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Eroica Fenice

Allevi: è polemica sul suo inno bilingue

In occasione della presentazione del calendario di Serie A a Expo Milano 2015, Giovanni Allevi ha svelato in anteprima “O Generosa!”, l’inno da lui scritto e composto per il campionato di calcio italiano, da eseguire prima di tutte le partite, a partire dal suo esordio ufficiale in occasione della finale di Super Coppa Juventus-Lazio tenutasi a Shangai lo scorso 8 agosto. La realizzazione dell’inno, supervisionato dal latinista Franco Sanna, membro della Sodalitas Latina Mediolanensis e docente del Laboratorio di Multimedialità e Studi Letterari presso l’Università degli Studi di Milano, ha un testo metà in latino e metà in inglese e «nasce dal desiderio di unire due pilastri della cultura italiana che ci identificano nel mondo: l’amore per il calcio e la grande tradizione musicale»: così ha commentato il presidente della Lega Serie A Maurizio Beretta. «È un onore che un artista come Giovanni Allevi, compositore, pianista e direttore d’orchestra famoso in tutto il mondo, abbia sposato con grande entusiasmo il nostro progetto per la realizzazione del nuovo inno del campionato». Mentre il giovane compositore, dal canto suo, risponde: «Sono stato orgogliosissimo di poter comporre l’inno della Lega Serie A. Volevo mettere nelle note tutta questa energia, così che la positività potesse travolgere i tifosi. “O Generosa!” è un madrigale che ha voluto riprendere l’incitazione tipica dell’allenatore verso la sua squadra».

C’è da dire, però, che l’inno non convince tutti i tifosi e che a partire dallo svelamento del brano il pezzo è stato passato al setaccio degli internauti, dimostratisi non altrettanto “generosi”. A partire da Gene Gnocchi, che ha scritto su Twitter: «L’inno di Allevi ha messo d’accordo tutte le società: all’ingresso distribuiremo gratuitamente dei tappi per le orecchie»; Dino Pellegrini ribatte: «Stadi deserti in Serie A? Niente paura, con la nuova “O Generosa” di Allevi si riempiranno di fischi»; per Giuliana Guizzi «“O Generosa” è dedicata alle mogli degli arbitri»; Andrea Saronni è, invece, lapidario: «Io propongo il Daspo per Giovanni Allevi». C’è, poi, chi protesta sulla presunta cifra sborsata dai tutori del calcio italiano per avere l’inno, come chi ha scritto: «Prima di tagliare la spesa per la sanità avrebbero dovuto ascoltare l’inno di Allevi». Insomma, mentre Allevi musica il calcio, attorno al suo inno esplode la polemica. In effetti, a rappresentare uno dei pilastri della cultura italiana nel mondo è stato scelto un artista che, almeno in Italia, è avversato apertamente da tutto il gotha della musica classica, che bolla come mediocre la sua produzione musicale e legge come bluff i suoi atteggiamenti da genio incompreso: si ricordino le dichiarazioni a riguardo di Uto Ughi e la celebre diatriba sul jazz e il pianismo fra lui e Stefano Bollani. Riguardo agli ambienti della musica leggera, inoltre, si leggano le parole a lui dedicate dal suo concittadino e collega Saturnino nella propria autobiografia, “Testa di basso”.

Tuttavia, al di là delle critiche e del purtroppo “modaiolo” cyberbullismo, dietro il quale è estremamente pratico e vigliacco celarsi, per chi, in fondo, cerca nel calcio un po’ di bellezza sarebbe opportuno valicare la pur pomposa melodia del brano e convogliare ogni riflessione sul suo messaggio. Il testo, infatti, è l’invocazione di una forza nobile e pura, di cui deve essere detentore il campione di una disciplina sportiva. La nobiltà d’animo può, però, trascendere l’ambito agonistico e rivolgersi ad ogni aspetto dell’agire umano, assumendo valore universale. Oggi più che mai, ogni strato della società e del nostro essere è attraversato dall’incertezza; ma non per questo dobbiamo rinunciare a tendere ad un ideale di purezza interiore ed onestà, come il kantiano principio regolativo della massima realizzazione di sé. Essere vincitore, dunque, non è solo l’esito di una competizione sportiva, ma vuol dire essere campioni nella vita, nel cuore prima di tutto.

 -Allevi: il suo inno della Serie A fa discutere –