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Eroica Fenice

Salvini e la bambola gonfiabile: "È la Boldrini"

Salvini e la bambola gonfiabile: “È la Boldrini”

Tu mi fai girar come fossi una bambola“, cantava Patty Pravo nel 1968, accusando di insensibilità un anonimo e crudele maschio, colpevole di trattare le sue donne come oggetti. Ma qui, siamo di fronte a ben altro tipo di “bambola”. È quella gonfiabile, che è valsa a Matteo Salvini, leader della Lega Nord, un bel posto in pole position sulle prime pagine di tutti i quotidiani.

L’episodio risale a venerdì scorso, quando a Soncino, in provincia di Cremona, un comizio della Lega si è trasformato per l’ennesima volta in un tripudio di luoghi comuni e cattivo gusto: come se le due cose, del resto, non andassero a braccetto. Probabilmente i presenti non si sono neppure accorti di ritrovarsi nel bel mezzo di un grottesco teatrino: sul palco allestito appositamente per l’occasione, le abili maestranze del Mangiafuoco-Salvini hanno coinvolto centinaia di persone. È bastata una rapida scossa ai fili della frustrazione per tirare fuori l’indignazione repressa dei suoi simpatizzanti, burattini animati da una propaganda che si regge quasi esclusivamente sulla caccia all’immigrato.

Matteo Salvini e la Lega: lo scandalo come cavallo di battaglia

In questo, il capo del Carroccio si è spesso rivelato un maestro indiscusso. La parafrasi del “bene o male, purché se ne parlidocet da sempre e questo Matteo Salvini lo sa bene, specie in un contesto politico come quello attuale in cui la Lega rischia ancora di più di languire all’ombra del centro-destra e di Parisi, nuova linea guida delle forze politiche moderate. Ma si sa, un’opposizione come la Lega fa spesso dello scandalo il proprio cavallo di battaglia. Così come si sa che la stessa musica alla lunga annoia e per rianimare il pubblico sbadigliante c’è bisogno del numero sensazionale, quello delle bocche spalancate, delle espressioni estasiate e delle standing ovation.

Per cui, dopo il solito panegirico sulla legalità, l’ordine e il respingimento dei barconi al largo delle coste italiane, minestrone pluri-riscaldato che rischia di non fare gola nemmeno più al 13/14 % del suo elettorato, Matteo Salvini si è lanciato prima in uno spogliarello alla “Basic Instinct”, accompagnato da una battuta piuttosto scontata sulla sua pancetta strabordante; poi ha iniziato a dirigere il coro alla voce “c’è un solo capitano“, col quale il suo pubblico di affezionatissimi non smette di acclamarlo da un po’ di tempo a questa parte.

Ma il vero clou della serata si raggiunge poco dopo, quando sul palco fa capolino una bambola gonfiabile.

C’è una sosia della Boldrini qui sul palco“, annuncia insolente indicando la bambola, mentre la folla in visibilio cede a una risata collettiva, sguaiata, più adatta ai bivacchi di una bettola di periferia che a un raduno politico che si rispetti.

Prima ancora che sulla stampa, la polemica prende piede sul web, dove il video della squallida performance trova addirittura consensi, mentre nei più suscita solo sdegno.Le donne non sono bambole e la lotta politica si fa con gli argomenti, per chi ne ha, non con le offese“, scrive la presidente della Camera Laura Boldrini su Facebook, a dimostrazione che se ignorare in certi casi è la scelta preferibile, è praticamente impossibile tacere su una questione che trascende le ragioni del dibattito politico. Non riconoscere la gravità di un simile atto equivarrebbe a legittimare la cultura della donna-oggetto, da cui si originano quelle stesse violenze di genere che si cerca in tutti i modi di contrastare.

Se la condanna unanime delle donne impegnate in politica, dalle ministre Maria Elena Boschi e Marianna Madia, fino alla vicepresidente del Pd alla Camera  Alessia Morani, batte con forza il ferro incandescente del sessismo dilagante e violento di certe manifestazioni, nondimeno sono gli uomini a riconoscere la pericolosità intrinseca di dichiarazioni come quelle di Matteo Salvini.

Da Emanuele Fiano del Pd, a Stefano Fassina di Sinistra Italiana fino a Nichi Vendola si è tutti d’accordo sulla pessima uscita del leader della Lega, ma forse spetta a Nicola Fratoianni (SI) il merito di aver sintetizzato in poche, lapidarie parole quanto “razzismo, sessismo e fascismo camminino volentieri a braccetto“. Intanto, mentre i Cinquestelle tacciono e il centro-destra ribadisce la propria distanza dal siparietto leghista in salsa sessista, Matteo Salvini preferisce rincarare la dose lanciando l’hashtag #sgonfialaboldrini, anziché protendere per delle scuse, sicuramente più appropriate.

Dopotutto, la percezione di ciò che è appropriato collima spesso col senso del pudore: quello di riconoscere quando si travalica il limite della comune decenza e quando è opportuno fare un passo indietro.

Ma se il senso del tragico coinvolge bene o male un po’ tutti, è lo humor la vera discriminante.

Lo scriveva Daniel Pennac che l’umorismo non è che una irriducibile espressione dell’etica e, grazie alla vena comica del suo leader, forse abbiamo capito un po’ meglio quale sia l’etica su cui si regge la Lega. Semmai non ci fosse stata chiara già dai tempi di Umberto Bossi.

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