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Eroica Fenice

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Archeogastronomia: le potenzialità di assaporare il passato

Oggi parliamo di archeogastronomia”, il binomio tra archeologia e cibo, che affonda le sue radici in studi scientifici e vede la collaborazione di intraprendenti professionisti, capaci di inventarsi nuove attività, dando all’archeologia la dimensione che le dovrebbe essere propria: quella della quotidianità. La sinergia tra archeologi, storici e cuochi mira a restituire filologicamente agli appassionati del mondo classico alcuni sapori, aromi ed odori che dovevano caratterizzare il ricettario antico. Da qui nasce una serie di studi, iniziative e progetti finalizzati a raccontare, attraverso il cibo, la storia dell’umanità; ecco, allora, che musei, parchi archeologici, ristoranti e club si trasformano in luoghi in cui riproporre percorsi gastronomici insoliti ed originali, che hanno il merito di raccontarci le radici delle nostre abitudini alimentari odierne. Eroica Fenice si è già occupata di due interessanti progetti al riguardo: l’Archeo-Hotel di Agrigento e la taverna “Caupona” di Pompei; ma non mancano altri interessanti iniziative in merito, come “Il Convivio” di Mussi Laura e il progetto “Archeo Cucina, già presenti nel contesto di Expo Milano 2015, con eventi di presentazione e degustazione dei propri prodotti.

L’archeogastronomia intende proporre ricette del mondo antico desunte dalle fonti

Lo studio delle fonti letterarie – come i ricettari dell’antichità, da Apicio a Columella –, le indagini sui resti organici, le analisi relative alle “paleodiete”, lo studio delle posate e delle stoviglie restituite dai contesti archeologici, l’osservazione delle colture, degli allevamenti, della lavorazione dei prodotti e della tradizione culinaria, possono oggi essere un valido aiuto per la lettura scientifica e filologica dell’archeogastronomia, finalizzata alla restituzione dei piatti e delle pietanze di cui ci è arrivata una testimonianza diretta dalle fonti, oppure indiziata dai resti. In un’attività di archeogastronomia, trovano realizzazione variegate ricette: il Libum, una focaccia a base di ricotta di pecora, farina di farro, uova e foglie di alloro; l’Epityrum, una sorta di paté di olive aromatizzate con aceto ed erbette; la cosiddetta “Cassata di Oplontis”, un dolce non attestato dalle fonti ma ricostruito grazie ad un affresco che lo raffigura, a base di frutta secca, latte, ricotta, miele e noci; il celeberrimo Rosatum, il vino di base aglianico profumato alla rosa, fiore tradizionalmente associato a Paestum. 

Le potenzialità turistiche dell’archeogastronomia in Italia

L’auspicio è che l’archeogastronomia trovi presto un proprio spazio all’interno delle istituzioni, per arricchire l’offerta museale, la didattica e la partecipazione dei visitatori ad un mondo fatto anche di sapori, odori e tradizioni culinarie. Simili iniziative consentirebbero di misurare concretamente le notevoli potenzialità che il turismo culturale ed archeologico può esprimere, quando si accompagna alla ricostruzione di aspetti della quotidianità degli antichi. L’informazione culturale ed il coinvolgimento passano, infatti, anche attraverso le attività di divulgazione ricostruttiva, di riproposizione del paesaggio originario, delle coltivazioni e delle produzioni, di restituzione delle atmosfere, degli aspetti quotidiani, degli odori, dei sapori, insomma, di tutti quegli elementi immediati e percettibili ai fini della diretta e non accademica comprensione del mondo anticoIn questo senso l’Italia costituisce un unicum, per le incredibili ed uniche potenzialità paesaggistiche, artigianali e culturali che le sono proprie; incentivare la nuova tipologia di approccio al passato garantita dall’archeogastronomia permetterebbe ai milioni di visitatori, che muovono l’economia del turismo archeologico, animati dalla continua ricerca di sensazioni che li calino in epoche lontane, di percepire il contesto classico anche attraverso l’olfatto ed il gusto. Del resto, la stragrande maggioranza di turisti che, da secoli, da ogni parte del mondo, raggiunge Pompei ed Ercolano, è spinta proprio dalla possibilità unica che i due siti offrono di comprendere più intimamente la vita degli antichi: è allora che, osservando gli dèi bianchi di marmo scendere dall’Olimpo lontano per farsi uomini, dissetarsi alle fontanelle di pietra e sfornare il pane, il turista si riappropria pienamente del passato, abbracciandolo in tutte le sue sfumature.