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Eroica Fenice

Petru Birladeanu

Così Montesanto diventò Petru Birladeanu

Oggi, 26 maggio, la stazione di Montesanto, crocevia della Circumflegrea e Cumana, è stata intitolata a Petru Birladeanu, nel settimo anniversario della sua morte, avvenuta in quello stesso luogo a causa di una serie di proiettili vaganti sparati da un gruppo armato. Tra i presenti, il presidente EAV Umberto de Gregorio, Geppino Fiorenza, l’ Ass. Roberta Gaeta, Fabio Giuliani, referente regionale di Libera e Maria Teresa Nicastro, del presidio di Libera Vomero-Arenella.

Petru Birladeanu, crederci è un dovere 

Chi scrive, è un disilluso.
Non so bene perché sia andato stamattina a Montesanto e cosa pensavo di poter ottenere. Io non ci credo più alla salvezza di questa città, da un po’ di tempo a questa parte.
Ma qualcosa preme dentro di me affinché io non molli tutte le speranze, per farmi combattere e non restare sulla riva aspettando d’essere trascinato dalle onde. C’era poca gente stamattina, pochissima, eppure era un evento importante per la città e per il quartiere. Molto ha fatto lo sciopero, il resto il totale disinteresse.
Si sono dette un sacco di parole cariche di significato, tutte molto belle, tutte molto sagge, ma sapevano di già sentito. Ogni parola era sacrosanta, ma in una città in cui il sangue scorre più spesso che in altre, si sentiva la retorica. Ma c’erano i ragazzi del liceo Pansini, c’erano i ragazzi del presidio e tante altre persone, di varie età, che sembravano così entusiaste, così sinceramente commosse da tutto ciò.
Mi sono chiesto perché tutto ciò non attecchisse anche me, dove sbagliavo e la risposta non mi è arrivata fulminea e illuminante come se fossimo in un film, perché questa è la realtà dei fatti.
La mia visione è mia, non deve essere per forza condivisa, ma ciò che ho condiviso con quei ragazzi è stato qualcosa di vero, è stata la speranza. Loro ci credono e non hanno alcun obbligo nel farlo, nessun motivo preciso. Potevano essere altro, come detto da Don Tonino Palmese, eppure hanno volutamente scelto d’essere ciò. Davanti ad un tale desiderio, una tale volontà, crederci diventa un dovere.  Quindi bisogna ringraziare loro, ma soprattutto Petru e tutti quelli che, come lui, sono morti come novelli Gesù, per espiare i peccati di noi vivi e ricordarci che lo siamo.

 

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