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Eroica Fenice

Articolare le preposizioni semplici

Conoscenti, sconosciuti, coloro i quali non conosco e perfino quelli che mai conoscerò, mi ripetono, tra un’affermazione negativa e una domanda più negativa ancora, tale frase che mai comprenderò: Chiara, credo in te. Nessuno però ha mai osato dirmi che crede a me. Non mi reputo una millantatrice ma stento a capire le ragioni che possano spingere persone non del tutto idiote a compiere tale azzardata osservazione. Credere in me. Perché? E perché non a me? Quali potrebbero mai esser le ragioni per farlo? Perché si sceglie di credere in una persona piuttosto che credere ad una persona? Chi crede in perché non crede anche a? Queste preposizioni mi confondono le idee. Da piccola, non pensavo fossero tanto rilevanti. Ignoravo il fatto che, adoperate in una frase, potessero mutare non tanto il senso di questa, quanto stravolgere reazioni, pensieri e osservazioni altrui. Siamo abituati a parlare tanto, siamo soliti esprimere valanghe di concetti soffermandoci a stento sui contenuti che riversiamo per aria come se stessimo svuotando alla rinfusa il cesto dei panni sporchi per metterli a lavare. Ma chi laverà mai le nostre parole? Chi avremo di fronte, semmai dovessimo essere fortunati, al massimo ci ascolterà. Nessuno detergerà ciò che diremo. I panni finiscono nella lavatrice e la lavatrice, lava. Le parole finiscono per aria e l’aria, sporca. Dunque, perché è nostra consuetudine affermare di credere in una persona, ma raramente sosteniamo di credere a qualcuno? La differenza tra le due affermazioni credo sia evidente a tutti. È scetticismo esistenziale quello che contraddistingue la nostra generazione o viviamo semplicemente nell’era dell’analfabetismo generale?

Di, a, da, in, con, su, per, tra, fra: ecco a voi le preposizioni semplici

Chi crede in me a cosa crede? Ai miei organi interni? Il cuore batte, non sa fare altro. Vorrebbe esser libero di battere ovunque, invece è ingabbiato nel mio torace. Lo stomaco è uno sfaticato: non digerisce cibo e neppure persone. L’intestino è un’autostrada con traffico intenso e code, causa incidenti di merda. Il fegato è giallo e fa la schiuma, è convinto di esser birra. I reni sono pieni di calcoli che non sanno risolvere, dunque addizioni, sottrazioni e divisioni rimarranno irresolute a vita nella mia. Io non sarei mai capace di credere in questa lunga serie di problematiche incredibili. Crederei però a me. Non tanto a ciò che dico, quanto a ciò che non dico. Non credete in me, non fatelo mai. Le mie interiora sono meno affidabili di quanto voi pensiate. Credete agli orizzonti, credete nei bisonti. Credete alla nonna, credete nella gonna. Credere alla gente, credete nel torrente. Ma non credete in me. Forse dovremmo articolare le preposizioni, perché ciò che è semplice, spesso, non semplifica.

Di, a, da, in, con, su, per, tra, fra: ecco a voi le preposizioni da articolare.