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Eroica Fenice

reperti etruschi

700 reperti etruschi ritornano in Italia

Circa un mese fa, l’Italia minacciava un’azione legale contro la Gran Bretagna, qualora Robin Symes, ex antiquario britannico, non avesse restituito all’Italia i circa 700 reperti etruschi, trafugati in Italia e conservati illegalmente in depositi a Ginevra, in Svizzera, appartenenti allo stesso Symes.

Fra i reperti etruschi trafugati – conservati in 45 casse – si annoverano opere d’arte di ottima fattura, quali teste marmoree, numerose statuette bronzee raffiguranti divinità, una grande statua in terracotta raffigurante una divinità femminile – assisa su un trono ed avente in una mano una colomba e, nell’altra, un melograno – e due sarcofagi dal coperchio policromo, raffigurante le fattezze dei defunti (rispettivamente un uomo ed una donna).

Chi erano gli Etruschi?

Gli Etruschi erano una antica popolazione italica, stanziata in zone corrispondenti grossomodo alle odierne regioni di Toscana, Lazio ed Umbria, ma con propaggini anche in Campania (a Salerno, ad esempio), Emilia Romagna e Lombardia. Resta ancora discussa l’origine degli Etruschi, i quali – secondo la maggior parte degli studiosi – sarebbero autoctoni del territorio italico sin dall’epoca del Bronzo, mentre – secondo altri – sarebbero giunti solo successivamente in Italia, migrando dal Nord o dal mare.

Perché si tratta di reperti etruschi?

Che si tratti di materiale etrusco è confermato da almeno due elementi macroscopici. In primo luogo, la divinità femminile con la colomba ed il melograno sembrerebbe replicare l’iconografia che gli studiosi ritengono tipica delle raffigurazioni scultoree della Mater Matuta, antica divinità italico-etrusca dell’aurora e della nascita: ad essa le madri, dopo aver dato alla luce il proprio bambino, offrivano generosi ex-voto.

La Mater Matuta fu, poi, “mutuata” dai Romani, che la veneravano, appunto come dea dell’aurora – in coppia con Giano pater matutinus – e come protettrice delle partorienti. In suo onore, venivano celebrate, l’undici giugno, le Matralie, feste alle quali potevano partecipare solo le matrone che avessero avuto un solo marito.

In secondo luogo, i sarcofagi in terracotta con il coperchio antropomorfo policromo si ricollega alla cospicua produzione di sarcofagi etruschi – ascrivibili al cosiddetto “periodo ionico” (fine del VI secolo a.C.) – la cui nota precipuamente caratterizzante è il realismo col quale vengono rappresentati i defunti, sovente raffigurati sdraiati sul letto funebre. I due sarcofagi trafugati da Symes, stando alle indagini, sarebbero stati scavati illegalmente a Tarquinia (Tàrchuna, in etrusco), piccola città del Lazio meridionale (attualmente in provincia di Viterbo), che fu la capitale di uno dei più antichi e potenti stati della confederazione etrusca.

Felice esito della vicenda: l’arte etrusca rubata torna a casa

L’indagine, condotta dal Nucleo Tutela Beni Culturali dei Carabinieri, era cominciata nel marzo 2014 e, di recente, ha avuto felice esito: i reperti, confiscati a Symes – già arrestato nel 2005 per traffico illecito di materiali antiquari – faranno presto ritorno in Italia. In tal modo, l’Italia potrà ri-appropriarsi di un importante tassello della propria storia e della propria cultura.

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