struppoli, vi occorrerebbe la saggia guida di una massaia “quasalésca”! (È così che gli abitanti di San Salvatore Telesino si chiamano nel dialetto locale, giacché San Salvatore è noto anche come ‘u Casàle o Quasàle). In mancanza della guida “autoctona”, potreste ardimentosamente cimentarvi provando a fare così:

  1. impastate tutti gli ingredienti su una spianatoia di legno, aggiungendo, solo alla fine, un po’ di lievito
  2. fate lievitare l’impasto degli struppoli in un posto caldo, l’impasto deve essere riposto in un canestrino, coperto da un panno di lana
  3.  successivamente, rovesciate sulla spianatoia l’impasto lievitato e tagliatelo in modo da ottenere tocchetti lunghi circa 8-9 cm.

Le massaie quasalésche raccomandano di passare i singoli tocchetti sull’intreccio di una canestrella di vimini, con mano leggera: è proprio questo gesto a fornire agli struppoli il loro caratteristico aspetto rugoso e grinzoso e quasi stropicciato, di cui vi parlavo all’inizio. (Un “marchio di fabbrica”, insomma!)

I tocchetti così realizzati devono riposare per un quarto d’ora circa, prima di essere fritti in abbondante olio. Ne esiste anche una versione senza lievit0 ma qui la difficoltà aumenta, perché occorre lavorare l’impasto velocemente.

Lo struppolo fa pienamente parte dell’immaginario collettivo sansalvatorese e le sue origini sono incerte e si perdono fra i meandri della storia, del folklore e del mito locale.

Secondo alcuni, invece, gli struppoli avrebbero origine sannitico-romana e potrebbero essere posti in qualche relazione con i crustula, che il poeta latino di epoca augustea Orazio amava offrire ai suoi allievi migliori e che proprio i coloni telesini – stando ad una epigrafe pertinente al sito dell’antica Telesia – avrebbero offero al seviro Manlio Rufo.

Naturalmente, data la grande quantità di olio ed uova – alimenti pregiati in periodi “poveri” – gli struppoli erano considerati un cibo di lusso, adoperato, in particolare, in banchetti nuziali o in momenti conviviali di particolare importanza.

Nella prima settimana di settembre, ogni anno, la Pro Loco organizza, nel centro storico di San Salvatore Telesino, la “festa dello struppolo” (perché la cultura ha anche una facies culinaria!).

Del resto, se volete assaggiare gli struppoli originali andate a Telesina!