Storia e diffusione della pizza: un orgoglio tutto italiano

Storia e diffusione della pizza: un orgoglio tutto italianoOgni giorno in Italia si preparano e si vendono circa 5 milioni di pizze. È il più tipico dei piatti italiani, amato da molti se non da tutti. Come sappiamo, prima di fare il giro del mondo è nato dall’ingegno del napoletano Raffaele Esposito, figura  ormai mitica. Ma è stato davvero lui ad inventare la pizza?

«L’amante perfetto è quello che si trasforma in pizza alle quattro del mattino»Charles Pierce

Siamo nel 1600 ed è ormai assodato l’uso della “schiacciata di pane. Non è altro che pasta per pane cotta nel forno a legna e condita con aglio, strutto e sale grosso. La sua versione barocca aveva persino caciocavallo e basilico! Ne fu creata la variante con le acciughe, con la mozzarella, con i “cicinielli” – i bianchetti napoletani – e ancora la variante a portafoglio, ripiegata su se stessa, o quella con ripieno, l’attuale calzone. Ma il primo vero e proprio passo verso la pizza moderna fu sostituire lo strutto con l’olio.

Non manca qualcosa? Un tassello principale, la salsa di pomodoro. Importato dal Perù, solo nella seconda metà del 1800 qualcuno ebbe l’idea di stendere il pomodoro sulla pizzaEd eccoci arrivati alla fatidica data: 1889. I sovrani d’Italia Umberto I e sua moglie Margherita, in visita alla città di Napoli, assaggiarono in questa occasione tre pizze preparate dal più grande pizzaiolo napoletano, Raffaele Esposito: la pizza alla Mastunicola (strutto, formaggio, basilico), la pizza alla Marinara (pomodoro, aglio, olio, origano) e la pizza pomodoro, mozzarella e basilico. Quest’ultima, richiamando i colori del vessillo italiano, fu dedicata alla regina. Ella apprezzò tanto il gesto e ringraziò il pizzaiolo per iscritto. Lusingato egli si sdebitò dando alla sua creazione (sua?) il nome di Margherita.

«Ti offro una bella pizza… i soldi ce li hai?» – Totò

La prima pizzeria nasce a Napoli, naturalmente. Anno 1830: la Pizzeria Port’Alba – aperta tutt’oggi – si trova a fianco dell’arco che da piazza Dante immette in via Costantinopoli. Molto tempo dopo, divenne un ritrovo di artisti e scrittori famosi. Si dice che lì D’Annunzio scrisse i versi della canzone A vucchella. Tra i frequentatori illustri ricordiamo anche Salvatore Di Giacomo, che alla pizza ha dedicato molti versi, e Alexandre Dumas. Egli scrisse che « la pizza è una specie di stiacciata come se ne fanno a St.Denis: è di forma rotonda, e si lavora con la stessa pasta del pane. A prima vista è un cibo semplice: sottoposta a esame apparirà un cibo complicato ».

E così la pizza potè iniziare il suo tour. Arrivò prima in America che nel nord Italia! Solo dopo la seconda guerra mondiale con le emigrazioni verso il triangolo industriale la pizza esce dai confini del meridione per sbarcare al nord. Dal 1989, con la caduta del muro di Berlino, si assiste ad una nuova migrazione verso l’Europa dell’Est. E così la nostra pizza arriva in tutti i continenti e, dove arriva, conquista.

«Fatte ‘na pizza e lievete ‘o sfizio» – Pino Daniele

E mettendo la nostra pizza nelle mani degli altri non potevamo evitare le numerose variazioni o meglio… aberrazioni! Basta pensare alla pizza americana Happy Meal di McDonald: è fatta con snack di pollo, patatine, hamburger e formaggioIn Giappone invece la catena Pizza Hut ha creato una pizza di cui la crosta è fatta di hot dog avvolto in pancetta e rotoli di formaggio fuso, al centro si trovano piccoli hamburger, mini panini al formaggio, salsiccia, pancetta, prosciutto, funghi, cipolla, pepe, aglio e salsa di pomodoro, senza dimenticare i facoltativi ketchup e sciroppo d’acero. Tra le più interessanti c’è la pizza condita con sei varietà di caviale, astice marinata al cognac, aragosta fresca, salmone affumicato scozzese, carne di cervo e fiocchi (commestibili) d’oro a 24 carati, frutto della fantasia di un newyorkese.

 «Congratulazioni San Francisco, avete rovinato la pizza! Prima gli hawaiani e adesso voi!» – Inside Out

In italia, invece, la pizza è una cosa seria. La più scelta è la margherita, seguita da quella al prosciutto, ai funghi, la capricciosa, con i carciofini, il salame e il tonno. Per ultime vengono le pizze bianche e poi quelle speciali, da quella della casa a quelle fatte con ingredienti locali.

Infine possiamo dire – almeno per una volta – di essere orgogliosi dell’Italia, la terra che dato i natali alla nostra meravigliosa pizza!

© 2017, Federica Grimaldi. All rights reserved.

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Autore dell'articolo

Federica Grimaldi

Originaria di Bracigliano (Sa), è attualmente studentessa presso il liceo classico Publio Virgilio Marone di Mercato San Severino. Appassionata di arte e letteratura, entra a far parte del team dell'Eroica Fenice per dedicarsi alla stimolante attività della scrittura, che la avvicina al mondo che tanto ama: quello dei libri.

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