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Eroica Fenice

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Il documentario sulla vita di Amy Winehouse

Era il 23 Luglio 2011 quando un sabato pomeriggio viene ritrovato il corpo senza vita di Amy Winehouse, nella sua casa sita nel quartiere di Camden, a Londra. Giovane cantante dalla voce inimitabile, sorprendentemente black e jazz insieme, inconfondibile, il suo ricordo è sempre accompagnato dall’amarezza di quei 27 anni durati troppo poco, il successo di una carriera che le andava stretto, lei stessa più volte ha ricordato come non riusciva a reggere tanta fama, una celebrità che si è accresciuta ancora di più dopo la sua morte. Così le sue canzoni più famose sono diventate un cult, lei un mito osannato dai fan, tanto che a Luglio di quest’anno, a distanza di tre anni dalla sua scomparsa, arriverà sul grande schermo un documentario sulla sua vita, privata e pubblica, intitolato Amy.

Il film, che sarà in anteprima proiettato in Inghilterra, è diretto dal britannico Asif Kapadia (già regista di  Senna del 2010, che racconta la storia e la leggenda del famoso pilota di Formula 1) e riguarda, da un più profondo punto di vista, un volto inedito dell’artista, sviluppato attraverso le sue stesse parole e la sua stessa musica, filo conduttore del documentario. Semplicemente Amy è il titolo del film scelto  per sottolineare l’intima natura dalla cantante, quegli aspetti meno visibili e più nascosti, oscurati dal business della discografia internazionale, un sistema che la stessa artista cercava, maldestramente ed inconsapevolmente, di rifiutare, soffocata dai problemi con l’alcol e la droga, grazie alle quali Amy Winehouse provava a dimenticare il peso della notorietà.

Si avvicina al mondo della musica da subito, appena maggiorenne firma il suo primo contratto e l’anno successivo pubblica il suo album d’esordio. Ma è solo nel 2006 che ottiene riconoscimenti a livello mondiale con “Back to Black”, grazie anche alla hit song  e al primo singolo del disco Rehab, che le conferirà una vorticosa salita in classifica in brevissimo tempo, sia in Europa che negli Stati Uniti,  sulla vetta di una montagna scalata troppo in fretta. La storia di Amy Winehouse sembra essere  l’emblema di una stella cadente, il prologo di un destino che inizia a bruciare le tappe in un istante, il successo istantaneo e popolare di tante rock star che temono di non poter raggiungere di più, di non poter conquistare nient’altro se si ha avuto la fortuna di salire sul gradino più alto del mondo. Seguono tanti altri singoli e il secondo album, fino alla vittoria nel 2008 di ben cinque Grammy, sbaragliando qualsiasi altro artista e conquistando l’attenzione di tutti. Se sotto lo splendore della luce dei riflettori prosegue la carriera di cantante, la sua vita privata viene costellata non solo dall’abuso di droga e alcol, ma anche da vari problemi di salute, come bulimia ed anoressia, oltre al dolore per il divorzio con il marito.

Del documentario su Amy Winehouse per ora è stato rilasciato solo il teaser del trailer per non svelare interamente alcune novità postume sulla cantante (come il terzo album che non riuscì a pubblicare), ma soprattutto per permettere allo spettatore di comprendere appieno l’animo tormentato e sensibile dell’artista, il percorso personale che la portò alla morte, l’ennesima fine di una giovane promessa uccisa forse dalla paura del trionfo. Quella stessa conclusione a cui furono destinati  i geni della musica come Kurt Cobain, Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin. Tutti connotati in egual modo da un’estrema ribellione verso la realtà circostante e la consapevolezza velata di non essere abbastanza conformi, o forti, o adeguati,  per farne parte, l’amara certezza di essere diversi dagli altri e di non riuscire a conviverci.

– Il documentario sulla vita di Amy Winehouse –

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